Giovedì, 7 luglio 2010

30 giugno 2010 at 10:59 (terremoto) (, , , , , , , , , , )

Riportiamo L’appello del comitato 3,32.

Il 7 luglio, in occasione del voto sulla manovra, L’Aquila invaderà Roma. In questa occasione abbiamo bisogno di solidarietà vera. Quel tipo di solidarietà che non è fatta di carità e pietismo, ma di condivisione reale dei nostri problemi. Vorremmo avervi al nostro fianco tutte e tutti, con i colori nero-verdi che sono stati dati alla nostra città dopo il terremoto del 1703 (nero come il lutto, verde come la speranza di rinascita) perché il 7 luglio è il momento per urlare IO STO CON L’AQUILA! Appuntamento ore 10.00 Piazza Venezia – Roma

Ci si chiede di tornare a pagare le tasse, i mutui, le imposte dal 1° luglio 2010 e a restituire tutti i contributi che sono stati ad oggi sospesi in tempi brevissimi ed in modalità non chiare. Ad oggi è per noi semplicemente impossibile far fronte a questa richiesta. Perché nel nostro territorio ci sono 16.000 persone che hanno perso o stanno perdendo il lavoro, e di questi migliaia sono cassaintegrati; Perché nulla è stato pensato o fatto dal governo e dalle varie strutture commissariali per favorire il rilancio dell’economia se escludiamo il ridicolo contributo di 800 euro per tre mesi erogato ai commercianti e agli artigiani, insufficiente perfino per pagare i debiti con i fornitori. Non stiamo chiedendo particolari privilegi ma semplici diritti. Dopo il terremoto che ha colpito l’Umbria e le Marche le popolazioni terremotate hanno restituito le imposte sospese dopo 12 anni e solo al 40%. Stiamo chiedendo una legge organica che stabilisca fondi e tempi certi per affrontare la ricostruzione. La popolazione già a giugno 2009 sapeva, quando ha contestato il decreto Abruzzo, che i fondi finora stanziati erano totalmente insufficienti. Ora anche le istituzioni locali ci vengono a dire che sono esauriti i fondi anche per coprire l’emergenza che non è ancora finita (come i soldi per gli alberghi dove sono costretti ancora in migliaia di aquilani, per il contributo di autonoma sistemazione di cui l’erogazione è ferma a gennaio o per la ristrutturazione degli immobili lievemente danneggiati). Vogliamo uscire dalla continua incertezza dettata dal sistema delle ordinanze e delle proroghe all’ultimo minuto, vogliamo ricostruire e crediamo che questa non possa essere una battaglia solo di questo territorio. E’ una lotta che ci riguarda tutti. L’aquila e i borghi colpiti sono di tutte le italiane e di tutti gli italiani, patrimonio collettivo del paese che non può permettersi di perderlo per abbandono o spopolamento. Ci riguarda tutti perché il Modello L’Aquila è un tentativo di annullare la solidarietà, primo sintomo di un federalismo dell’egoismo che non possiamo permettere diventi prassi nel nostro paese.

3e32

Annunci

Permalink 1 commento

Orgoglio Aquilano

25 giugno 2010 at 08:59 (terremoto) (, , , , , , , , )

Gli Aquilani invadono Roma. Era ora.
Ieri 2 distinte manifestazioni nella Capitale; da un lato gli amministratori dal Sindaco Cialente a tutti i consiglieri di maggioranza e opposizione che spostano a piazza navona il consiglio comunale. riporto qui l’articolo apparso su Il Fatto:

L’idea è venuta nella tenda di piazza Duomo, l’unico tetto rimasto a coprire il ventre aperto dell’Aquila. “Roma non si fa più viva? Andiamo là noi”. Consiglio comunale a piazza Navona. Davanti al Senato, uno dei palazzi che non ha più tempo per loro. Ci sono i consiglieri comunali di entrambi gli schieramenti, gli assessori, il sindaco della città e dei comuni vicini, il presidente della Provincia. E i cittadini. Sperano di essere ricevuti almeno da qualcuno di quei politici che, passata la campagna elettorale, in Abruzzo non ci vanno più nemmeno per le passerelle. Da ieri, l’Aquila è in stato di agitazione permanente. Ci rimarrà finchè non avrà ottenuto risposta a due richieste: l’istituzione di una tassa di scopo finalizzata a ricostruire il centro storico e la sospensione delle tasse. Per il ministro Tremonti, infatti, dal 1 luglio gli aquilani avrebbero già dovuto ricominciare a contribuire alle finanze pubbliche. Ieri è passato un emendamento che rinvia la “t e go l a ” al primo gennaio. “Sembra uno di quei film americani – dice il sindaco Massimo Cialente – in cui la corte federale rinvia di sei mesi un’esecuzione capitale”. Un’elemosina, ben diversa da quello che è successo con i terremoti in Umbria, nelle Marche, in Molise, perfino meno dell’alluvione di Alessandria: là, le tasse le hanno restituite al 40 per cento in dodici anni. Qui – in una città dove ci sono ancora 32mila sfollati e almeno 800 attività senza sede – il governo le rivorrebbe al 100 per cento entro il 2015. Lo dice chiaro il sindaco Cialente: “Non siamo qui per sensibil i z z a re ”. Sono qui per fare domande, perché non ci stanno a far passare l’idea “che all’Aquila è tutto risolto, che ci siamo pure divertiti perché sono venuti i cantanti, che siamo un popolo di ingrati”. Le risposte le vogliono da quel premier che “all’ini – zio veniva un giorno sì e un giorno no”. E adesso è sparito. “Non capisco perchè ci debba ancora rispondere la Protezione civile quando la dialettica è tra enti locali e governo: questa è la fisiologia di un Paese normale”. Mentre le istituzioni provano a ristabilire la normalità, i cittadini si sentono “partigiani del Terzo Millennio”. Torneranno a Roma a manifestare anche il 6 luglio. Non hanno più voglia di “fare finta di essere normali, di continuare a vivere come se nulla fosse”. Sono stanchi, ma per fortuna hanno ancora un po’ di voglia di scherzare. “Ane – mone pensaci tu”, recita un cartello. “Va bene tutto ma non ce remannete Bertolaso”, dice un altro. Poi, mentre il loro sindaco dall’aula consiliare allestita in piazza Navona attacca il governo e la Protezione civile, lo spronano: “Bravo, mena”. Mentre racconta che le casse del Comune sono vuote, urlano: “Dillo!” La politica ieri in piazza Navona c’era: il senatore Idv Stefano Pedica armato di carriola carica dei mattoni della cricca, i Radicali che annunciano una trasferta aquilana dal 2 al 4 luglio, la capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro, Franco Marini e molti senatori e deputati, quasi tutti di origine abruzzese. C’è anche il senatore Piccone, che in Abruzzo – oltre ad aver fornito opere, tramite la sua impresa edile, per la realizzazione della new town – fa il coordinatore del Pdl. Gli aquilani lo contestano, non lo lasciano parlare. Lui se ne va inferocito, accusando il sindaco Cialente di essere “un incapace”. A calmare gli animi ci pensa Giovanni Lolli, deputato Pd, aquilano: “L’unità che abbiamo conquistato è l’arma più importante che abbiamo, non facciamocela togliere da nessuno”. L’unità è quella che si è vista il 16 giugno quando a manifestare per le strade dell’Aquila c’erano tutti, destra e sinistra. “Non possono più attaccare le carriole, gli ingrati di sinistra – dice Mattia, 27 anni, del comitato 3e32 – ora c’è un’identità di vedute, chiediamo le stesse cose”. Ma sarà vera tutta questa unità? Qualcuno “a guardia del barile” è rimasto. Là nel cratere, c’è ancora chi va dicendo che il governo si è comportato bene. “Ma sono come gli ultimi dei mohicani – dice il sindaco Cialente – E noi li stiamo addirittura tutelando, come facciamo nel Parco nazionale con gli animali in via d’estinzione”. Il titolo di capo tribù, per il momento, se l’è conquistato il direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Sulla manifestazione del 16 giugno – 20mila persone in piazza, un’autostrada bloccata – non ha detto una parola. Ieri gli aquilani sono andati anche sotto la Rai, a protestare contro “la vergogna dell’informazione di questo Paese”. C’era anche la signora Mimma, che all’Aquila c’è nata, ma da cinquant’anni vive a Roma. Ora quando va a trovare i suoi parenti, fa la caccia al tesoro: “Chi sulla costa, chi in una casa in affitto, chi dall’altra parte. Sono tutti dispersi”. Il Tg1 non lo sa. O meglio, lo sa e non lo dice. Quando un consigliere di amministrazione Rai, Rodolfo De Laurentiis invita una delegazione a salire a viale Mazzini, gli aquilani rispondono che sono le telecamere della Rai che devono andare a l’Aquila, non il contrario. Non è difficile, lo dice anche la signora Mimma: “Da Roma, ci vuole un’ora e un quarto”;
“Il Fatto Quotidiano Venerdì 25 giugno 2010 – Anno 2 – n° 174 pagina 10”

dall’altra i comuni cittadini che protestano sotto la sede RAI di viale mazzini, contro quella televione pubblica che oscura il loro dramma, contro quel Bruno Vespa, Aquilano, che continua a fregarsene della sua città e a riempire di bugie le case degli Italiani.

Diffondete… l’emergenza non è finita, il dramma si consuma ogni giorno.

Permalink Lascia un commento

Considerazioni a margine

24 giugno 2010 at 18:44 (terremoto) (, , , , , )

Hermans, abruzzese, ha accompagnato Elisa e Monique nel loro viaggio e ci regala le sue emozioni:

Ieri mi ero portato la Moleskine ®, quella dove all’inizio di questo 2010 avevo cominciato a riprendere l’abitudine a scrivere e poi, invece, le pagine si sono trasformate in disegni in guerra contro le parole.
Ma, di mettere nero su bianco qualcosa, non avevo nessuna voglia. Solo che, conoscendomi, alla fine qualche considerazione sulla giornata passata in compagnia di Monique ed Elisa sarebbe comunque venuta a bussarmi dentro.

Ne scriverò solo alcune, come se mi appropriassi per un attimo del margine del blocco degli appunti di viaggio in Abruzzo di Monique e Elisa.
Parto dalla fine, dalla notte che ci ha avvolto colle linee grasse e grigie delle nuvole all’orizzonte, eppure filtrava sotto del rosso, sgusciava ostinato tra le ferite notturne.
Parto dal vento che è venuto a scuotere un po’ le piante che facevano da cornice alla nostra cena a Lucoli prima di ripartire.
Parto dall’affetto che le persone hanno dimostrato nel rivedere Monique e dalla luce nei suoi occhi mentre riceveva ed elargiva abbracci.
Questa donna testona e così particolare, deve avere un cuore troppo grande altrimenti non me lo spiego come abbia fatto a donarne un pezzetto a tutte le persone che abbiamo incontrato.
Parto dall’odore delle mie montagne che non sentivo da troppo tempo, dalla cucciolotta che tenevo in braccio e da quella rara leggerezza della mente, senza nemmeno un sassolino dentro a dar fastidio.

Photobucket

Photobucket

Parto dal gomitolo di impressioni mentre si camminava tra le case fantasma, c’erano tante rose con i boccioli sorridenti, piantine su balconi lontani in mezzo alle macerie, piantine ostinate a non morire.
Parto dalle emozioni che Elisa non riusciva a trattenere ogni volta che puntava l’obiettivo per catturare ambienti quotidiani immobilizzanti nel tempo e feriti dal terremoto, così scossa da “volerla” fermare un attimo per abbracciarla al di là del vetro e dirle tranquilla.

Photobucket

Parto dalle frasi in dialetto, catturate casualmente per strada o in un bar, che raccontavano delle scosse di due giorni prima che avevano risputato fuori le stesse lesioni appena curate con reti elettrosaldate e infiltrazioni di resina, della paura dell’abitudine che porta lentamente a non saper più riconoscere la scossa innocua da quella mortale.
Parto dal silenzio innaturale dei moduli casa, dove, per cercare di capire se c’è davvero vita umana, gli occhi devono affidarsi alle auto parcheggiate e a qualche panno steso ad asciugare.

Photobucket

Photobucket

Parto dai terremotati che ancora si domandano il perché di certi assurdi comportamenti e di certe inspiegabili gelosie manifestate dalla Protezione Civile che sembrano il frutto più della volontà di emergere, fino al punto di spersonalizzare cittadini liberi già traumatizzati dal sisma, che di aiutarli a riprendersi.
Parto con la mente a penetrare tante sfumature di un giorno e mi restano troppe cose dentro, è finito il margine così le riflessioni proseguiranno dentro l’anima.

Photobucket

Photobucket

Photobucket

Trovate Hermans qui, qui e anche qui.

Permalink Lascia un commento

La mia Aquila di Elisa Gianola

22 giugno 2010 at 17:13 (terremoto) (, , , , , , , , , , , )

Elisa, fotografa padovana, mi ha accompagnata nel mio ultimo viaggio. Ora vi regala questo scritto, sperando di aprire un po’ gli occhi a chi a L’Aquila non è mai stato.

Monique

Photobucket

Partendo per questo viaggio con Monique, non sapevo cosa mi sarei trovata davanti. E’ stato tutto così veloce, tutto senza pensare. Nel limbo in cui mi trovavo, sono praticamente scappata da Padova, qualche vestito in valigia, un po’ di soldi e via. L’Aquila, lo dico con tutta la sincerità possibile, era un ricordo. Il ricordo di giorni in cui tutta l’Italia e tutto il mondo avevano gli occhi puntati su un territorio completamente devastato dal terremoto. Una coscienza comune, così tollerante, così devota all’aiuto del prossimo. E tuttavia così lontana. La televisione, la radio, i giornali. Tutto mostrava l’orrore di un mondo diverso. Ognuno si è mobilitato per aiutare queste persone, ognuno aveva di che parlare, ognuno aveva le proprie lacrime, la propria commozione, la vicinanza e il supporto verso il disastro. Quella tristezza televisiva che ti seguiva giorno per giorno, che ognuno di noi aveva l’esigenza di vedere, curioso, demoralizzato, ora dopo ora, inquadratura dopo inquadratura. Donazioni, collette, solidarietà. Se potessi, se avessi. Quello che si poteva fare, da qui, si faceva. Ho pianto in quei giorni, come molti altri suppongo. Quello che si vedeva in televisione era un territorio in ginocchio, osservato da vicino. E come intermezzo esistevano solo le interviste, a questo e quel personaggio, politico, cantante. I funerali, le tombe, le tombe più piccole, i discorsi dello Stato.

Photobucket

Per l’anno seguente tante parole, poche riprese. Tante parole, poche delle quali dalle bocche giuste. Le bocche che ti avrebbero detto quello che stava realmente succedendo.
Perché, dopo aver messo in ginocchio un popolo, sono state mozzate le gambe ai sopravvissuti. E questo l’ho visto, l’ho sentito raccontare. Non me l’ha detto nessuna televisione, nessun giornale. L’ho ascoltato dalle bocche dei terremotati, l’ho intuito dai loro sguardi, dal loro estenuante desiderio di sdrammatizzare.
Ho visto la disumanità. Ho visto qualcosa che non è arrivato fin qui. Ho visto qualcosa che non è stato mai preso in considerazione, dopo il terremoto.

Photobucket

Photobucket

La dignità dell’uomo. Il valore dell’essere umano. La volontà di perseguire la vita normale. Non solo la sopravvivenza, ma la vita in quanto tale. Tutto questo per loro è stato un sogno che forse, solo dopo un anno, alcuni di loro, riesco a percepire nuovamente.
Io voglio raccontare la storia. La storia per come l’ho vista. In quanto tale. La storia di persone che hanno perso tutto. Il bene materiale, le loro città, i loro punti di ritrovo, i loro bar, le loro scuole, le loro chiese, i loro negozi. I loro parenti, vicini, familiari, amici. E sopra ogni cosa, la possibilità di rinascere.

Photobucket

Perché scavando con le mani per recuperare cadaveri, perché spaccandosi la schiena montando le tende dei campi, perché cucinando per 50 persone tutti i giorni, perché accompagnando i sopravvissuti dentro le case pericolanti, rischiando la morte, per permettere di recuperare qualcosa, almeno qualcosa, della propria vita passata, perché grazie a tutto questo, io posso ancora parlare di umanità. Un’umanità di cui non mi vergogno, che posso esclamare serenamente. Questa è l’umanità. Dei volontari trattati loro stessi come bestie, come estranei, come persone pericolose, e che malgrado tutto hanno lottato con mani e denti per rimanere e dare una mano. Dei vigili del fuoco, che hanno costantemente messo a rischio le loro vite, ogni giorno. Degli stessi terremotati, di tutti quelli che hanno alzato la testa di fronte alle ingiustizie, ai campi-lager, alla prepotenza, al controllo. Di quelle persone che facevano ridere i bambini, di quei militari che cucinavano per tutti, che organizzavano karaoke e ridevano.

Ho visto un piccolo mondo, circoscritto, solo, diverso. Ho visto un mondo che secondo la televisione doveva essere come me. E invece non lo era.

La ricostruzione non esiste. L’Aquila è morta.
La ricostruzione è propaganda. I moduli abitativi provvisori sono propaganda. Le costosissime strutture per tenere in piedi i mattoni di una città fantasma, sono propaganda.

Ci sono persone che vivono nei container. Ci sono persone che vivono in baraccopoli ai margini delle strade. Ci sono persone che si sono costruite casette di legno di 10 mq se va bene, e che vivono lì magari in 5, o 6.
L’Aquila esiste in quanto postazione militare. Il centro storico è un grandissimo museo a cielo aperto. A breve toglieranno le transenne del centro e vi faranno pagare un biglietto per visitarla.
L’Aquila è Pompei. Le visite guidate, i racconti, le curiosità.

Photobucket

Non vi dico questo con qualche scopo, politico, sociale o altro. Ve lo dico perché ci sono stata. Perché le mie foto lo testimoniano. Perché ti si rivolta lo stomaco entrando in una via, e poi un’altra, e un’altra ancora. C’è odore di morte. Ci sono intere pareti di case tenute assieme da una grossa barra di ferro. Le case, internamente, sono tutte puntellate con strutture di acciaio. Non ci sono muri, non ci sono palazzi che stanno in piedi da soli, ci sono case squarciate, interamente ricoperte da barre di legno. La sensazione è quella di voler tenere in piedi un cadavere con un evidente foro di proiettile in testa.

I militari, appostati alla fine dell’unica via agibile, proibiscono ai terremotati di entrarci. L’Aquila è rinata? No, non è l’Araba Fenice. Abbiamo sbagliato favola.

Photobucket

Mi sono fatta raccontare le mille balle, le mille bugie, i mille aggiri del nostro governo. I moduli abitativi, i soldi stanziati, quelli buttati per costruire la strada di Obama e per il G8, i decreti “abracadabra”, gli sproloqui di quei politici che non hanno avuto neanche la decenza di alzare il culo dalle loro poltrone a Roma, e tanti altri abomini che Monique ha pazientemente raccolto con Terremoto09.

E quello che la televisione propagandistica ci ha fatto vedere, era teatro. Non ho mai avuto grande simpatia per Silvio Berlusconi, né per Bertolaso, per dirne un paio. Ho sempre cercato di capire come stanno realmente le cose. Vi dico solo questo, a prescindere dal vostro colore, se andrete all’Aquila, capirete da soli. Perché come mi ha detto Monique, tornando a Padova, finchè non guardi con i tuoi occhi, gli unici a cui credi veramente, non capirai mai perché certa gente dice certe cose. O perché alcuni, che non hanno piegato la testa, sono pronti a farsi arrestare, o a farsi pestare a sangue, pur di dire la verità.
Perché se voi visitate L’Aquila, un anno dopo, non potete aver dubbi. Perché se voi ascoltare le storie dei terremotati, non potete dimenticare. E non potrete girare canale. Non potrete passare oltre.
Capirete tante cose, ne scoprirete molte altre.

Photobucket

Da bocche che sono state 3 mesi senza doccia nei campi della protezione civile. Di bambini che si sono visti portare via l’unico loro svago, una piscina gonfiabile, perché non era stata approvata dalla protezione civile. Di donne che avevano bisogno di un cerotto, di acqua ossigenata, di una pastiglia per il mal di testa, che si son viste portare via i pochissimi farmaci perché non erano autorizzati dalla protezione civile e da un medico. Queste persone, questi eroi, hanno sopportato cose possibili solo nei migliori lager. I volontari sono stati trattati come terroristi, schedati un milione di volte, allontanati dai campi, seguiti con intercettazioni ambientali.
Ci sono persone che hanno avuto il coraggio di parlare, facendolo davanti a un microfono. Queste persone sono state minacciate. Per aver detto la verità, è così che funziona, in Italia.

Photobucket

Delle tante cose che ho scoperto in questo piccolo viaggio, ce n’è stata una che credo non dimenticherò mai. Il ruolo della protezione civile, sovra citata.
All’inizio neanche ci credevo. La PROTEZIONE CIVILE. Le parole in Italia sono la bugia più grande. Il POPOLO DELLA LIBERTA’. Pensateci. E farete il confronto. Libertà, protezione, queste parole hanno da tempo perso il loro significato.
La protezione civile è un organo direttamente controllato dal Presidente del Consiglio. I conflitti di direttive o ordini sono facilmente aggirabili. Questo particolare organo, all’Aquila, ha fatto il buono e il cattivo tempo. In questo caso, ha fatto tempesta. Il terremoto ha tolto le case agli Aquilani, la protezione civile ha tolto loro la dignità. Ho sentito tanti racconti, e vi giuro che sono in difficoltà a ripeterli. Queste persone, che spero non siano tutte uguali, sono state in grado di perseguire atteggiamenti non-umani.
Collegando le varie informazione ricevute, ti fai un’idea. La protezione civile, il Presidente del Consiglio, le aziende edilizie, la ricostruzione, la mafia in quanto tale, il denaro dei gratta&vinci, il famigerato progetto C.A.S.E., la propaganda e le bugie, il G8.

Photobucket

Non traggo conclusioni pubblicamente. Lancio un appello. Un appello umano, per farvi andare tutti a vedere, coi vostri occhi. Andateci, partite con Monique o anche senza. Perché più vedrete, più parlerete, più la gente saprà. E’ importante. Non ci costa nulla. Noi, che abbiamo ancora un tetto sopra la testa, che abbiamo ancora tutti i nostri parenti, che abbiamo ancora qualche soldo in tasca, che abbiamo ancora voce, perché non l’abbiamo persa tra le lacrime. Noi, abbiamo il dovere e il diritto di fare una semplice cosa: PARLARE. Le bugie si sconfiggono assieme, uniti, la visione che non puoi cancellare, l’idea che non puoi mettere a tacere, lo scempio che non puoi ignorare. Assieme, semplicemente parlando.
Andate all’Aquila, nelle cittadine limitrofe, scattate foto, scrivete articoli, commenti, usate i vostri blog, fatevi sentire. Io vi assicuro, chi visita quei luoghi, chi parla con quelle persone, non può dimenticare.
Non facciamo il grande errore di dimenticarci di 80.000 persone perché la televisione non ne parla. Non diamo potere al Grande Fratello. Non permettiamolo.

Grazie

Elisa Gianola

Photobucket

Permalink 4 commenti

Il silenzio regna sovrano

20 giugno 2010 at 14:03 (terremoto) (, , , , , )

A L’Aquila si è tenuta la più grossa manifestazione degli ultimi 50 anni, più grossa di quelle che alimentarono la faida tra la città e Pescara.

A L’Aquila il Sindaco Cialente si è tolto la fascia e ha sfilato stringendola in mano come segno di protesta (forse avrebbe dovuto strapparla).

A L’Aquila migliaia di manifestanti hanno bloccato l’autostrada in direzione Roma, sfilando pacificamente per riportare l’attenzione sulla loro città.

Quanti di voi hanno visto queste immagini nei telegiornali?

Quanti hanno visto Scodinzolini mandare in onda questa protesta?

Quanti sono convinti che l’emergenza sia finita? Che gli Aquilani stanno bene? Che tutti hanno un tetto?

Bene… se rispondete sì anche ad una sola di queste domande è giunta l’ora di farvi curare. Avete bisogno di una dose di realtà, in vena.

A L’Aquila non va bene un cazzo. Monique è appena tornata da quelle zone ed è sconvolta. Sconvolta perchè è tutto come lo ricordava, ma non dall’ultima volta in cui era scesa in quella terra martoriata, bensì uguale alla prima volta… il 25 aprile del 2009.

Quello poi che, ogni volta, sconvolge di più è quello che si scopre mettendo mano alla calcolatrice. Oggi Monique ha calcolato che l’importo delle tasse che gli Aquilani pagheranno è superiore all’investimento che il Governo ha fatto fino ad ora (già, a loro non è concesso di tenersi i soldini come successe dopo gli altri terremoti in Italia).

Vediamo di capire… le C.A.S.E. brutte, malfatte e mal posizionate, i villaggi dei M.A.P. e lo stradone nuovo di zecca costruito per Obama, sostanzialmente, se li pagano da soli?

Esatto.

Esiste ancora gente che ha il senso delle cose o no? E’ un’abominio! Abbiate il coraggio di guardare in faccia la realtà per quello che è, invece di credere alle favole che vi vengono raccontate. Ci sono dei fatti inconfutabili che solo chi è stupido o in totale malafede può negare.

A breve pubblicheremo le immagini dell’ultimo viaggio di Monique a L’Aquila e le piccole storie di chi l’ha accompagnata.

Diffondete queste notizie, l’emergenza non è finita.

Permalink 1 commento

Oh si sono svegliati!

11 giugno 2010 at 17:17 (terremoto) (, , , )

A dicembre questo blog scriveva degli, evidenti, problemi delle C.A.S.E.

a distanza di quasi 6 mesi si svegliano anche i quotidiani più blasonati e repubblica posta un articolo e una galleria fotografica.

Certo non possiamo che essere felici se un quotidiano nazionale riporta notizie di tale gravità, ma una domanda sorge spontanea… queste cose si trovano online, quindi senza nemmeno troppo sbattimento, da almeno 6 mesi, perchè aspettare così tanto?

E intanto ci sono ancora migliaia di persone senza un tetto…

Permalink 2 commenti