Cos’è L’Aquila oggi di Enrico Macioci

13 luglio 2010 at 18:32 (terremoto) (, , , , , , , , , , , , )

La testimonianza di chi L’Aquila la vive dall’interno. Ringraziamo NazioneIndiana per averci permesso di pubblicare anche qui.

Sono nato all’Aquila 35 anni fa, ho sempre vissuto all’Aquila, ero all’Aquila alle 3,32 del 6 aprile 2009, ero insieme all’oceano d’aquilani durante la manifestazione tenutasi all’Aquila il 16 giugno scorso (di cui quasi non s’è avuta notizia), ero insieme alle migliaia d’aquilani durante la manifestazione tenutasi a Roma il 7 luglio scorso (di cui per motivi non edificanti s’è avuta notizia), e sto scrivendo queste righe dall’Aquila, dove tuttora risiedo. Ciò credo mi legittimi a testimoniare in coscienza ciò che L’Aquila è divenuta nell’ultimo anno e mezzo.

Noi aquilani siamo stati gl’involontari – e sino ad ora almeno in parte inconsapevoli – protagonisti dell’apicale esplicitarsi della forza, dell’influenza e della capacità di distorsione che i massmedia hanno raggiunto in Italia. Un potere tanto più malefico quanto più subdolo, tanto più invincibile quanto più obliquo e, in definitiva, vile. Non posso definire in altro modo una divulgazione in larga parte scientemente mirata alla menzogna o, peggio ancora, all’uso strumentale del dramma. Un tradimento dei diritti non dirò già civili ma realmente e profondamente umani, e dunque un tradimento di tutti noi nella nostra integrità e nel nostro bisogno di giustizia e verità. Il travisamento più o meno clamoroso, da parte di non pochi organi informativi, della manifestazione romana del 7 luglio non è che l’ultimo tassello d’un puzzle che non saprei se chiamare diabolico o ridicolo – sempre che le due accezioni, superata una certa soglia, non si tocchino fino a combaciare.

Io c’ero il 7 luglio, ero a pochi metri dai poliziotti e dai carabinieri, mischiato ai miei concittadini, e nonostante abbia una coscienza lucida del Paese in cui vivo non ho potuto fare a meno d’amareggiarmi davanti a parecchi notiziari della sera e ad altrettanti giornali del mattino successivo. Mi sono sentito raggirato, ingannato e, se m’è consentito usare una parola forte, pugnalato. Come altrimenti dovrebbe reagire il libero cittadino d’una moderna democrazia se nel momento in cui manifesta i propri diritti alla vita la medesima democrazia fa finta di non intendere? Come deve reagire il libero cittadino d’una moderna democrazia se in questa democrazia non gli è consentito esporre le proprie urgenti necessità senza imbattersi in qualche corpo di guardia? Se il contatto con le autorità di tale moderna democrazia è sbarrato dai canali uditivi? Se la lontananza fisica è la regola cui sottoporre colui che ha qualcosa di pacifico ma fermo da obiettare? Mai come il 7 luglio scorso ho provato netta la sensazione d’una lontananza fatale fra l’individuo e l’autorità, d’uno iato doloroso fra noi in strada e loro dietro le persiane chiuse e irraggiungibili di Palazzo Chigi, Palazzo Grazioli e Palazzo Madama.

L’Aquila prima del sisma era una magnifica città che si reggeva su un’osmosi perfetta; il cuore pulsante della comunità era costituito dal centro storico, laddove si svolgeva il novantacinque per cento della vita sociale, laddove sorgevano gli esercizi commerciali, gli uffici, i bar, i ristoranti, le pizzerie, le trattorie, i pub, i gazebo, le piazze, i luoghi d’incontro, di svago, le manifestazioni culturali, il cinema, il teatro, le orchestre, laddove la gioventù del posto e quella universitaria trascorrevano il tempo libero così come le famiglie, i bambini, gli anziani. Questo centro era vasto; partendo dal parco del Castello Cinquecentesco si poteva camminare anche molto a lungo prima di sbucare fra i tigli della Villa Comunale oppure più giù ancora, sino allo sfogo d’erba e marmo della basilica di Santa Maria di Collemaggio e di Parco del Sole – e intanto attraversare il corso vecchio e quello nuovo, i Quattro Cantoni e i portici, e costeggiare Santa Maria Paganica e Piazza Palazzo, San Bernardino e Santa Giusta, Piazza Duomo e Costa Masciarelli, e poi gl’innumerevoli vicoli, gli angoli, i cortili, i campanili, le fontane, le piazzette, le chiese, i ritagli magici d’un tempo remoto giuntoci integro malgrado una storia travagliata.
Adesso è dato percorrere sia il corso vecchio che (da alcune settimane) quello nuovo, tramutatisi però in un budello lungo il quale le immagini dei fotografi, ferme a prima di quel 6 aprile 2009, sbiadiscono in un triste e metaforico addio, le vetrine sono cieche, i turisti armati di digitali e telecamere riprendono inesausti i brani sghembi della città in pezzi e gli aquilani, se li si incontra, li si sente parlare soltanto di prime e seconde case, zona rossa, mutui, appalti, permessi, documenti, affitti, autonome sistemazioni; e dove infine gli appelli della cittadinanza scritti su fogli volanti se ne stanno appesi alle transenne che circondano i ponteggi, simili a ergastolani con le dita fra le sbarre. Il resto? Tutto chiuso. Sepolto da milioni di tonnellate di macerie non ancora rimosse. Fradicio per il freddo e il caldo, il sole e la pioggia, la neve e l’afa. Tutto inchiavardato entro gigantesche assi d’acciaio. Incappucciato. Imprigionato. Impacchettato. Messo in sicurezza, così s’usa dire. Messo al sicuro.

Al cuore pulsante del centro storico rispondeva, in un contrappunto impeccabile per semplicità ed efficacia, la periferia; non particolarmente bella ma ordinata, non pulitissima ma dignitosa, non attraente ma tutt’altro che repellente; non minuscola ma nemmeno enorme, a misura d’uomo, tranquilla, screziata di verde, coi monti a sporgerle sopra come giganti benigni e curiosi. Ma ecco che lo svuotamento del centro storico s’è scagliato per l’appunto sulla periferia, tramutandola in quell’alveare confuso e alienante che sta diventando, che è già diventata; ecco il traffico impazzito, le code chilometriche, la dispersione dei servizi, le baracche sorgere ovunque (un’autentica epidemia di baracche) e ovunque strappare alla terra il metro quadro, il decimetro quadro pur d’affermare, in un malinteso e delirante rigurgito di vita: io ci sono. Mi trovate qua. Io sono qua.

E oltre questa nuova periferia – che intanto è divenuta centro – la periferia nuovissima, che poi è l’attuale vera periferia: c’è chi la chiama progetto case, chi moduli, chi (forse in maniera più appropriata) new town; consiste in diciannove nuclei lontani dalla città (ovvero dalla vecchia periferia divenuta centro) e l’uno dall’altro, privi di negozi e luoghi d’aggregazione, dove chi non ha la macchina si rimette agli orari degli autobus oppure si rassegna a trascorrere la giornata in un’abitazione non sua, fra gente che non conosce, ingannando il tempo come può un ospite coatto a scadenza indeterminata: un trapianto d’umanità in piena regola, che poteva e doveva essere mitigato nella quantità e accorciato nella durata. Dentro le new town vivono decine di migliaia di persone; ma laddove i numeri rappresentano per alcuni un vanto – l’intera società si va riducendo a numero, con quel che di gelido e feroce un concetto del genere implica – io vedo alcune incontestabili realtà: isolamento, alienazione, noia, depressione, rabbia, frustrazione, ansia, coazione, nevrosi. E’ chiaro che lo stupro urbanistico/geografico – per cui il centro è stato trasfuso in periferia e la periferia è stata trasfusa in un’ultra-periferia – comporta i suoi costi da un punto di vista squisitamente umano; una società non può prescindere dalla terra su cui si fonda, né dal metodo che durante i secoli ha elaborato per rapportarvisi; il coniuge, il migliore amico, i genitori, i parenti, i conoscenti, persino le facce vagamente note contribuiscono a impastare l’esistenza e la psiche di ciascuno di noi; e subito dopo ci sono i posti, il bar all’angolo, il panettiere, il barbiere di fiducia, il dentista, l’ottico, la tavola calda, la biblioteca dove si conobbe la tal persona, e la sala studio dove si conobbe la tal altra, e poi ancora il marciapiede dove si sono macinati chilometri e ore, la colonna dove ci s’appoggiava a fumare, e poi il portone, la banchina, il tratto di strada, il sampietrino, l’aria; anche i posti respirano, e l’aria d’un posto non è mai uguale all’aria d’un altro posto, né tanto meno all’aria di quel medesimo posto violentato, squarciato e poi trasferito, portato via di peso.

Un ultimo concetto mi preme sottolineare, mentre il Governo sta decidendo se ripristinare le tasse a carico degli aquilani al cento per cento già da adesso, e mentre il Capo di questo Governo continua a ribadire che all’Aquila è stato compiuto un miracolo mai avvenuto nella storia dei disastri naturali, che il peggio è alle spalle e le cose volgono al sereno, e mentre l’opposizione non sa far di meglio che tenere dietro al Capo di questo Governo sul medesimo terreno inconcludente, relativista e parolaio: il concetto di futuro. In una società globalizzata che corre sempre più veloce – anche se non per forza sempre più avanti – dove il lavoro si fa mobile e rapido e sommamente incerto e le relazioni si liquidano e polverizzano, mi rendo conto che una pretesa di futuro possa apparire quasi patetica. Per un esecutivo che innalza a proprio vessillo la bandiera dell’agire, il feticcio ambiguo ma ideologicamente robusto dell’efficacia questi sono concetti fumosi, addirittura fastidiosi; una specie di starnuto nel bel mezzo d’un devoto silenzio.
Qualche onorevole ha affermato in Parlamento che dovrebbero essere loro, i politici, a venire a protestare all’Aquila, dopo tutto quello che hanno fatto per noi e di cui noi non ci siamo nemmeno accorti. E’ sin troppo chiaro che chi parla così ragiona, ancora una volta, per numeri; ma i numeri al contrario di quel che si pensa sono corruttibili, è facile e comodo portarli dalla propria parte con un po’ di retorica, di faccia tosta e d’incoscienza. I numeri sono opinabili, specie quando figurano in mano a chi ce li fornisce. I numeri, in bocca a chi detiene il potere, possono benissimo tramutarsi in capricci. Allora io torno al concetto di futuro perché si tratta d’un concetto non monetizzabile né passibile di sondaggi, perché l’essere umano si nutre di futuro, perché l’essere umano deve poter dire a se stesso in ogni momento d’ogni santo giorno: domani farò questo, dopodomani tenterò quest’altro. Senza che tali auspici significhino un’automatica garanzia di successo, ma con la ragionevole speranza di poterli almeno declinare, di poterli pensare, d’averne il diritto.

All’Aquila il futuro non esiste più; al suo posto c’è un caos di burocrazia, imprecazioni, proteste, risentimenti e confusione. Le vecchie generazioni, sgomente e piombate in un brutto sogno difficile persino da raccontare, in un incubo appiccicoso e fangoso che nessuna parola e nessuna promessa può più lavar via, si rifugiano nel passato e paiono svanire come fantasmi; le nuove temono di dover cercare nella fuga una nuova possibilità che non le falci a mezzo; le nuovissime sbandano tra una difficile situazione scolastica e relazionale e una lunghissima fila di bar tirati su furiosamente lungo Via della Croce Rossa, una delle principali arterie di traffico diurno e notturno, piena di fari e fumo e clacson. Ci stiamo abituando a convivere con l’indistinto, il nebuloso, il si vedrà, il magari, il chissà; stiamo divenendo ontologicamente insicuri; noi siamo, nell’epoca del precariato, i precari per eccellenza; e la nostra colpa è misurabile al ragguardevole grado di 6,3 della scala Richter. Una società cosiddetta civile, una moderna democrazia ci sta spingendo sull’orlo d’un baratro esistenziale: non sapere non soltanto cosa sarà di noi ma neppure come, o perché, o per chi, o quando, o se. Perfino il Gran Sasso lassù mi pare che frema, al di sopra dei boschi, quando a sera scende il sole.

Annunci

Permalink Lascia un commento

#ViolenceInRome episodio 4

13 luglio 2010 at 08:49 (terremoto) (, , , , , , , , , , )

Cerrchiamo di capire chi sta spingendo chi…

“Spiccate denunce nei confonti di due partecipanti alla manifestazione a Roma del 7 Luglio.Si tratta di E.M. 39 anni(promotore) e di G.C. 26 anni, romano. Nei filmati del simpatico omino della Digos che ci riprendeva dalla camionetta risulterebbero altri 22 romani appartenenti a centri sociali”

Fatemi capire… quindi sti Aquilani sarebbero pure dei cretini, che oltre che cornuti e mazziati, si assumono anche responsabilità non loro?

Ma la dignità voi della Polizia dove l’avete persa? Pensate che ci sia ancora qualcuno che non conosce il metodo “Cossiga”?

Permalink Lascia un commento

#ViolenceInRome episodio 3

11 luglio 2010 at 17:12 (terremoto) (, , , , , , , , )

Riportiamo la lettera inviata dagli Aquilani al Ministro Maroni.

LETTERA DEGLI AQUILANI AL MINISTRO MARONI
L’Aquila – Assemblea Cittadina – 11 luglio 2010

Signor Ministro,

abbiamo letto le Sue dichiarazioni riguardo la richiesta di indagine per verificare i fatti accaduti durante la manifestazione degli aquilani a Roma del 7 luglio scorso. Chi Le scrive è l’assemblea dei cittadini del presidio di Piazza Duomo, promotrice di quella manifestazione. La presente è per portare alla Sua conoscenza degli elementi in grado di aiutare lo svolgimento dell’inchiesta.

Abbiamo sentito il capo della Digos di Roma, il Questore di Roma e anche il capo della Polizia, dott. Manganelli, evocare la presenza di elementi esterni a noi estranei che avrebbero agito da agenti provocatori. La informiamo che di quel che è accaduto gli unici responsabili siamo noi, cittadini aquilani, madri, padri, figlie e figli. Di questo CI ASSUMIAMO TUTTI UNITI PIENA E UNICA RESPONSABILITA’. Tutto il resto sono delle assolute falsità.

Riteniamo nostro diritto far sentire la nostra voce pacificamente nei palazzi dove si vuol negare il futuro alla nostra terra e ai nostri figli. Questo diritto lo difendiamo, siamo determinati e uniti, senza mai retrocedere, con i nostri Sindaci e i nostri gonfaloni, sempre con le mani alzate, con i volti ben visibili e armati solamente della bandiera neroverde della nostra città (tutte rigorosamente con asta di plastica leggera). Tutti i filmati possono testimoniarlo.

Noi non abbiamo nulla da nascondere. Sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario. I dirigenti del suo Ministero che affermano il contrario, a cominciare dal dott. Manganelli, o sono male informati o, molto probabilmente, agitano inesistenti spettri per coprire i propri errori. In entrambi i casi riteniamo che incarichi così delicati non possano essere più ricoperti da persone che mentono per coprire le proprie responsabilità screditando le Istituzioni che rappresentano.

Per questo Le chiediamo di procedere alla loro immediata sostituzione.

Siamo a Sua completa disposizione, se riterrà utile ascoltarci nell’ambito dell’inchiesta che ci auguriamo sia rapida e approfondita. Rileviamo comunque che l’attenzione data dal governo – e conseguentemente da molti mezzi di informazione – agli incidenti e alle presunte provocazioni, rappresenti solo uno spostamento dell’attenzione rispetto ai problemi e alle richieste di cui i cittadini manifestanti erano portatori: cioè il loro SOS Ricostruzione (che significa Sospensione delle tasse, Occupazione, Sostegno all’economia), e soprattutto la necessità di una legge organica sul terremoto che stabilisca tempi e finanziamenti certi e che possa consentire di riprogettate il futuro del territorio. Tutti problemi sui quali nessuna risposta è stata data dal governo.

Dal tendone di Piazza Duomo, i cittadini dell’Assemblea le porgono
Distinti Saluti

Vi preghiamo di diffonderla.

Permalink Lascia un commento

#ViolenceInRome episodio 2 – Gli Sciacalli

8 luglio 2010 at 09:10 (terremoto) (, , , , , , , , , )

Il Giornale è un giornale che non dovrebbe aver diritto di esistere. Non perchè scrive “contro” tutti coloro che si lamentano di questo governo, ma semplicemente perchè mente. Mente a 360° su ogni cosa e, così facendo, forma persone che poi si permettono di scrivere questa merda.





Ringrazio Il Nichilista per aver avuto la pazienza di raccogliere questi commenti.

A queste persone indegne aggiungo il commento dell’Onorevole (onorevole? ma vogliamo ridare il giusto significato alle parole?) Giovanardi:
“Quando vedo il sindaco dell’Aquila Cialente e l’ex presidente della provincia Pezzopane, ambedue esponenti politici del PD, in giro per Roma alla testa dei manifestanti contro il Governo, mi corre l’obbligo di ricordare che da 13 mesi,aspetto dagli amministratori locali le indicazioni di come spendere 12 milioni di euro stanziati nel maggio 2009 dal Dipartimento Famiglia per strutture per bambini, anziani, famiglie in difficoltà”. Così Carlo Giovanardi (Pdl) che aggiunge: “Se i suddetti capopopolo se ne stessero all’Aquila a lavorare per la ricostruzione, sicuramente non dovremmo registrare questi vergognosi incredibili ritardi per la realizzazione di strutture che per loro responsabilità sono ancora al palo”

E non aggiungo altro, che questi si qualificano da soli, senza bisogno di sprecare parole.

Edit: riporto anche le prime pagine de il giornale e libero… anche queste senza bisogno di commento

Permalink 4 commenti

#ViolenceInRome

7 luglio 2010 at 14:40 (terremoto) (, , , , , , , )

#ViolenceInRome è il tag che oggi sul web permette di rintracciare, sui social network, immagini e commenti su ciò che sta accadendo in queste ore a Roma.

Oggi, 7 luglio, gli Aquilani sono stati attaccati dalla polizia, in tenuta antisommossa, mentre cercavano di sfilare in corteo da piazza Venezia a Montecitorio a Roma. La manifestazione era programmata, organizzata e, soprattutto, AUTORIZZATA.

Il TG1 di scodinzolini (perdonate la minuscola, ma non riusciamo proprio a vederlo come persona) manda in onda un servizio e il giornalista liquida la vicenda così: “Tafferugli e spintoni, ma nessuno è riuscito a superare la barriera delle forze dell’ordine schierate in assetto antisommossa. Una ragazza ha lamentato di essere stata colpita accidentalmente al volto.”

Il TG2 non parla nemmeno dell’accaduto.

Parole in diretta dalla manifestazione: “Hanno picchiato a manganellate i nostri ragazzi, hanno caricato i nostri gonfaloni, le nostre insegne pacifiche e le nostre mani nude. Ho visto teste rotte sanguinare davanti a me. È una vergogna. Voi fate girare. Hanno picchiato i terremotati inermi.”

Noi chiediamo scusa. Chiediamo scusa perchè non siamo in grado di diffondere i fatti come vorremmo. Chiediamo a tutti quelli che ci leggono di diffondere la notizia sui loro blog, sui lo profili nei social network e di parlare con quanta più gente possibile di questa, ennesima, barbarie nei confronti del popolo Aquilano.

Noi senza parole e con le lacrime agli occhi…”

Permalink 9 commenti

Giovedì, 7 luglio 2010

30 giugno 2010 at 10:59 (terremoto) (, , , , , , , , , , )

Riportiamo L’appello del comitato 3,32.

Il 7 luglio, in occasione del voto sulla manovra, L’Aquila invaderà Roma. In questa occasione abbiamo bisogno di solidarietà vera. Quel tipo di solidarietà che non è fatta di carità e pietismo, ma di condivisione reale dei nostri problemi. Vorremmo avervi al nostro fianco tutte e tutti, con i colori nero-verdi che sono stati dati alla nostra città dopo il terremoto del 1703 (nero come il lutto, verde come la speranza di rinascita) perché il 7 luglio è il momento per urlare IO STO CON L’AQUILA! Appuntamento ore 10.00 Piazza Venezia – Roma

Ci si chiede di tornare a pagare le tasse, i mutui, le imposte dal 1° luglio 2010 e a restituire tutti i contributi che sono stati ad oggi sospesi in tempi brevissimi ed in modalità non chiare. Ad oggi è per noi semplicemente impossibile far fronte a questa richiesta. Perché nel nostro territorio ci sono 16.000 persone che hanno perso o stanno perdendo il lavoro, e di questi migliaia sono cassaintegrati; Perché nulla è stato pensato o fatto dal governo e dalle varie strutture commissariali per favorire il rilancio dell’economia se escludiamo il ridicolo contributo di 800 euro per tre mesi erogato ai commercianti e agli artigiani, insufficiente perfino per pagare i debiti con i fornitori. Non stiamo chiedendo particolari privilegi ma semplici diritti. Dopo il terremoto che ha colpito l’Umbria e le Marche le popolazioni terremotate hanno restituito le imposte sospese dopo 12 anni e solo al 40%. Stiamo chiedendo una legge organica che stabilisca fondi e tempi certi per affrontare la ricostruzione. La popolazione già a giugno 2009 sapeva, quando ha contestato il decreto Abruzzo, che i fondi finora stanziati erano totalmente insufficienti. Ora anche le istituzioni locali ci vengono a dire che sono esauriti i fondi anche per coprire l’emergenza che non è ancora finita (come i soldi per gli alberghi dove sono costretti ancora in migliaia di aquilani, per il contributo di autonoma sistemazione di cui l’erogazione è ferma a gennaio o per la ristrutturazione degli immobili lievemente danneggiati). Vogliamo uscire dalla continua incertezza dettata dal sistema delle ordinanze e delle proroghe all’ultimo minuto, vogliamo ricostruire e crediamo che questa non possa essere una battaglia solo di questo territorio. E’ una lotta che ci riguarda tutti. L’aquila e i borghi colpiti sono di tutte le italiane e di tutti gli italiani, patrimonio collettivo del paese che non può permettersi di perderlo per abbandono o spopolamento. Ci riguarda tutti perché il Modello L’Aquila è un tentativo di annullare la solidarietà, primo sintomo di un federalismo dell’egoismo che non possiamo permettere diventi prassi nel nostro paese.

3e32

Permalink 1 commento

Orgoglio Aquilano

25 giugno 2010 at 08:59 (terremoto) (, , , , , , , , )

Gli Aquilani invadono Roma. Era ora.
Ieri 2 distinte manifestazioni nella Capitale; da un lato gli amministratori dal Sindaco Cialente a tutti i consiglieri di maggioranza e opposizione che spostano a piazza navona il consiglio comunale. riporto qui l’articolo apparso su Il Fatto:

L’idea è venuta nella tenda di piazza Duomo, l’unico tetto rimasto a coprire il ventre aperto dell’Aquila. “Roma non si fa più viva? Andiamo là noi”. Consiglio comunale a piazza Navona. Davanti al Senato, uno dei palazzi che non ha più tempo per loro. Ci sono i consiglieri comunali di entrambi gli schieramenti, gli assessori, il sindaco della città e dei comuni vicini, il presidente della Provincia. E i cittadini. Sperano di essere ricevuti almeno da qualcuno di quei politici che, passata la campagna elettorale, in Abruzzo non ci vanno più nemmeno per le passerelle. Da ieri, l’Aquila è in stato di agitazione permanente. Ci rimarrà finchè non avrà ottenuto risposta a due richieste: l’istituzione di una tassa di scopo finalizzata a ricostruire il centro storico e la sospensione delle tasse. Per il ministro Tremonti, infatti, dal 1 luglio gli aquilani avrebbero già dovuto ricominciare a contribuire alle finanze pubbliche. Ieri è passato un emendamento che rinvia la “t e go l a ” al primo gennaio. “Sembra uno di quei film americani – dice il sindaco Massimo Cialente – in cui la corte federale rinvia di sei mesi un’esecuzione capitale”. Un’elemosina, ben diversa da quello che è successo con i terremoti in Umbria, nelle Marche, in Molise, perfino meno dell’alluvione di Alessandria: là, le tasse le hanno restituite al 40 per cento in dodici anni. Qui – in una città dove ci sono ancora 32mila sfollati e almeno 800 attività senza sede – il governo le rivorrebbe al 100 per cento entro il 2015. Lo dice chiaro il sindaco Cialente: “Non siamo qui per sensibil i z z a re ”. Sono qui per fare domande, perché non ci stanno a far passare l’idea “che all’Aquila è tutto risolto, che ci siamo pure divertiti perché sono venuti i cantanti, che siamo un popolo di ingrati”. Le risposte le vogliono da quel premier che “all’ini – zio veniva un giorno sì e un giorno no”. E adesso è sparito. “Non capisco perchè ci debba ancora rispondere la Protezione civile quando la dialettica è tra enti locali e governo: questa è la fisiologia di un Paese normale”. Mentre le istituzioni provano a ristabilire la normalità, i cittadini si sentono “partigiani del Terzo Millennio”. Torneranno a Roma a manifestare anche il 6 luglio. Non hanno più voglia di “fare finta di essere normali, di continuare a vivere come se nulla fosse”. Sono stanchi, ma per fortuna hanno ancora un po’ di voglia di scherzare. “Ane – mone pensaci tu”, recita un cartello. “Va bene tutto ma non ce remannete Bertolaso”, dice un altro. Poi, mentre il loro sindaco dall’aula consiliare allestita in piazza Navona attacca il governo e la Protezione civile, lo spronano: “Bravo, mena”. Mentre racconta che le casse del Comune sono vuote, urlano: “Dillo!” La politica ieri in piazza Navona c’era: il senatore Idv Stefano Pedica armato di carriola carica dei mattoni della cricca, i Radicali che annunciano una trasferta aquilana dal 2 al 4 luglio, la capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro, Franco Marini e molti senatori e deputati, quasi tutti di origine abruzzese. C’è anche il senatore Piccone, che in Abruzzo – oltre ad aver fornito opere, tramite la sua impresa edile, per la realizzazione della new town – fa il coordinatore del Pdl. Gli aquilani lo contestano, non lo lasciano parlare. Lui se ne va inferocito, accusando il sindaco Cialente di essere “un incapace”. A calmare gli animi ci pensa Giovanni Lolli, deputato Pd, aquilano: “L’unità che abbiamo conquistato è l’arma più importante che abbiamo, non facciamocela togliere da nessuno”. L’unità è quella che si è vista il 16 giugno quando a manifestare per le strade dell’Aquila c’erano tutti, destra e sinistra. “Non possono più attaccare le carriole, gli ingrati di sinistra – dice Mattia, 27 anni, del comitato 3e32 – ora c’è un’identità di vedute, chiediamo le stesse cose”. Ma sarà vera tutta questa unità? Qualcuno “a guardia del barile” è rimasto. Là nel cratere, c’è ancora chi va dicendo che il governo si è comportato bene. “Ma sono come gli ultimi dei mohicani – dice il sindaco Cialente – E noi li stiamo addirittura tutelando, come facciamo nel Parco nazionale con gli animali in via d’estinzione”. Il titolo di capo tribù, per il momento, se l’è conquistato il direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Sulla manifestazione del 16 giugno – 20mila persone in piazza, un’autostrada bloccata – non ha detto una parola. Ieri gli aquilani sono andati anche sotto la Rai, a protestare contro “la vergogna dell’informazione di questo Paese”. C’era anche la signora Mimma, che all’Aquila c’è nata, ma da cinquant’anni vive a Roma. Ora quando va a trovare i suoi parenti, fa la caccia al tesoro: “Chi sulla costa, chi in una casa in affitto, chi dall’altra parte. Sono tutti dispersi”. Il Tg1 non lo sa. O meglio, lo sa e non lo dice. Quando un consigliere di amministrazione Rai, Rodolfo De Laurentiis invita una delegazione a salire a viale Mazzini, gli aquilani rispondono che sono le telecamere della Rai che devono andare a l’Aquila, non il contrario. Non è difficile, lo dice anche la signora Mimma: “Da Roma, ci vuole un’ora e un quarto”;
“Il Fatto Quotidiano Venerdì 25 giugno 2010 – Anno 2 – n° 174 pagina 10”

dall’altra i comuni cittadini che protestano sotto la sede RAI di viale mazzini, contro quella televione pubblica che oscura il loro dramma, contro quel Bruno Vespa, Aquilano, che continua a fregarsene della sua città e a riempire di bugie le case degli Italiani.

Diffondete… l’emergenza non è finita, il dramma si consuma ogni giorno.

Permalink Lascia un commento

Senza pudore. Senza vergogna.

20 marzo 2010 at 10:46 (terremoto) (, , , , , , , )

Denis Verdini, coordinatore PdL in Abruzzo, chinandosi davanti al suo capo, chiama a raccolta gli Abruzzesi per la manifestazione odierna del suo partito, in piazza San Giovanni a Roma.

“Gli abbiamo dato le case, non posso credere che gli abruzzesi beneficiati non vengano in piazza a San Giovanni“

“Trovo che avete difficoltà a raggiungere l’obiettivo fissato di 50 pullman per l’Abruzzo”. Non va. “Un gruppo così folto di deputati, senatori e consiglieri regionali” deve quantomeno andare “nei quartieri ricostruiti dove sono state consegnate le case a 40 mila persone, con un semplice megafono, reclamizzando la manifestazione romana e sollecitando quelle persone a ringraziare Berlusconi venendo in piazza San Giovanni”, perché il governo ha fatto per l’Abruzzo “qualcosa che non è mai stato fatto nella storia del paese”.

Terremoto09 ha poco da dire rispetto a queste parole, a parte…

VERGOGNATEVI!

Un discorso in perfetto stile mafioso, noi vi diamo così poi voi date a noi. E diamine, almeno citate dei dati corretti, che voi 40.000 persone in casa ve le sognate… un discorso degno di Totò Riina, complimenti vivissimi per aver dimostrato, ancora una volta, di che pasta siete fatti.

Noi vogliamo solo farvi presente che non avete fatto altro che il vostro dovere e, tra le altre cose, lo avete fatto pure male, come si può capire scorrendo le pagine di questo blog.

Ci chiediamo se anche agli Aquilani saranno offerti pullman gratuiti, pernottamenti, 100 euro per indossare la maglietta “Meno male che Silvio c’è”, o se, ancora una volta, saranno Italiani di serie B e avranno solo il passaggio gratis fino a Roma.

Nel caso in cui voleste comunque approfittare del passaggio gratis, vi ricordiamo che Roma è una città meravigliosa per un giro turistico e, se proprio volete manifestare, oggi c’è anche il corteo per l’acqua libera, che, a noi, pare un’iniziativa migliore.

Permalink Lascia un commento