Siamo tutti con Angelo

29 dicembre 2009 at 16:48 (terremoto) (, , , , )

Vorrei un augurio, una preghiera, le dita incrociate, scongiuri, occhio malocchio prezzemolo e finocchio. Insomma qualunque cosa, anche solo un pensiero per il Sergente Maggiore Angelo Argenziano, una delle persone che più ha aiutato noi e gli abitanti del campo di Spogna e che, da 2 giorni, è ricoverato in ospedale.

Angelo è una persona solare e bellissima, non merita questo, come non lo meritano la sua famiglia e i suoi amici.
Noi di terremoto09, insieme a Marco, Catia, Lidia, Antonio, Dorina, Giovanni e tutti gli ex abitanti del campo San Giovanni ci stringiamo attorno ad Annarita e vogliamo che le giunga il nostro affetto e il nostro calore.

Per Angelo

Annarita… io arrivo presto 🙂

Monique

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Buon Natale?

26 dicembre 2009 at 18:02 (terremoto) (, , , , , , , , , )

Abbiamo pensato a lungo se fare un post con gli auguri di buon Natale. Riflettendoci però, anche alla luce di quanto segue, abbiamo concluso che non sarebbe stata una buona idea, ma sarebbe stata una grande presa per i fondelli nei confronti delle persone che vivono la tragedia de L’Aquila. Preferiamo tentare di aiutarle rendendo partecipi più persone possibili del dramma che esse vivono ogni giorno.

Da diverso tempo, da quando hanno iniziato a distribuire i famigerati appartamenti del progetto C.A.S.E., si sentono voci che raccontano che non è tutto oro ciò che luccica. Già diverse volte abbiamo parlato dei problemi legati a questo progetto, dalla mancanza di collaudi seri e certificati da enti autonomi, fino alle evidenti carenze strutturali.

Oggi vogliamo farvi vedere delle immagini che valgono più di mille parole o di mille racconti, video che rendono ancora di più l’idea. Ci auguriamo che abbiate la voglia e la pazienza per guardare tutti i video, fino in fondo, per farvi un’idea più chiara delle condizioni di queste C.A.S.E., di come sono stati ottenuti i terreni, di come vivono le persone che vi sono ospitate.

1 – in questo video viene fatta una panoramica sul progetto C.A.S.E., sul suo impatto e la sua pianificazione a livello urbanistico:

2 – come sono stati effettuati gli espropri dei terreni utilizzati per la costruzione delle C.A.S.E.:

3 – una famiglia ci mostra l’appartamento assegnatole… non è esattamente ciò che era stato pattuito:

Il Decreto Minist. Sanità del 5 luglio 1975 ART.3 recita: “l’alloggio monostanza, per una persona,deve avere una superficie minima, comprensiva dei servizi, non inferiore a mq 28, e non inferiore a mq 38, se per due persone

4 – il vento danneggia le C.A.S.E. con facilità, troppa facilità:

5 – i problemi agli impianti idraulici: docce mal assemblate e sporche…

… acqua sporca dai lavandini…

… e tubazioni scoperte ed esposte al gelo, con i risultati che possiamo immaginare:

Riassumiamo velocemente:

  • terreni espropriati in deroga ad ogni legge sull’esproprio ed ancora non pagati;
  • case che, al primo alito di vento, perdono pezzi (con i rischi connessi al fatto che ci sono pezzi di materiale edile che possono far del male a qualcuno o danneggiare auto e altri oggetti);
  • appartamenti di metratura insufficiente;
  • lavori, come si dice qui, fatti con i piedi;
  • gare di appalto per i lavori delle quali non si è capito nulla;
  • subbappalti in mano ad organizzazioni mafiose;

Tutto ciò per costruire 4500 appartamenti, con un costo di circa 800.000.000 di euro. Appartamenti che bastano appena per un terzo degli aventi diritto, circa 15000 persone. Questo, naturalmente, quando saranno completati, a febbraio… forse.

Intanto altre 20000 persone circa restano confinate anche a centinaia di kilometri dalla loro città, dal loro lavoro e dalla scuola, negli alberghi sulla costa, e rappresentano un enorme costo per lo stato, circa 1.000.000 di euro al giorno… calcolo semplice, visto che sono 20.000 persone per 50 euro al giorno.

Altre persone, circa 15000, sono rimaste escluse da questo piano e continuano a vivere in roulotte, camper, container e baracche, per non parlare di quelli che sono rientrati in case dichiarate non agibili.

Non finiremo mai di ribadire che non è questa la strada giusta per uscire da un dramma come quello che ha colpito questa città. Non ci stancheremo mai di dire che, con gli stessi soldi spesi per quegli aborti, che già cadono a pezzi, si potevano costruire M.A.P. in grado di ospitare il triplo delle persone.

Ma soprattutto… quando ci mettiamo d’impegno per far ripartire l’economia?

E in ultimo vogliamo rivolgerci a voi Aquilani, a voi che avete avuto un appartamento, un modulo abitativo provvisorio, a voi che siete negli alberghi.

Riteniamo sia ora di smettere di guardare ognuno al proprio orticello. Ci chiediamo con quale coraggio potete stappare quelle bottiglie di spumante e mangiare il panettone che avete trovato nelle vostre nuove case (sempre se l’avete trovato). Pensate mai ai vostri amici che una casa non ce l’hanno? Avete pensato di dividere ciò che avete con loro? Siete consapevoli che con i soldi che sono stati spesi per il vostro loculo si poteva dare una sistemazione dignitosa a 3 famiglie? Sapete che siete solo in 10.000 fortunati mentre altri 35.000 sono ancora senza nulla e in parecchi non avranno mai nulla?

Vi chiediamo un gesto, un gesto simbolico. Prendete quel panettone e quella bottiglia di spumante e riconsegnatela alla Protezione Civile. Portatela al DICOMAC allegando un biglietto dove spiegate che sarete lieti di bere e di mangiare quando TUTTI gli Aquilani avranno un tetto. E se decidete di farlo, filmatevi… e mettete il filmato su youtube, noi li diffonderemo.

Tirate fuori un briciolo di orgoglio…

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Ancora bugie, ma iniziamo a stancarci sul serio

21 dicembre 2009 at 21:38 (terremoto) (, , , , , , )

Qui Monique. Non ho la televisione a casa, quindi capita che io mi perda perle come quelle pronunciate dall’onnipresente Bertolaso due sere fa al TG2. Con espressione angelica il Berty nazionale ci comunica questi dati:

  • 17.000 persone già alloggiate nelle C.A.S.E.;
  • 18.000 già alloggiate o da finire da alloggiare nei M.A.P.;

Il suo compito è terminato, dice.

Tanto per cambiare noi abbiamo dati differenti…

  • meno di 10.000 persone nelle C.A.S.E. e dopo discuteremo dello stato delle stesse;
  • meno di 5.000 nei M.A.P.;
  • 22.000 persone sfollate al mare, o comunque in località lontane, quasi tutte con case che presentano danni leggeri;
  • emergenza ancora in atto e, date le temperature, ancora più emergenza;
  • economia Aquilana devastata.

Questo post mi risulta ostico da scrivere, non so veramente da dove partire… partiamo allora dalle famigerate C.A.S.E. di cui tanto si parla e di cui molto si è scritto e celebrato a sproposito. Iniziamo con qualche foto:

Queste sono le C.A.S.E. come ci vengono mostrate in tv o sui giornali. Analizziamole da vicino: appartamento per 4 persone, meno di 50 mtq., una camera da letto e un divano letto in soggiorno. Ogni appartamento è arredato in modo identico agli altri, corredato di ogni cosa dalle lenzuola ai piatti, dagli asciugamani ai vasi da fiori. Qualcuno potrebbe pensare che questa è una bella cosa, nessuno può lamentarsi che altri abbiano avuto di più. Invece è la morte della libera scelta. Molte di queste persone avrebbero certamente gradito di più un buono acquisto che gli permettesse, almeno, di scegliersi le suppellettili, magari non tutti amano le lenzuola bianche o i piumoni norvegesi. Qualcuno avrebbe scelto dei coltelli di un tipo, altri diversi. In ogni caso la scelta di un buono acquisto, presso uno o più negozi aquilani, avrebbe favorito, pur in minima parte, l’economia della città stessa.

Ci si ritrova invece in una struttura standardizzata, proveniente da fuori regione, che nulla di buono ha apportato all’economia della città, e che finisce per standardizzare gli stessi occupanti. Il libero arbitrio non esiste più, nemmeno sulla scelta della ciotola per le insalate. Non so nemmeno se valga la pena parlare degli spazi, basta guardare nella foto della camera il passaggio intorno al letto.

Andando oltre vediamo come si comportano queste C.A.S.E. alla prova inverno; in alcune strutture non si può parcheggiare negli appositi posti auto sottostanti la struttura. Perchè? Purtroppo i lavori fatti in fretta spesso sono fatti male, capita quindi che il cemento della struttura coli sulle macchine parcheggiate rovinandole… i più fortunati hanno solo dovuto sostituire i cristalli.

In uno dei complessi di Bazzano, dove a parte i pilastri portanti c’è solo cartongesso, da un appartamento d’angolo è possibile sentire ciò che accade in ogni altro appartamento della palazzina. Le chiamano pareti di cartavelina… la privacy è un optional e pare di essere tornati nelle tende, dove quando uno russava tre tende oltre la tua si resta comunque svegli.

A Preturo ci viene segnalato un appartamento nel quale, con riscaldamento al massimo, non si riescono a superare i 15°; il problema è lo stesso di prima, cartongesso al posto di cemento. Sempre nello stesso condominio ci segnalano infiltrazioni di acqua tra struttura portante e pareti… indovinate di che materiale? Ma sempre il cartongesso!

Un discorso a parte meritano queste foto, che ci arrivano dal complesso di S.Antonio:

Photobucket

Photobucket

Queste sono le immagini di un bagno, nuovo, in un appartamento del progetto C.A.S.E.. Quando le ho viste ho pensato fossero le solite infiltrazioni di acqua che tanti residenti di questi appartamenti strafighi ben conoscono, e invece no. E’ semplicemente l’intonaco fatto male, che si sgretola… li chiamano complessi durevoli, ma stanno già cadendo a pezzi dopo nemmeno un mese.

E teniamo sempre a mente l’economia della città, nella quale il 65% delle vecchie attività commerciali, industriali ed artigianali sono ancora chiuse…

Eh già Berty, l’emergenza è proprio finita…

Edit: lo stavo già per postare, ma leggo sul Il Capoluogo:

“…nel telegiornale di Canale 5 dell’ora di pranzo del 20 dicembre, il cronista nel riportare la notizia dello stile di vita delle città italiane, a conclusione della stessa ha affermato, “…anche a L’Aquila, dopo il sisma, è migliorato il livello di vita”. Stop, fine del servizio.”

Ecco, io non auguro mai il male a nessuno, ma a questa giornalista, al suo redattore e ad ogni persona coinvolta in questa roba abominevole, auguro di passare 15 giorni, sotto la neve, con temperature ben sotto lo 0, in un pollaio, come fa ogni giorno Linda con la sua famiglia, riscaldandosi con una stufetta a gas e vivendo tutto il giorno dentro un sacco a pelo. O in alternativa in un container da cantiere, che con la stufetta al massimo raggiunge i 9°, magari dovendo anche percorrere 40 km per andare al lavoro nel traffico pazzesco de L’Aquila, che ti fa rimpiangere Milano. Così magari capiranno bene la qualità della vita a L’Aquila.

TG5, siete un branco di buffoni, non che mi aspettassi altro, ma un minimo di dignità ritrovatela, per voi stessi, se fossi figlia di uno di voi mi vergognerei come una ladra!

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Di C.A.S.E. e di dovuto

16 dicembre 2009 at 12:20 (terremoto) (, , , , , )

Riportiamo una lettera di Samanta Di Persio, vorremmo fosse una lettera di gratitudine, ma non lo è. E’ semplicemente la somma di quello che andiamo ripetendo da mesi riguardo al progetto C.A.S.E., uno scempio inutile, costoso e, come si evince da questa lettera, pure costruito male…

“Ho aspettato otto mesi e mezzo. Non in silenzio, le prepotenze non mi sono mai piaciute fin da piccola. Ho scritto un libro “Ju tarramutu”, la vera storia del terremoto in Abruzzo. Non è vera perché la racconto io, ma i cittadini aquilani. Sei mesi di sciame sismico. Un territorio fortemente a rischio. Sei mesi per fare. Sei mesi per non fare niente. Non una prova di evacuazione, non una preparazione (quanto meno cosa sarebbe servito in caso di terremoto, coperte, torce, ecc). La notte alle 3.32 tutti fuori, così come eravamo nel letto: scalzi, in pigiama, con quello che capitava per le mani. E poi? Una marea di gente. Volontari per noi. L’assistenzialismo. Mentre in altre sedi si decideva del nostro futuro. Ho atteso più di otto mesi. Aspettavo con ansia quel tetto promesso. La promessa di tornare ad una vita, non uguale perché il cuore non dimentica, ma ad una vita. Sacrificio nella tenda. Io avevo la cistite. Che strazio alzarmi la notte, due, tre, quattro volte. Alla fine non ce l’ho fatta più. Quando potevo me ne andavo da mio nonno 80km da L’Aquila. Quando il sabato o la domenica potevo fare una doccia calda, mi sembrava una delle cose più belle. Provavo emozione, per una semplice e normale azione. Poi mi sono fatta coraggio ed ho deciso di tornare a casa mia. Sì, quella che tutto sommato il 6 aprile mi ha salvata la vita, anche se ormai è inagibile (toccherà pagarla e non poterne disporre). È stato tremendo distendersi sul letto dove sono stata svegliata dal terremoto,dal suo rumore, dal suo scuotimento. Ma volevo vincere. Altrimenti avrei lasciato L’Aquila, e forse non volevo questo. In attesa per quell’alloggio. Nell’attesa accade ciò che sentivo. Vado a sbattere con la macchina. Accade quando viaggi tutti i giorni, di notte, di mattina, quando la protezione civile non è stata in grado di darti soluzioni: “Siete automuniti, potete viaggiare”. Con la differenza che il mio viaggio non me lo rimborsa nessuno. Poi, ci siamo il piano c.a.s.e., le new town. Pensavo che con 700 milioni di euro ci fosse il deturpamento del paesaggio con case permanenti, ma appunto case. Invece mi ritrovo una palafitta in cemento. Senza balcone, senza una finestra nel bagno, per ora senza ascensore con una scala esterna in ferro simpatica da scendere con il ghiaccio, senza spazi per poter vivere come prima. Senza parcheggio, perché da quello che dovrebbe esserlo cola cemento, molte macchine sono state danneggiate. Io sono lì all’ultimo piano sperando che non piova acqua, come nella new town di Roio. Comincio a contare i giorni, nella speranza che si avvicini la data per poter tornare in casa mia. Quella che pagavo, quella che avevo scelto in base alle mia disponibilità economica e in base allo stile di vita, senza chiedere niente a nessuno. Perché nessuno chiede niente di più, semplicemente ciò che avevo.

Samanta Di Persio”

Coraggio Samanta, non può piovere per sempre…

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segnaliamo anche l’ultima idea geniale di Bertolaso, una ricostruzione che unisca il patrimonio storico de L’Aquila ad elementi moderni…
non bastava quell’abominio che è Berlino?

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Cittadini per i cittadini

15 dicembre 2009 at 14:02 (terremoto) (, , , , )

Finalmente prende vita un’associazione di Aquilani per gli Aquilani. dopo mesi trascorsi tra immobilismo, rassegnazione e speculazioni ora c’è un progetto.

Noi di terremoto09 sosteniamo questa inizativa e vi invitiamo a cercare informazioni tramite il blog di Anna o la pagina facebook collegata.

In bocca al lupo e, se c’è bisogno di una mano, noi ci siamo.

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