“Tutti hanno una casa”

10 aprile 2011 at 20:33 (terremoto) (, , , , , , , , , , )

Veniamo a conoscenza, tramite un articolo di Giornalettismo, dell’ennesima sparata di chi parla, nella migliore delle ipotesi, facendo sfoggio della peggiore ignoranza: Aldo Forbice, nella trasmissione Zapping di Radio Uno, raccoglie lo sfogo di un terremotato dell’Irpinia, e da lì si innesca la sua riflessione.

Riporto la parte significativa della conversazione, che si può trovare qui:

Ascoltatore: “Si tratta solo di una cosa, noto una certa irriconoscenza da parte degli aquilani e dei terremotati del Friuli, in quanto che loro hanno avuto a differenza di noi, […] molti amici miei sono rimasti in delle topaie, dico topaie, container, per quasi venti anni. Ecco, noto questa grande differenza fra come sono stati aiutati loro, e in più a ogni piè sospinto Cialente il sindaco e altri politici poi protestano dopo aver avuto anche la cartaigienica nei gabinetti.”
Qui Forbice lo interrompe, e commenta: “Io penso che per la questione del terremoto ci siano state un po di strumentalizzazioni politiche. E’ vero quel che dice il nostro ascoltatore, tutti hanno avuto la casa dopo 3-4 mesi, chi non ha avuto la casa, pochissimi, sono ancora in albergo: le case ce le hanno. Certo il centro storico di un’antichissima città non si può pensare di ricostruirlo in pochi mesi e tantomeno in due anni, anche perchè i fondi ci sono, contrariamente a quanto si dice, però non si riescono a spendere facilmente per una città antica come quella, ci vorrà del tempo, e di questo dovremmo essere consapevoli tutti perchè le proteste con le carriole o di altro tipo sono solo operazioni strumentalizzate politicamente ma che poi non servono a nulla.”

Insomma, si inizia con la “guerra fra poveri”, propugnata da chi parla senza sapere nulla dell’argomento, per poi finire con una serie di constatazioni che di oggettivo hanno ben poco. Potremmo proporre a Forbice di venire a fare un giro dell’aquilano con noi, per mostrargli che ci sono ancora migliaia di persone che abitano in roulotte, camion riadattati e pollai da cui hanno sfrattato le galline… magari la prossima volta ci pensa due volte prima di aprire bocca.

Ricordiamo, ancora una volta, i numeri, che parlano da soli: su 79000 sfollati, solo 15000 vivono nelle C.A.S.E. e meno di 5000 nei M.A.P. E gli altri? Si arrangiano…

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Nausea

26 febbraio 2010 at 12:19 (terremoto) (, , , , , , , )

Inchiesta sul G8.

Leggo questo articolo de L’Espresso con un vago senso di nausea, nemmeno troppo vago a dire il vero. Sapevamo tutti dell’inutilità, intrinseca, di questo vertice e, allo stesso modo, chi era sul posto ha avuto modo di vedere tanto, troppo spreco di soldi, uomini e mezzi. Malgrado questo le cifre ci erano ignote e, oggi, non lo sono più, almeno quelle in “chiaro”.

Non starò a copiare i dati pubblicati, vi prego però di leggere con attenzione l’articolo, tutte le 3 pagine, anche se avvertirete nausea come ho io ora. Mi limiterò ad esporre un paio di dati che L’Espresso non cita.

512.000.000 spesi per un G8 di 3 giorni che ha coinvolto quante persone? 2000? 3000?
770.000.000 spesi per L’intero progetto c.a.s.e. in un terremoto che ha messo in ginocchio 80.000 persone.

Non credo ci sia altro da aggiungere se non una sola parola:

VERGOGNATEVI!

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0re 3,32

16 febbraio 2010 at 00:31 (terremoto) (, , , , , )

Noi non ridevamo.

e non ridiamo nemmeno ora.

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Piccole, continue, manipolazioni della realtà

18 novembre 2009 at 18:11 (terremoto) (, , , , , )

Ieri pomeriggio ho notato questa notizia flash nella home di Repubblica:

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Una grossa incongruenza salta subito all’occhio. A L’Aquila NON si sta ricostruendo, si sta costruendo, che è una cosa ben diversa. Nulla di ciò che è stato danneggiato dal terremoto è ancora stato rimesso in piedi.

Ho deciso di andare a verificare personalmente ciò che dice l’articolo del New York Times citato, e questo è ciò che ho trovato e tradotto (la versione originale si trova qui). Potete verificare personalmente ciò che riporto, se masticate l’inglese. La frase riportata dalle agenzie italiane c’è e l’ho evidenziata in grassetto, ma è seguita da una serie di considerazioni di tenore ben diverso.

[…]

Il governo ha costruito centinaia di nuovi appartamenti in tempi record rispetto alle risposte date ad altri disastri del passato in Italia. Oggi 5.400 persone vivono in nuovi alloggi, numero destinato a salire a 17.000 a gennaio secondo le stime della Protezione Civile.

Tuttavia i problemi sono assai più profondi. Il terremoto ha distrutto l’economia della regione. Migliaia di imprese sono chiuse. Quasi un quarto degli 80.000 residenti de L’Aquila riceve i sussidi di disoccupazione governativi, comunicano i funzionari, mentre più di 20.000 sono sparsi per la regione in sistemazioni provvisorie, tra questi 13.000 negli alberghi e 8.000 in case sulla costa adriatica. Alcuni vivono nelle proprie seconde case.

L’università de L’Aquila, un pilastro dell’economia locale, ha perlopiù riaperto i battenti, ma i suoi 28.000 studenti hanno perso la loro città universitaria. Senza alcun centro storico o base economica, gli esperti avvertono sul rischio di una depopolazione radicale. “Sto combattendo per far si che le persone non lascino definitivamente L’Aquila”, dice Stefania Pezzopane, la presidente della provincia.

In condizioni ancora peggiori sono i quasi 800 sfollati che vivono in sistemazioni di fortuna. [nota: a noi risultano essere di più].

[…]

La basilica [nota: Santa Maria di Collemaggio] è uno dei 45 monumenti per i quali il governo italiano sta raccogliendo fondi per il restauro, molt sono nel centro storico de L’Aquila, le cui innumerevoli rovine sono sorvegliate dalla polizia e chiuse al pubblico. Il dibattito su come ristrutture la città, una volta pittoresca, è intenso, e gli esperti stimano che ci vorranno anni per decidere come procedere.

[…]

A voi le conclusioni.

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L’Aquila è morta

18 novembre 2009 at 08:14 (terremoto) (, , , )

Sono tornata in centro a L’Aquila. Ho scattato numerose foto e ho deciso di pubblicarne alcune qui, non per fare turismo sulle macerie, ma per dimostrarvi che, negli ultimi sette mesi, poco o nulla è cambiato. Oltre a ciò che ho visto, devo ammetterlo, la cosa che più mi ha sconvolta è stata la conversazione con un capitano dell’esercito, conosciuto sul posto, che mi ha fornito alcuni dati ed alcuni spunti di riflessione.

All’indomani del terremoto del 6 aprile fu chiamata una commissione di esperti per valutare i danni e fornire stime certe su tempistiche e spese per il recupero della città. Attenzione: stiamo parlando del solo centro storico de L’Aquila.

La stima dice 50.000.000.000 di euro e 20 anni di lavoro.

Leggiamo quel numero: 50 miliardi di euro. In lire sarebbero 96.813.500.000.000. Riuscite a leggerlo? Sono 96 mila 813 miliardi e 500 milioni di lire. Nel decreto Abruzzo il Governo ha previsto lo stanziamento di 5,8 miliardi di euro (questo si riesce a leggerlo senza sforzo), spalmati da ora al 2032… il 10% della cifra che servirebbe, finanziata con i Gratta e Vinci.

Tutti questi calcoli per dire cosa? Che non c’è nessuna possibilità di ricostruire la città com’era, anche se esistesse una volontà di farlo che sembra spesso mancare. Non ci sono soldi nemmeno per ricostruire in parte, alla luce di questa stima. Non esiste alcuna volontà di mettere le mani sul centro de L’Aquila.

Il dato dei 20 anni è altrettanto conclusivo. Quale città al mondo potrebbe resistere 20 anni in attesa di essere rimessa in piedi? Tempo fa dissi, sperando non fosse vero e lanciando una provocazione, “L’Aquila è la nuova Pompei”, e purtroppo avevo azzeccato la previsione…

Due cose saltano immediatamente agli occhi guardando queste immagini: la città deserta, nessun civile, solo qualche pattuglia di polizia o militari. Un senso di abbandono devastante che, unito al silenzio che c’era, ti fa pensare di essere in una città fantasma. Ci sono le impalcature… tante, ovunque. Ho chiesto se fossero state messe per poi tentare, in primavera, il recupero degli edifici. Mi è stato risposto che quelli sono gli edifici da abbattere, sono tamponature che servono a far sì che non crollino palazzi in testa alle pattuglie antisciacallaggio.

E come si può intuire dalle foto, di palazzi troppo malridotti ce ne sono tantissimi. Vista così, L’Aquila è già morta.

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C.A.S.E.

2 ottobre 2009 at 18:35 (terremoto) (, , , , )

In questo post vorremmo parlare del progetto C.A.S.E. da un punto di vista diverso. Abbiamo già detto che snaturano completamente l’architettura de L’Aquila e che disgregano la comunità. Adesso andiamo oltre…

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L’intero progetto si basa su un sistema progettato dall’Eucentre di Pavia, un pull d’eccellenza costituito dall’Università di Pavia e della Protezione Civile. E’ un sistema che, però, non è mai stato impiegato a questi livelli in precedenza, e già questo dovrebbe stimolarci a pensare. Si tratta di un sistema di isolatori sismici a pendolo, che necessita di collaudi e test estremamente approfonditi, e vi sono dei dubbi che tali test siano stati eseguiti in modo accurato. Questo sistema viene impiegato per una costruzione massiccia in un luogo dove si è avuto un sisma di grado 6.3 e dove la terra continua a tremare. Circa 15.000 persone verranno dunque alloggiate in 4200 appartamenti, sopra ad un qualcosa che pare non essere stato collaudato a dovere. Certo, è scontato, noi ci auguriamo che questo sia un progetto solido e che funzioni alla grande, ma appunto ce lo auguriamo, non lo sappiamo con certezza.

Di certo fa venire qualche sospetto che il direttore dei lavori nel cantiere C.A.S.E. di Cese di Preturo sia anche il direttore dell’EUCENTRE, in pratica chi dovrebbe controllare i lavori e chi dovrebbe essere controllato è la stessa persona, l’ing. Gian Michele Calvi.

A questo proposito vi consigliamo la visione dell’inchiesta di Rai News 24, che tratta e approfondisce l’argomento in modo serio. Non è rassicurante, ma parla gente competente sull’argomento.

In Giappone, ad esempio, si costruiscono palazzi di oltre venti piani con criteri antisismici collaudati e con costi decisamente inferiori. Non vogliamo nemmeno dire che si dovevano costruire palazzi di venti piani invece di questi orrori di soli tre piani, vogliamo solo far presente che le tecnologie sicure e collaudate ci sono già.

Intanto siamo giunti al 3 ottobre e le tendopoli sono ancora aperte: a voler pensar male, che spesso ci si azzecca, la scossa di grado 4.1 di pochi giorni fa potrebbe essere stata utile a ritardare gli ingressi delle persone spaventate nelle case. Bertolaso stesso ha detto che le tendopoli resteranno aperte più del previsto per questo… e così avranno più tempo per completare i lavori delle C.A.S.E. ovviamente.

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P.S. Berlusconi vuole usare questo modello di costruzione, “anche per le case di giovani coppie in altre città d’Italia”. Mi sembra davvero ottima l’idea di costruire casermoni dal costo folle, invece di fare interventi mirati sul mercato immobiliare e lavorativo.

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