Di C.A.S.E. e di dovuto

16 dicembre 2009 at 12:20 (terremoto) (, , , , , )

Riportiamo una lettera di Samanta Di Persio, vorremmo fosse una lettera di gratitudine, ma non lo è. E’ semplicemente la somma di quello che andiamo ripetendo da mesi riguardo al progetto C.A.S.E., uno scempio inutile, costoso e, come si evince da questa lettera, pure costruito male…

“Ho aspettato otto mesi e mezzo. Non in silenzio, le prepotenze non mi sono mai piaciute fin da piccola. Ho scritto un libro “Ju tarramutu”, la vera storia del terremoto in Abruzzo. Non è vera perché la racconto io, ma i cittadini aquilani. Sei mesi di sciame sismico. Un territorio fortemente a rischio. Sei mesi per fare. Sei mesi per non fare niente. Non una prova di evacuazione, non una preparazione (quanto meno cosa sarebbe servito in caso di terremoto, coperte, torce, ecc). La notte alle 3.32 tutti fuori, così come eravamo nel letto: scalzi, in pigiama, con quello che capitava per le mani. E poi? Una marea di gente. Volontari per noi. L’assistenzialismo. Mentre in altre sedi si decideva del nostro futuro. Ho atteso più di otto mesi. Aspettavo con ansia quel tetto promesso. La promessa di tornare ad una vita, non uguale perché il cuore non dimentica, ma ad una vita. Sacrificio nella tenda. Io avevo la cistite. Che strazio alzarmi la notte, due, tre, quattro volte. Alla fine non ce l’ho fatta più. Quando potevo me ne andavo da mio nonno 80km da L’Aquila. Quando il sabato o la domenica potevo fare una doccia calda, mi sembrava una delle cose più belle. Provavo emozione, per una semplice e normale azione. Poi mi sono fatta coraggio ed ho deciso di tornare a casa mia. Sì, quella che tutto sommato il 6 aprile mi ha salvata la vita, anche se ormai è inagibile (toccherà pagarla e non poterne disporre). È stato tremendo distendersi sul letto dove sono stata svegliata dal terremoto,dal suo rumore, dal suo scuotimento. Ma volevo vincere. Altrimenti avrei lasciato L’Aquila, e forse non volevo questo. In attesa per quell’alloggio. Nell’attesa accade ciò che sentivo. Vado a sbattere con la macchina. Accade quando viaggi tutti i giorni, di notte, di mattina, quando la protezione civile non è stata in grado di darti soluzioni: “Siete automuniti, potete viaggiare”. Con la differenza che il mio viaggio non me lo rimborsa nessuno. Poi, ci siamo il piano c.a.s.e., le new town. Pensavo che con 700 milioni di euro ci fosse il deturpamento del paesaggio con case permanenti, ma appunto case. Invece mi ritrovo una palafitta in cemento. Senza balcone, senza una finestra nel bagno, per ora senza ascensore con una scala esterna in ferro simpatica da scendere con il ghiaccio, senza spazi per poter vivere come prima. Senza parcheggio, perché da quello che dovrebbe esserlo cola cemento, molte macchine sono state danneggiate. Io sono lì all’ultimo piano sperando che non piova acqua, come nella new town di Roio. Comincio a contare i giorni, nella speranza che si avvicini la data per poter tornare in casa mia. Quella che pagavo, quella che avevo scelto in base alle mia disponibilità economica e in base allo stile di vita, senza chiedere niente a nessuno. Perché nessuno chiede niente di più, semplicemente ciò che avevo.

Samanta Di Persio”

Coraggio Samanta, non può piovere per sempre…

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segnaliamo anche l’ultima idea geniale di Bertolaso, una ricostruzione che unisca il patrimonio storico de L’Aquila ad elementi moderni…
non bastava quell’abominio che è Berlino?

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5 commenti

  1. Alessio said,

    Basta Bertolaso! Fa più danni di un appestato in una colonia di lebbrosi!

  2. luca said,

    sa come se dice dalle parti mie…”se fa bene agli aseni,te tirano le zampate!!!!”…a buon intenditor poche parole…

    • raffaella said,

      luca, intendevi forse dire ” e che cazzo ‘sti aquilani non si accontentano mai hanno tutti una casa, tutto a posto tutto ricostruito, lavoro per tutti, tasse sospese, macerie tolte, beni culturali ed architettonici restaurati, centro storico agibile, tutto come prima del sei aprile……” hai proprio ragione siamo asini!
      peccato che la c.a.s.a. ce l’abbia solo una piccolissima parte di chi ne avrebbe effettivamente diritto, che molte aziende sono state costrette a chiudere, che la disoccupazione è aumentata spropositatamente, che la mia città sia acora un cumulo di macerie, che il popolo aquilano sia stato deportato lontano dal proprio nucleo e che quei pochi fortunati che ancora vivono nella periferia più estrema dell’aquila non abbiano più in’identità geografica….. buon natale a te !

      • M said,

        un applauso a Raffaella.

        Monique

  3. ANGELO said,

    BRAVA Raffaella hai veramente colto in pieno la situazione un aplauso clap clap clap clap…..

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