L’Aquila è morta

18 novembre 2009 at 08:14 (terremoto) (, , , )

Sono tornata in centro a L’Aquila. Ho scattato numerose foto e ho deciso di pubblicarne alcune qui, non per fare turismo sulle macerie, ma per dimostrarvi che, negli ultimi sette mesi, poco o nulla è cambiato. Oltre a ciò che ho visto, devo ammetterlo, la cosa che più mi ha sconvolta è stata la conversazione con un capitano dell’esercito, conosciuto sul posto, che mi ha fornito alcuni dati ed alcuni spunti di riflessione.

All’indomani del terremoto del 6 aprile fu chiamata una commissione di esperti per valutare i danni e fornire stime certe su tempistiche e spese per il recupero della città. Attenzione: stiamo parlando del solo centro storico de L’Aquila.

La stima dice 50.000.000.000 di euro e 20 anni di lavoro.

Leggiamo quel numero: 50 miliardi di euro. In lire sarebbero 96.813.500.000.000. Riuscite a leggerlo? Sono 96 mila 813 miliardi e 500 milioni di lire. Nel decreto Abruzzo il Governo ha previsto lo stanziamento di 5,8 miliardi di euro (questo si riesce a leggerlo senza sforzo), spalmati da ora al 2032… il 10% della cifra che servirebbe, finanziata con i Gratta e Vinci.

Tutti questi calcoli per dire cosa? Che non c’è nessuna possibilità di ricostruire la città com’era, anche se esistesse una volontà di farlo che sembra spesso mancare. Non ci sono soldi nemmeno per ricostruire in parte, alla luce di questa stima. Non esiste alcuna volontà di mettere le mani sul centro de L’Aquila.

Il dato dei 20 anni è altrettanto conclusivo. Quale città al mondo potrebbe resistere 20 anni in attesa di essere rimessa in piedi? Tempo fa dissi, sperando non fosse vero e lanciando una provocazione, “L’Aquila è la nuova Pompei”, e purtroppo avevo azzeccato la previsione…

Due cose saltano immediatamente agli occhi guardando queste immagini: la città deserta, nessun civile, solo qualche pattuglia di polizia o militari. Un senso di abbandono devastante che, unito al silenzio che c’era, ti fa pensare di essere in una città fantasma. Ci sono le impalcature… tante, ovunque. Ho chiesto se fossero state messe per poi tentare, in primavera, il recupero degli edifici. Mi è stato risposto che quelli sono gli edifici da abbattere, sono tamponature che servono a far sì che non crollino palazzi in testa alle pattuglie antisciacallaggio.

E come si può intuire dalle foto, di palazzi troppo malridotti ce ne sono tantissimi. Vista così, L’Aquila è già morta.

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15 commenti

  1. raffaella said,

    non posso crederci, non voglio, si deve fare qualcosa, io non lo accetto, l’aquila è una parte di me non puo morire, io devo tornare a passeggiare per i suoi vicoli, ad incontrare persone, a ricordare la mia adolescenza ascoltando i suoi rumori e le sue voci. no, non può restare così, non ci voglio credere.

  2. M said,

    http://www.laquilanuova.org/?p=12129

    dicono che riconsegnano ai cittadini mezzo centro storico…
    le foto le vedete, sono partita proprio da fontana luminosa e poi il corso Vittorio Emanuele ecc… gli Aquilani riconosceranno le loro strade.

    vi restituiscono un cadavere senza nemmeno tentare la rianimazione. ci sarebbe da ridere se non avessi le lacrime agli occhi.

    Monique

    • laquila332 said,

      Non ti fermare al solo titolo di testa (quello scritto grande in alto!). Se leggi tutto, dopo l’elenco delle zone riaperte, c’è scritto (testualmente riporto con un copia-incolla):
      “Tale nuova perimetrazione – è scritto nell’ordinanza – è finalizzata al solo obiettivo di riaprire zone della città, per consentire l’accesso agli edifici classificati agibili ovvero agibili con modesti provvedimenti (esiti A, B e C), nonché per l’accesso libero alle ditte private che intendono dare avvio dei lavori di riparazione e ricostruzione.”

      Guarda oltre la punta del tuo nasino . . . .

      Riferimento: http://www.laquilanuova.org/?p=12129

      • M said,

        non ho solo letto l’articolo, ho visto con i miei occhi.

        Monique

        • laquila332 said,

          Allora comprati un paio di occhiali, quelli fatti con i fondi di bottiglia !!! :-O

  3. luka said,

    Ciao ragazze, seguo spesso il vostro blog e, leggere questo articolo, è stato per me un colpo al cuore. Ho vissuto da studente al’Aquila, gli anni migliori della mia vita. Mi sono laureato 7 giorni prima del terremoto. Sono partito per la Spagna, dove adesso vivo e lavoro, dopo nemmeno 3 settimane. Io l’Aquila me la ricordo come una città piena di vita, grazie ai suoi studenti universitari. Ora è una città morta, anzi morta 2 volte. La prima volta l’ha uccisa la natura, la seconda volta l’ha uccisa questo governo con le new town.
    Ed è incredibile come, fuori dal contesto abruzzese, vengano attribuiti i meriti della ricostruzione a Mr. B, quando invece si dovrebbe parlare di vera e propria distruzione.
    Auguro a tutti gli aquilani tempi migliori di questi, già che peggio di così penso non possa andare… saluti!

    • laquila332 said,

      Oh sì, peggio di così è l’Umbria del terremoto 1997. Andate a vedere e poi ne riparleremo . . . .

      • M said,

        io sono andata…

        • laquila332 said,

          . . . e non hai visto che esiste ancora la zona rossa di Nocera Umbra !!!
          Guarda meglio . . .Anzi no: è inutile, perché tanto anche se, su cento persone, le 99 del posto, quindi con esperienza diretta, dicono “bianco”, c’è sempre una persona che, per partito preso e senza esperienza diretta, dirà sempre “nero”.

          • M said,

            Secondo questa logica, dunque, siccome le cose in Umbria non sono andate come dovevano, allora anche a L’Aquila deve accadere lo stesso? Non capisco dove vuoi arrivare…

            Marta

            • laquila332 said,

              Voglio dire semplicemente che se ci lamentiamo, quì a L’Aquila, dopo tutto quello che è stato fatto e si sta facendo, paragonando la nostra situazione dopo quasi 9 mesi, rispetto ai 12 anni dell’Umbria, allora i poveri umbri cosa dovrebbero fare?
              Io sono ottimista ma si sa che per alcuni, che vedono solo buio, L’Aquila è già una città morta, non c’è più economia, non ci sono più scuole, il centro storico è fantasma, non esiste più il futuro; a queste persone allora dico di trovare una sistemazione fuori L’Aquila, il più lontano possibile.
              La realtà indiscussa (basta andare e vivere un po’ a L’Aquila, non a Parigi), è che L’Aquila è sì ferita, ma come tutte le ferite, anche questa si rimarginerà; l’economia è già ripartita, grazie ai veri aquilani, già dal 7 aprile (ovviamente non tutta, cribbio!); in 40 giorni (proprio 40 giorni, non c’è errore di battitura), sono stati realizzati 5 complessi scolastici antisismici solo in via Ficara; la ricostruzione nel centro storico, anche se lentamente, è già partita, ma è logico prevedere tempi lunghi, del resto si sta parlando dell’Aquila non di Borgo Torretta!; ed il futuro continua ad esistere, almeno per le persone che riescono, ancora, a vedere e ad apprezzare la luce del sole.

              • M said,

                continua a guardare al tuo orticello e non lamentarti…

                Monique

                • laquila332 said,

                  infatti non mi lamento . . . anzi . . .

  4. ipocrisia said,

    l’aquila aveva difficoltà economiche e sociali già prima del terremoto, e adesso non vedo come si possa ripartire, non è pessimismo è semplicemente essere oggettivi, prima che si vedano dei risultati concreti, almeno per quanto la ricostruzioni, ci vorranno vent’anni e forse più…..chi ha vent’anni da sacrificare per una città che è certo che subirà altri terremoti violenti, non lo dico io, ma geologi e studiosi di terremoti.
    se si vuole fare qualcosa di concreto almeno per il momento si deve costruire una nuova città più sicura e funzionale, non ricostruire palazzi e chiese che subiranno nuovi danni al prossimo terremoto

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