Orgoglio Aquilano

25 giugno 2010 at 08:59 (terremoto) (, , , , , , , , )

Gli Aquilani invadono Roma. Era ora.
Ieri 2 distinte manifestazioni nella Capitale; da un lato gli amministratori dal Sindaco Cialente a tutti i consiglieri di maggioranza e opposizione che spostano a piazza navona il consiglio comunale. riporto qui l’articolo apparso su Il Fatto:

L’idea è venuta nella tenda di piazza Duomo, l’unico tetto rimasto a coprire il ventre aperto dell’Aquila. “Roma non si fa più viva? Andiamo là noi”. Consiglio comunale a piazza Navona. Davanti al Senato, uno dei palazzi che non ha più tempo per loro. Ci sono i consiglieri comunali di entrambi gli schieramenti, gli assessori, il sindaco della città e dei comuni vicini, il presidente della Provincia. E i cittadini. Sperano di essere ricevuti almeno da qualcuno di quei politici che, passata la campagna elettorale, in Abruzzo non ci vanno più nemmeno per le passerelle. Da ieri, l’Aquila è in stato di agitazione permanente. Ci rimarrà finchè non avrà ottenuto risposta a due richieste: l’istituzione di una tassa di scopo finalizzata a ricostruire il centro storico e la sospensione delle tasse. Per il ministro Tremonti, infatti, dal 1 luglio gli aquilani avrebbero già dovuto ricominciare a contribuire alle finanze pubbliche. Ieri è passato un emendamento che rinvia la “t e go l a ” al primo gennaio. “Sembra uno di quei film americani – dice il sindaco Massimo Cialente – in cui la corte federale rinvia di sei mesi un’esecuzione capitale”. Un’elemosina, ben diversa da quello che è successo con i terremoti in Umbria, nelle Marche, in Molise, perfino meno dell’alluvione di Alessandria: là, le tasse le hanno restituite al 40 per cento in dodici anni. Qui – in una città dove ci sono ancora 32mila sfollati e almeno 800 attività senza sede – il governo le rivorrebbe al 100 per cento entro il 2015. Lo dice chiaro il sindaco Cialente: “Non siamo qui per sensibil i z z a re ”. Sono qui per fare domande, perché non ci stanno a far passare l’idea “che all’Aquila è tutto risolto, che ci siamo pure divertiti perché sono venuti i cantanti, che siamo un popolo di ingrati”. Le risposte le vogliono da quel premier che “all’ini – zio veniva un giorno sì e un giorno no”. E adesso è sparito. “Non capisco perchè ci debba ancora rispondere la Protezione civile quando la dialettica è tra enti locali e governo: questa è la fisiologia di un Paese normale”. Mentre le istituzioni provano a ristabilire la normalità, i cittadini si sentono “partigiani del Terzo Millennio”. Torneranno a Roma a manifestare anche il 6 luglio. Non hanno più voglia di “fare finta di essere normali, di continuare a vivere come se nulla fosse”. Sono stanchi, ma per fortuna hanno ancora un po’ di voglia di scherzare. “Ane – mone pensaci tu”, recita un cartello. “Va bene tutto ma non ce remannete Bertolaso”, dice un altro. Poi, mentre il loro sindaco dall’aula consiliare allestita in piazza Navona attacca il governo e la Protezione civile, lo spronano: “Bravo, mena”. Mentre racconta che le casse del Comune sono vuote, urlano: “Dillo!” La politica ieri in piazza Navona c’era: il senatore Idv Stefano Pedica armato di carriola carica dei mattoni della cricca, i Radicali che annunciano una trasferta aquilana dal 2 al 4 luglio, la capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro, Franco Marini e molti senatori e deputati, quasi tutti di origine abruzzese. C’è anche il senatore Piccone, che in Abruzzo – oltre ad aver fornito opere, tramite la sua impresa edile, per la realizzazione della new town – fa il coordinatore del Pdl. Gli aquilani lo contestano, non lo lasciano parlare. Lui se ne va inferocito, accusando il sindaco Cialente di essere “un incapace”. A calmare gli animi ci pensa Giovanni Lolli, deputato Pd, aquilano: “L’unità che abbiamo conquistato è l’arma più importante che abbiamo, non facciamocela togliere da nessuno”. L’unità è quella che si è vista il 16 giugno quando a manifestare per le strade dell’Aquila c’erano tutti, destra e sinistra. “Non possono più attaccare le carriole, gli ingrati di sinistra – dice Mattia, 27 anni, del comitato 3e32 – ora c’è un’identità di vedute, chiediamo le stesse cose”. Ma sarà vera tutta questa unità? Qualcuno “a guardia del barile” è rimasto. Là nel cratere, c’è ancora chi va dicendo che il governo si è comportato bene. “Ma sono come gli ultimi dei mohicani – dice il sindaco Cialente – E noi li stiamo addirittura tutelando, come facciamo nel Parco nazionale con gli animali in via d’estinzione”. Il titolo di capo tribù, per il momento, se l’è conquistato il direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Sulla manifestazione del 16 giugno – 20mila persone in piazza, un’autostrada bloccata – non ha detto una parola. Ieri gli aquilani sono andati anche sotto la Rai, a protestare contro “la vergogna dell’informazione di questo Paese”. C’era anche la signora Mimma, che all’Aquila c’è nata, ma da cinquant’anni vive a Roma. Ora quando va a trovare i suoi parenti, fa la caccia al tesoro: “Chi sulla costa, chi in una casa in affitto, chi dall’altra parte. Sono tutti dispersi”. Il Tg1 non lo sa. O meglio, lo sa e non lo dice. Quando un consigliere di amministrazione Rai, Rodolfo De Laurentiis invita una delegazione a salire a viale Mazzini, gli aquilani rispondono che sono le telecamere della Rai che devono andare a l’Aquila, non il contrario. Non è difficile, lo dice anche la signora Mimma: “Da Roma, ci vuole un’ora e un quarto”;
“Il Fatto Quotidiano Venerdì 25 giugno 2010 – Anno 2 – n° 174 pagina 10”

dall’altra i comuni cittadini che protestano sotto la sede RAI di viale mazzini, contro quella televione pubblica che oscura il loro dramma, contro quel Bruno Vespa, Aquilano, che continua a fregarsene della sua città e a riempire di bugie le case degli Italiani.

Diffondete… l’emergenza non è finita, il dramma si consuma ogni giorno.

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