Considerazioni a margine

24 giugno 2010 at 18:44 (terremoto) (, , , , , )

Hermans, abruzzese, ha accompagnato Elisa e Monique nel loro viaggio e ci regala le sue emozioni:

Ieri mi ero portato la Moleskine ®, quella dove all’inizio di questo 2010 avevo cominciato a riprendere l’abitudine a scrivere e poi, invece, le pagine si sono trasformate in disegni in guerra contro le parole.
Ma, di mettere nero su bianco qualcosa, non avevo nessuna voglia. Solo che, conoscendomi, alla fine qualche considerazione sulla giornata passata in compagnia di Monique ed Elisa sarebbe comunque venuta a bussarmi dentro.

Ne scriverò solo alcune, come se mi appropriassi per un attimo del margine del blocco degli appunti di viaggio in Abruzzo di Monique e Elisa.
Parto dalla fine, dalla notte che ci ha avvolto colle linee grasse e grigie delle nuvole all’orizzonte, eppure filtrava sotto del rosso, sgusciava ostinato tra le ferite notturne.
Parto dal vento che è venuto a scuotere un po’ le piante che facevano da cornice alla nostra cena a Lucoli prima di ripartire.
Parto dall’affetto che le persone hanno dimostrato nel rivedere Monique e dalla luce nei suoi occhi mentre riceveva ed elargiva abbracci.
Questa donna testona e così particolare, deve avere un cuore troppo grande altrimenti non me lo spiego come abbia fatto a donarne un pezzetto a tutte le persone che abbiamo incontrato.
Parto dall’odore delle mie montagne che non sentivo da troppo tempo, dalla cucciolotta che tenevo in braccio e da quella rara leggerezza della mente, senza nemmeno un sassolino dentro a dar fastidio.

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Parto dal gomitolo di impressioni mentre si camminava tra le case fantasma, c’erano tante rose con i boccioli sorridenti, piantine su balconi lontani in mezzo alle macerie, piantine ostinate a non morire.
Parto dalle emozioni che Elisa non riusciva a trattenere ogni volta che puntava l’obiettivo per catturare ambienti quotidiani immobilizzanti nel tempo e feriti dal terremoto, così scossa da “volerla” fermare un attimo per abbracciarla al di là del vetro e dirle tranquilla.

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Parto dalle frasi in dialetto, catturate casualmente per strada o in un bar, che raccontavano delle scosse di due giorni prima che avevano risputato fuori le stesse lesioni appena curate con reti elettrosaldate e infiltrazioni di resina, della paura dell’abitudine che porta lentamente a non saper più riconoscere la scossa innocua da quella mortale.
Parto dal silenzio innaturale dei moduli casa, dove, per cercare di capire se c’è davvero vita umana, gli occhi devono affidarsi alle auto parcheggiate e a qualche panno steso ad asciugare.

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Parto dai terremotati che ancora si domandano il perché di certi assurdi comportamenti e di certe inspiegabili gelosie manifestate dalla Protezione Civile che sembrano il frutto più della volontà di emergere, fino al punto di spersonalizzare cittadini liberi già traumatizzati dal sisma, che di aiutarli a riprendersi.
Parto con la mente a penetrare tante sfumature di un giorno e mi restano troppe cose dentro, è finito il margine così le riflessioni proseguiranno dentro l’anima.

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Trovate Hermans qui, qui e anche qui.

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