Due anni

6 aprile 2011 at 13:51 (terremoto) (, , , , , , )

Solo un’immagine, che ci giunge da L’Aquila.

Noi non dimentichiamo.

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La farsa continua: falsa terremotata a Forum

27 marzo 2011 at 10:45 (terremoto) (, , , , , , , , , , )

A quasi due anni di distanza dal terremoto continua ad esserci profonda disinformazione e distorsione delle ormai poche notizie che arrivano sulla situazione del territorio aquilano.

L’ultima farsa in ordine tempo è avvenuta a Forum, come apprendiamo da questo articolo di Gisella Ruccia de Il Fatto Quotidiano.

Durante la trasmissione una donna abruzzese (ma non aquilana!) ha portato davanti al giudice l’ex marito, per ottenere da lui i soldi necessari alla riapertura della sua attività commerciale. Nel perorare la sua causa la signora ha dipinto un quadretto idilliaco della situazione in cui versa oggi il territorio aquilano. Cito dall’articolo:

Dalla iperbolica testimonianza della donna affiora un’immagine paradisiaca e sbrilluccicante dell’Aquila: dopo la devastazione totale (“la casa si rigirava, cadevano tutti…eeehm…i lampadari, si sono staccati persino i termosifoni dal muro!”), una città completamente ricostruita nei centri storici, una specie di Eldorado dove “tutti hanno le case”, non c’è più paura e “solo 300 aquilani sono rimasti fuori e mangiano e bevono a spese dello Stato”. E via all’apologia del divo Silvio: “Dobbiamo ringraziare solo il presidente Berlusconi. Non ci ha fatto mancare niente, ha dato a tutti case con giardini, garage e tutti lavorano. Voglio quei soldi perché tutte le attività hanno riaperto, tranne la mia. L’Aquila è in piena ricostruzione, sta tornando come prima (…) Sono rimasti fuori solo 300/400 persone, stanno in hotel perché gli fa pure comodo, mangiano, bevono e non pagano nulla, pure io ci vorrei andare”. E non solo: nel centro storico della città “tutte le attività commerciali sono ricominciate, come e meglio di prima”.

Se siete di stomaco particolarmente forte, ecco anche il video. Sentirete anche voi che il tutto sa molto di imbeccata.

Continua quindi il vergognoso sforzo mediatico per vendere agli italiani un’immagine falsa e rassicurante del territorio aquilano, che in realtà si trova ancora in una situazione assolutamente precaria, dal punto di vista sociale, economico e infrastrutturale. A queste bugie non dovete credere!

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Dopo di Lui il diluvio…

2 dicembre 2010 at 11:36 (terremoto) (, , , , , , , )

Non bastava il terremoto. Non bastava il manganello della Protezione Incivile pronto a calare su ogni iniziativa. Non bastava nemmeno la distruzione di un territorio meraviglioso ad opera di speculatori al soldo del Governo.

No, serviva un’alluvione.

Serviva un’alluvione per riportare l’attenzione su un dramma che si consuma ogni giorno, ignorato ormai dai media e dimenticato dalla gente comune. Serviva un’alluvione per dimostrare che quel famoso piano C.A.S.E. è una immane idiozia, fatta di case costruite in cartongesso, sulle rive dei fiumi nei quali si scaricano le acque nere senza nessun depuratore, senza un serio progetto di urbanizzazione delle aree. Ecco sì, serviva un’alluvione.

Ma forse, e dico forse, gli Aquilani ne avrebbero fatto a meno.
Avrebbero fatto a meno di vedere le loro casette di legno, comprate senza alcun contributo da parte dello Stato, riempite da un metro d’acqua… cosa che accade nei pressi della caserma della GdF.
Avrebbero fatto a meno di tornare negli hotel.

Forse…

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Veneto Vs Abruzzo.

9 novembre 2010 at 11:45 (terremoto) (, , , , , , , , , )

Ma scherziamo?

Leggiamo stamattina sul giornale di Padova le dichiarazioni di Bertolaso, giunto a verificare i danni e restiamo di sasso. Il passaggio sul quale soffermarsi è questo: “«Non è vero che lo Stato sia assente», ha detto Bertolaso all’uscita da Palazzo Santo Stefano. «Sotto la guida della prefettura, tutte le istituzioni locali stanno svolgendo un buon lavoro. Anche perché lo Stato è formato proprio dalla Regione, dalle Provincie e dai Comuni e so benissimo che tutti gli enti pubblici si stanno adoperando sino allo stremo per riaprire le scuole e le strade invase dall’acqua. D’altronde i venti milioni di euro già stanziati dal Consiglio dei ministri servono soltanto per effettuare gli interventi necessari nelle prossime settimane. I danni saranno quantificati successivamente e risarciti tra febbraio e marzo 2011». A tale proposito Guido Bertolaso ha poi ribadito, cifre alla mano, che il miliardo di euro invocato da Zaia come risarcimento dallo Stato al Veneto alluvionato, è una cifra davvero eccessiva. «Da un primo calcolo si tratta di centinaia e centinaia di milioni di euro», ma tanto per essere chiari l’alluvione del Veneto non è paragonabile al terremoto dell’Aquila.”

Ecco vorrei iniziare facendo notare all’amico Berty che nessuno ha paragonato le 2 cose e che, per il solo centro storico de L’Aquila, la stima dei danni ammonta a 50.000.000.000 che si legge 50 miliardi di euro, 50 volte in più di quanto stimato dalla regione Veneto per l’alluvione. Ricordo anche che lo Stato ne stanzierà 5,8, per l’intera provincia, spalmati fino al 2032 e finanziati tramite i gratta e vinci… sostanzialmente un decimo e con una fonte di entrata piuttosto, come dire? Bizzarra?

In seconda battuta vorrei far presente che le Istituzioni citate sempre dall’amico Berty (comuni, province e regioni) sono quelle alle quali, nel corso degli ultimi anni, lo Stato ha tolto costantemente risorse… dove dovrebbero zapparli ora i soldi per far fronte alle emergenze quando non hanno nemmeno quelli per le normali manutenzioni?

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Gli Angeli del Web

7 novembre 2010 at 10:38 (terremoto) (, , , , , , , )







“Vorrei approfittare della televisione per dire loro che non ci siamo dimenticati di voi, è che non riusciamo ad arrivare”

Queste le parole della Protezione Civile nel video allegato. Vediamo volontai kamikaze giunti da ogni dove, armati di stivali in gomma, spalare fango a mani nude, sentiamo un contadino del posto raccontare di aver evacuato persone sulla benna del suo trattore… ma LORO non sanno come arrivare alle case degli sfollati…

CHI HA RUBATO I MEZZI ANFIBI DELLA PROTEZIONE CIVILE?

Non è che se li è venduti qualche alto funzionario per pagarsi le escort?

Non abbiamo altro da dire al riguardo, l’inadeguatezza dei vertici di Protezione Civile, di quella che si autodefinisce la Protezione Civile migliore del mondo, è sotto gli occhi di tutti coloro che hanno voglia di vedere.

La situazione del territorio veneto invece è disastro vero…

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Per non dimenticare

27 settembre 2010 at 14:42 (terremoto) (, , , , , , , , )

Sabato 2 ottobre 2010, presso l’Auditorium del Comune di Selvazzano (PD), inaugurazione della mostra fotografica di Elisa Gianola, in collaborazione con Terremoto09.
Considerato che l’ingresso è gratuito e la necessità di tenere alta l’attenzione su L’Aquila dovrebbe essere priorità nostra e di chi ci legge, vi invitiamo a partecipare numerosi.

immagini a scaricabili le trovate qui, qui e qui

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Diciamo NO

9 luglio 2010 at 13:30 (terremoto) (, , , , , , , , , , , , )

da libera informazione

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#ViolenceInRome episodio 2 – Gli Sciacalli

8 luglio 2010 at 09:10 (terremoto) (, , , , , , , , , )

Il Giornale è un giornale che non dovrebbe aver diritto di esistere. Non perchè scrive “contro” tutti coloro che si lamentano di questo governo, ma semplicemente perchè mente. Mente a 360° su ogni cosa e, così facendo, forma persone che poi si permettono di scrivere questa merda.





Ringrazio Il Nichilista per aver avuto la pazienza di raccogliere questi commenti.

A queste persone indegne aggiungo il commento dell’Onorevole (onorevole? ma vogliamo ridare il giusto significato alle parole?) Giovanardi:
“Quando vedo il sindaco dell’Aquila Cialente e l’ex presidente della provincia Pezzopane, ambedue esponenti politici del PD, in giro per Roma alla testa dei manifestanti contro il Governo, mi corre l’obbligo di ricordare che da 13 mesi,aspetto dagli amministratori locali le indicazioni di come spendere 12 milioni di euro stanziati nel maggio 2009 dal Dipartimento Famiglia per strutture per bambini, anziani, famiglie in difficoltà”. Così Carlo Giovanardi (Pdl) che aggiunge: “Se i suddetti capopopolo se ne stessero all’Aquila a lavorare per la ricostruzione, sicuramente non dovremmo registrare questi vergognosi incredibili ritardi per la realizzazione di strutture che per loro responsabilità sono ancora al palo”

E non aggiungo altro, che questi si qualificano da soli, senza bisogno di sprecare parole.

Edit: riporto anche le prime pagine de il giornale e libero… anche queste senza bisogno di commento

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Giovedì, 7 luglio 2010

30 giugno 2010 at 10:59 (terremoto) (, , , , , , , , , , )

Riportiamo L’appello del comitato 3,32.

Il 7 luglio, in occasione del voto sulla manovra, L’Aquila invaderà Roma. In questa occasione abbiamo bisogno di solidarietà vera. Quel tipo di solidarietà che non è fatta di carità e pietismo, ma di condivisione reale dei nostri problemi. Vorremmo avervi al nostro fianco tutte e tutti, con i colori nero-verdi che sono stati dati alla nostra città dopo il terremoto del 1703 (nero come il lutto, verde come la speranza di rinascita) perché il 7 luglio è il momento per urlare IO STO CON L’AQUILA! Appuntamento ore 10.00 Piazza Venezia – Roma

Ci si chiede di tornare a pagare le tasse, i mutui, le imposte dal 1° luglio 2010 e a restituire tutti i contributi che sono stati ad oggi sospesi in tempi brevissimi ed in modalità non chiare. Ad oggi è per noi semplicemente impossibile far fronte a questa richiesta. Perché nel nostro territorio ci sono 16.000 persone che hanno perso o stanno perdendo il lavoro, e di questi migliaia sono cassaintegrati; Perché nulla è stato pensato o fatto dal governo e dalle varie strutture commissariali per favorire il rilancio dell’economia se escludiamo il ridicolo contributo di 800 euro per tre mesi erogato ai commercianti e agli artigiani, insufficiente perfino per pagare i debiti con i fornitori. Non stiamo chiedendo particolari privilegi ma semplici diritti. Dopo il terremoto che ha colpito l’Umbria e le Marche le popolazioni terremotate hanno restituito le imposte sospese dopo 12 anni e solo al 40%. Stiamo chiedendo una legge organica che stabilisca fondi e tempi certi per affrontare la ricostruzione. La popolazione già a giugno 2009 sapeva, quando ha contestato il decreto Abruzzo, che i fondi finora stanziati erano totalmente insufficienti. Ora anche le istituzioni locali ci vengono a dire che sono esauriti i fondi anche per coprire l’emergenza che non è ancora finita (come i soldi per gli alberghi dove sono costretti ancora in migliaia di aquilani, per il contributo di autonoma sistemazione di cui l’erogazione è ferma a gennaio o per la ristrutturazione degli immobili lievemente danneggiati). Vogliamo uscire dalla continua incertezza dettata dal sistema delle ordinanze e delle proroghe all’ultimo minuto, vogliamo ricostruire e crediamo che questa non possa essere una battaglia solo di questo territorio. E’ una lotta che ci riguarda tutti. L’aquila e i borghi colpiti sono di tutte le italiane e di tutti gli italiani, patrimonio collettivo del paese che non può permettersi di perderlo per abbandono o spopolamento. Ci riguarda tutti perché il Modello L’Aquila è un tentativo di annullare la solidarietà, primo sintomo di un federalismo dell’egoismo che non possiamo permettere diventi prassi nel nostro paese.

3e32

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La mia Aquila di Elisa Gianola

22 giugno 2010 at 17:13 (terremoto) (, , , , , , , , , , , )

Elisa, fotografa padovana, mi ha accompagnata nel mio ultimo viaggio. Ora vi regala questo scritto, sperando di aprire un po’ gli occhi a chi a L’Aquila non è mai stato.

Monique

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Partendo per questo viaggio con Monique, non sapevo cosa mi sarei trovata davanti. E’ stato tutto così veloce, tutto senza pensare. Nel limbo in cui mi trovavo, sono praticamente scappata da Padova, qualche vestito in valigia, un po’ di soldi e via. L’Aquila, lo dico con tutta la sincerità possibile, era un ricordo. Il ricordo di giorni in cui tutta l’Italia e tutto il mondo avevano gli occhi puntati su un territorio completamente devastato dal terremoto. Una coscienza comune, così tollerante, così devota all’aiuto del prossimo. E tuttavia così lontana. La televisione, la radio, i giornali. Tutto mostrava l’orrore di un mondo diverso. Ognuno si è mobilitato per aiutare queste persone, ognuno aveva di che parlare, ognuno aveva le proprie lacrime, la propria commozione, la vicinanza e il supporto verso il disastro. Quella tristezza televisiva che ti seguiva giorno per giorno, che ognuno di noi aveva l’esigenza di vedere, curioso, demoralizzato, ora dopo ora, inquadratura dopo inquadratura. Donazioni, collette, solidarietà. Se potessi, se avessi. Quello che si poteva fare, da qui, si faceva. Ho pianto in quei giorni, come molti altri suppongo. Quello che si vedeva in televisione era un territorio in ginocchio, osservato da vicino. E come intermezzo esistevano solo le interviste, a questo e quel personaggio, politico, cantante. I funerali, le tombe, le tombe più piccole, i discorsi dello Stato.

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Per l’anno seguente tante parole, poche riprese. Tante parole, poche delle quali dalle bocche giuste. Le bocche che ti avrebbero detto quello che stava realmente succedendo.
Perché, dopo aver messo in ginocchio un popolo, sono state mozzate le gambe ai sopravvissuti. E questo l’ho visto, l’ho sentito raccontare. Non me l’ha detto nessuna televisione, nessun giornale. L’ho ascoltato dalle bocche dei terremotati, l’ho intuito dai loro sguardi, dal loro estenuante desiderio di sdrammatizzare.
Ho visto la disumanità. Ho visto qualcosa che non è arrivato fin qui. Ho visto qualcosa che non è stato mai preso in considerazione, dopo il terremoto.

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La dignità dell’uomo. Il valore dell’essere umano. La volontà di perseguire la vita normale. Non solo la sopravvivenza, ma la vita in quanto tale. Tutto questo per loro è stato un sogno che forse, solo dopo un anno, alcuni di loro, riesco a percepire nuovamente.
Io voglio raccontare la storia. La storia per come l’ho vista. In quanto tale. La storia di persone che hanno perso tutto. Il bene materiale, le loro città, i loro punti di ritrovo, i loro bar, le loro scuole, le loro chiese, i loro negozi. I loro parenti, vicini, familiari, amici. E sopra ogni cosa, la possibilità di rinascere.

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Perché scavando con le mani per recuperare cadaveri, perché spaccandosi la schiena montando le tende dei campi, perché cucinando per 50 persone tutti i giorni, perché accompagnando i sopravvissuti dentro le case pericolanti, rischiando la morte, per permettere di recuperare qualcosa, almeno qualcosa, della propria vita passata, perché grazie a tutto questo, io posso ancora parlare di umanità. Un’umanità di cui non mi vergogno, che posso esclamare serenamente. Questa è l’umanità. Dei volontari trattati loro stessi come bestie, come estranei, come persone pericolose, e che malgrado tutto hanno lottato con mani e denti per rimanere e dare una mano. Dei vigili del fuoco, che hanno costantemente messo a rischio le loro vite, ogni giorno. Degli stessi terremotati, di tutti quelli che hanno alzato la testa di fronte alle ingiustizie, ai campi-lager, alla prepotenza, al controllo. Di quelle persone che facevano ridere i bambini, di quei militari che cucinavano per tutti, che organizzavano karaoke e ridevano.

Ho visto un piccolo mondo, circoscritto, solo, diverso. Ho visto un mondo che secondo la televisione doveva essere come me. E invece non lo era.

La ricostruzione non esiste. L’Aquila è morta.
La ricostruzione è propaganda. I moduli abitativi provvisori sono propaganda. Le costosissime strutture per tenere in piedi i mattoni di una città fantasma, sono propaganda.

Ci sono persone che vivono nei container. Ci sono persone che vivono in baraccopoli ai margini delle strade. Ci sono persone che si sono costruite casette di legno di 10 mq se va bene, e che vivono lì magari in 5, o 6.
L’Aquila esiste in quanto postazione militare. Il centro storico è un grandissimo museo a cielo aperto. A breve toglieranno le transenne del centro e vi faranno pagare un biglietto per visitarla.
L’Aquila è Pompei. Le visite guidate, i racconti, le curiosità.

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Non vi dico questo con qualche scopo, politico, sociale o altro. Ve lo dico perché ci sono stata. Perché le mie foto lo testimoniano. Perché ti si rivolta lo stomaco entrando in una via, e poi un’altra, e un’altra ancora. C’è odore di morte. Ci sono intere pareti di case tenute assieme da una grossa barra di ferro. Le case, internamente, sono tutte puntellate con strutture di acciaio. Non ci sono muri, non ci sono palazzi che stanno in piedi da soli, ci sono case squarciate, interamente ricoperte da barre di legno. La sensazione è quella di voler tenere in piedi un cadavere con un evidente foro di proiettile in testa.

I militari, appostati alla fine dell’unica via agibile, proibiscono ai terremotati di entrarci. L’Aquila è rinata? No, non è l’Araba Fenice. Abbiamo sbagliato favola.

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Mi sono fatta raccontare le mille balle, le mille bugie, i mille aggiri del nostro governo. I moduli abitativi, i soldi stanziati, quelli buttati per costruire la strada di Obama e per il G8, i decreti “abracadabra”, gli sproloqui di quei politici che non hanno avuto neanche la decenza di alzare il culo dalle loro poltrone a Roma, e tanti altri abomini che Monique ha pazientemente raccolto con Terremoto09.

E quello che la televisione propagandistica ci ha fatto vedere, era teatro. Non ho mai avuto grande simpatia per Silvio Berlusconi, né per Bertolaso, per dirne un paio. Ho sempre cercato di capire come stanno realmente le cose. Vi dico solo questo, a prescindere dal vostro colore, se andrete all’Aquila, capirete da soli. Perché come mi ha detto Monique, tornando a Padova, finchè non guardi con i tuoi occhi, gli unici a cui credi veramente, non capirai mai perché certa gente dice certe cose. O perché alcuni, che non hanno piegato la testa, sono pronti a farsi arrestare, o a farsi pestare a sangue, pur di dire la verità.
Perché se voi visitate L’Aquila, un anno dopo, non potete aver dubbi. Perché se voi ascoltare le storie dei terremotati, non potete dimenticare. E non potrete girare canale. Non potrete passare oltre.
Capirete tante cose, ne scoprirete molte altre.

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Da bocche che sono state 3 mesi senza doccia nei campi della protezione civile. Di bambini che si sono visti portare via l’unico loro svago, una piscina gonfiabile, perché non era stata approvata dalla protezione civile. Di donne che avevano bisogno di un cerotto, di acqua ossigenata, di una pastiglia per il mal di testa, che si son viste portare via i pochissimi farmaci perché non erano autorizzati dalla protezione civile e da un medico. Queste persone, questi eroi, hanno sopportato cose possibili solo nei migliori lager. I volontari sono stati trattati come terroristi, schedati un milione di volte, allontanati dai campi, seguiti con intercettazioni ambientali.
Ci sono persone che hanno avuto il coraggio di parlare, facendolo davanti a un microfono. Queste persone sono state minacciate. Per aver detto la verità, è così che funziona, in Italia.

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Delle tante cose che ho scoperto in questo piccolo viaggio, ce n’è stata una che credo non dimenticherò mai. Il ruolo della protezione civile, sovra citata.
All’inizio neanche ci credevo. La PROTEZIONE CIVILE. Le parole in Italia sono la bugia più grande. Il POPOLO DELLA LIBERTA’. Pensateci. E farete il confronto. Libertà, protezione, queste parole hanno da tempo perso il loro significato.
La protezione civile è un organo direttamente controllato dal Presidente del Consiglio. I conflitti di direttive o ordini sono facilmente aggirabili. Questo particolare organo, all’Aquila, ha fatto il buono e il cattivo tempo. In questo caso, ha fatto tempesta. Il terremoto ha tolto le case agli Aquilani, la protezione civile ha tolto loro la dignità. Ho sentito tanti racconti, e vi giuro che sono in difficoltà a ripeterli. Queste persone, che spero non siano tutte uguali, sono state in grado di perseguire atteggiamenti non-umani.
Collegando le varie informazione ricevute, ti fai un’idea. La protezione civile, il Presidente del Consiglio, le aziende edilizie, la ricostruzione, la mafia in quanto tale, il denaro dei gratta&vinci, il famigerato progetto C.A.S.E., la propaganda e le bugie, il G8.

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Non traggo conclusioni pubblicamente. Lancio un appello. Un appello umano, per farvi andare tutti a vedere, coi vostri occhi. Andateci, partite con Monique o anche senza. Perché più vedrete, più parlerete, più la gente saprà. E’ importante. Non ci costa nulla. Noi, che abbiamo ancora un tetto sopra la testa, che abbiamo ancora tutti i nostri parenti, che abbiamo ancora qualche soldo in tasca, che abbiamo ancora voce, perché non l’abbiamo persa tra le lacrime. Noi, abbiamo il dovere e il diritto di fare una semplice cosa: PARLARE. Le bugie si sconfiggono assieme, uniti, la visione che non puoi cancellare, l’idea che non puoi mettere a tacere, lo scempio che non puoi ignorare. Assieme, semplicemente parlando.
Andate all’Aquila, nelle cittadine limitrofe, scattate foto, scrivete articoli, commenti, usate i vostri blog, fatevi sentire. Io vi assicuro, chi visita quei luoghi, chi parla con quelle persone, non può dimenticare.
Non facciamo il grande errore di dimenticarci di 80.000 persone perché la televisione non ne parla. Non diamo potere al Grande Fratello. Non permettiamolo.

Grazie

Elisa Gianola

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