L’Aquila: Cittadinanza Onoraria a Terremoto09

24 novembre 2009 at 21:10 (terremoto) (, , , , )

C’è chi su Facebook invoca la cittadinanza onoraria per Bertolaso…

Vediamo le motivazioni: “Il dramma del 6 Aprile ha cambiato le nostre vite in modo irreversibile. Dal 7 Aprile Guido Bertolaso è stato” uno di noi” e la Protezione Civile, da lui coordinata, ci ha dato speranza di rinascita. Grazie Guido Bertolaso da tutti gli aquilani! Se non si da la cittadinanza onoraria a Bertolaso mi dite a chi si da????? Prima che vada in pensione, L’Aquila deve riconoscere a Bertolaso la cittadinanza onoraria.”

Stando così le cose, crediamo di averne diritto pure noi!

Ecco quindi che è stato creato un gruppo su Facebook anche per Terremoto09.

La motivazione: “Il dramma del 6 Aprile ha cambiato le nostre vite in modo irreversibile. Dal 25 Aprile Terremoto09 è stato” uno di noi” e gli aiuti, da lui coordinati, ci hanno dato speranza di rinascita. Grazie Terremoto09 da tutti gli aquilani! Se non si da la cittadinanza onoraria a Terremoto09 mi dite a chi si da????? Vorrete mica darla a Bertolaso?”

Aggiungo solo che ci sono tanti altri gruppi che ne avrebbero diritto, cito a titolo esemplificativo Epicentro Solidale o i vari Meetup che hanno operato nel cratere.

Aderite numerosi!!!

Ogni tanto si deve pur scrivere qualche stupidata, no? 😉

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Piccole, continue, manipolazioni della realtà

18 novembre 2009 at 18:11 (terremoto) (, , , , , )

Ieri pomeriggio ho notato questa notizia flash nella home di Repubblica:

Photobucket

Una grossa incongruenza salta subito all’occhio. A L’Aquila NON si sta ricostruendo, si sta costruendo, che è una cosa ben diversa. Nulla di ciò che è stato danneggiato dal terremoto è ancora stato rimesso in piedi.

Ho deciso di andare a verificare personalmente ciò che dice l’articolo del New York Times citato, e questo è ciò che ho trovato e tradotto (la versione originale si trova qui). Potete verificare personalmente ciò che riporto, se masticate l’inglese. La frase riportata dalle agenzie italiane c’è e l’ho evidenziata in grassetto, ma è seguita da una serie di considerazioni di tenore ben diverso.

[…]

Il governo ha costruito centinaia di nuovi appartamenti in tempi record rispetto alle risposte date ad altri disastri del passato in Italia. Oggi 5.400 persone vivono in nuovi alloggi, numero destinato a salire a 17.000 a gennaio secondo le stime della Protezione Civile.

Tuttavia i problemi sono assai più profondi. Il terremoto ha distrutto l’economia della regione. Migliaia di imprese sono chiuse. Quasi un quarto degli 80.000 residenti de L’Aquila riceve i sussidi di disoccupazione governativi, comunicano i funzionari, mentre più di 20.000 sono sparsi per la regione in sistemazioni provvisorie, tra questi 13.000 negli alberghi e 8.000 in case sulla costa adriatica. Alcuni vivono nelle proprie seconde case.

L’università de L’Aquila, un pilastro dell’economia locale, ha perlopiù riaperto i battenti, ma i suoi 28.000 studenti hanno perso la loro città universitaria. Senza alcun centro storico o base economica, gli esperti avvertono sul rischio di una depopolazione radicale. “Sto combattendo per far si che le persone non lascino definitivamente L’Aquila”, dice Stefania Pezzopane, la presidente della provincia.

In condizioni ancora peggiori sono i quasi 800 sfollati che vivono in sistemazioni di fortuna. [nota: a noi risultano essere di più].

[…]

La basilica [nota: Santa Maria di Collemaggio] è uno dei 45 monumenti per i quali il governo italiano sta raccogliendo fondi per il restauro, molt sono nel centro storico de L’Aquila, le cui innumerevoli rovine sono sorvegliate dalla polizia e chiuse al pubblico. Il dibattito su come ristrutture la città, una volta pittoresca, è intenso, e gli esperti stimano che ci vorranno anni per decidere come procedere.

[…]

A voi le conclusioni.

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L’Aquila è morta

18 novembre 2009 at 08:14 (terremoto) (, , , )

Sono tornata in centro a L’Aquila. Ho scattato numerose foto e ho deciso di pubblicarne alcune qui, non per fare turismo sulle macerie, ma per dimostrarvi che, negli ultimi sette mesi, poco o nulla è cambiato. Oltre a ciò che ho visto, devo ammetterlo, la cosa che più mi ha sconvolta è stata la conversazione con un capitano dell’esercito, conosciuto sul posto, che mi ha fornito alcuni dati ed alcuni spunti di riflessione.

All’indomani del terremoto del 6 aprile fu chiamata una commissione di esperti per valutare i danni e fornire stime certe su tempistiche e spese per il recupero della città. Attenzione: stiamo parlando del solo centro storico de L’Aquila.

La stima dice 50.000.000.000 di euro e 20 anni di lavoro.

Leggiamo quel numero: 50 miliardi di euro. In lire sarebbero 96.813.500.000.000. Riuscite a leggerlo? Sono 96 mila 813 miliardi e 500 milioni di lire. Nel decreto Abruzzo il Governo ha previsto lo stanziamento di 5,8 miliardi di euro (questo si riesce a leggerlo senza sforzo), spalmati da ora al 2032… il 10% della cifra che servirebbe, finanziata con i Gratta e Vinci.

Tutti questi calcoli per dire cosa? Che non c’è nessuna possibilità di ricostruire la città com’era, anche se esistesse una volontà di farlo che sembra spesso mancare. Non ci sono soldi nemmeno per ricostruire in parte, alla luce di questa stima. Non esiste alcuna volontà di mettere le mani sul centro de L’Aquila.

Il dato dei 20 anni è altrettanto conclusivo. Quale città al mondo potrebbe resistere 20 anni in attesa di essere rimessa in piedi? Tempo fa dissi, sperando non fosse vero e lanciando una provocazione, “L’Aquila è la nuova Pompei”, e purtroppo avevo azzeccato la previsione…

Due cose saltano immediatamente agli occhi guardando queste immagini: la città deserta, nessun civile, solo qualche pattuglia di polizia o militari. Un senso di abbandono devastante che, unito al silenzio che c’era, ti fa pensare di essere in una città fantasma. Ci sono le impalcature… tante, ovunque. Ho chiesto se fossero state messe per poi tentare, in primavera, il recupero degli edifici. Mi è stato risposto che quelli sono gli edifici da abbattere, sono tamponature che servono a far sì che non crollino palazzi in testa alle pattuglie antisciacallaggio.

E come si può intuire dalle foto, di palazzi troppo malridotti ce ne sono tantissimi. Vista così, L’Aquila è già morta.

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La Protezione (in)Civile dichiara finita l’emergenza

17 novembre 2009 at 13:27 (terremoto) (, , , , )

Sono appena tornata da L’Aquila, sono tornata “scossa” come si dice dalle mie parti.
Sono tornata carica di notizie, nessuna delle quali è una buona notizia.
Partirei dalla circolare della Protezione Civile che dichiara la fine dell’emergenza, la allego così potete leggerla da soli. Malgrado siate in grado di pensare vorrei darvi comunque qualche spunto di riflessione:
1000 persone ancora in tenda;
circa 20.000 in albergo ad un centinaio abbondante di km;
circa 4000 le persone che hanno preso possesso di una delle case del progetto C.A.S.E.;
circa 2500 le persone che sono entrate in un M.A.P.;
almeno 15000 le persone che vivono oltre i limiti, in case non agibili o pericolanti per non essersi lasciate deportare;
16000 iscritti all’università a fronte di circa 400 posti letto a prezzo convenzionato;
l’80% delle attività commerciali chiuse;
tempi di consegna del progetto C.A.S.E. che slittano fino a febbraio 2010.

dovendo postare le immagini molto grandi vi invito a copiare ed incollare i link su una scheda del vostro browser
http://yfrog.com/j5pagina1j
http://yfrog.com/58pagina2vj
http://yfrog.com/05pagina3nzj

Questa circolare, giunta via fax il 12 novembre, ma si rifà addirittura ad una nota di ottobre. Ottobre non era mica il mese dello svuotamento forzato dei campi? Quel mese nel quale le forze dell’ordine (quale ordine non è dato sapere) si presentavano nelle tende e buttavano fuori le persone smontandogliele sulla testa e tenendo le mani appoggiate sui manganelli?
Ora mi sorge pure una domanda spontanea: sarà un caso che Manganelli sia anche un cognome?
Dichiarare la fine dell’emergenza con una città intera in queste condizioni è una cosa folle e delirante. Chi ha firmato la circolare, Bernardo de Bernardinis, dovrebbe sottoporsi, a mio modesto parere, spontaneamente, ad un ricovero in un reparto di psichiatria o, in alternativa, consegnarsi, sempre spontaneamente, alle forze dell’ordine (quello vero) denunciandosi per truffa ai danni di Stato e cittadini. Non è che ci siano grandi alternative… o è pazzo, quindi vede cose che non ci sono, o è in malafede.

Monique piuttosto scossa vi rimanda alla prossima puntata

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Una giornata in Università a Padova

16 novembre 2009 at 15:26 (terremoto) (, , , , , )

Lunedì 9 novembre siamo state ospiti dell’Università di Padova. Damiano Fanni, un dottorando dello IUAV, dopo averci visto al Veneziacamp ci ha contattato, sia per un forum di discussione sulla E-democracy, sia per una lezione alla Facoltà di Scienze Politiche, nel corso di Scienze dell’Amministrazione del Prof. Giuseppe Gangemi.

Al mattino, il forum ci ha permesso di confrontarci con realtà diverse da noi, ma tutte con problemi analoghi ai nostri: Radio Bue, la radio degli studenti dell’Università di Padova, il meetup di Beppe Grillo di Belluno e i blogger di Come2Discuss.

Nel pomeriggio abbiamo invece tenuto la lezione: il tempo previsto era di due ore, davanti ad un’aula gremita ed interessata. Siamo partite spiegando cosa è stato il terremoto: sembra strano, ma ancora molte persone non hanno idea di cosa abbia provocato quel movimento di nemmeno trenta secondi. Abbiamo poi raccontato la nostra volontà di partire ed i problemi incontrati (i nostri lettori fedeli già li conoscono, nel blog c’è tutto).

Non è stato facile condensare in due ore tutto quello che abbiamo fatto, che abbiamo cercato di fare e quello che ci è stato impedito di fare. Non è semplice far capire come ci si sente quando sei certo di stare nel giusto, ma vieni criminalizzato solo perchè non sei allineato. Tutto sommato però ci pare che gli studenti abbiano capito bene 🙂 Ci sono stati tante domande e tanti interventi, che hanno portato a sforare l’orario concordato, così ci siamo dilungate quasi oltre le tre ore (e dobbiamo ringraziare il Professore che doveva tenere la lezione successiva che, gentilissimo, ci ha ceduto il suo spazio:)

In aula c’erano anche tre ragazzi che sono stati volontari nel campo di San Biagio di Tempera, altro campo dove la gestione della Protezione Incivile è giunta con notevole ritardo. E’ stato interessante confrontarsi con loro, che avevano forse più chiaro degli altri com’è la situazione a L’Aquila, avendola sperimentata in prima persona.

Vorremmo ringraziare moltissimo il Professor Gangemi per l’occasione che ci ha dato, e speriamo di fare una buona figura a Venezia, al forum Demotopia, al quale siamo state invitate e durante il quale Monique farà un intervento nello spazio dedicato alla E-Democracy. Ringraziamo anche Damiano, per averci notate e proposte.

Vi alleghiamo la presentazione che abbiamo usato durante la lezione, sperando che possa servire come traccia per capire come si è svolta.

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Ju Tarramutu

13 novembre 2009 at 21:05 (terremoto) (, , , , , )

Non abbiamo mai sponsorizzato nessuno, ma stavolta ci pare cosa buona e giusta.
Dall’autrice di “morti bianche”, Aquilana e terremotata un libro inchiesta che tutti dovrebbero leggere.

Titolo: Ju tarramutu. La vera storia del terremoto in Abruzzo
Autore: Samanta Di Persio
Prefazione: Beppe Grillo
Casa editrice: Casaleggio Associati

Con le testimonianze inedite dei Vigili del fuoco intervenuti a poche ore dal sisma

Ju tarramuto è un insieme di testimonianze di cittadini terremotati raccolte dalle scrittrice aquilana Samanta Di Persio. Il viaggio nella città distrutta dal sisma del 6 aprile inizia da ottobre 2008, quando ci furono le prime scosse. I giornali locali dal 14 dicembre hanno iniziato a riportare fedelmente l’intensità delle scosse. Per quattro mesi gli aquilani hanno convissuto con la terra che tremava, almeno due o tre volte al giorno. Giampaolo Giuliani, tecnico dell’istituto di fisica nucleare del Gran Sasso, a marzo incomincia a rendere pubblici i suoi studi sul radon e quindi la pericolosità di una scossa forte. Inizia a diffondersi il panico nella città. Molte famiglie dormono in macchina per la paura. Il pomeriggio del 30 marzo c’è la scossa più forte fino a quel momento: magnitudo 4. Viene avvertita da tutta la popolazione. La gente si riversa nelle strade. Il traffico va in tilt. Il prefetto dell’Aquila indice una riunione per il giorno dopo con la Commissione grandi rischi, la Protezione civile, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ed i rappresentanti degli Enti locali. Si aspetta ansiosi l’esito del vertice, al quale i sismologi del posto non vengono invitati. Il 1° aprile la stampa riporta: “Nessun pericolo, i terremoti non si possono prevedere.” Intanto il sindaco ha disposto la chiusura di alcune scuole, perché avevano riportato dei danni. I Vigili del fuoco raccontano che sono intervenuti in abitazioni private, già prima del 6 aprile, eppure quella notte erano solo in 13. 307 le vittime. Sarebbero state di più se fosse avvenuto di giorno. Sarebbero state di più se non avessero dormito in macchina. Dopo quattro mesi di sciame sismico non c’erano presidi, punti di raccolta. In ospedale non era mai stata fatta un’esercitazione di evacuazione. Gli edifici pubblici, le scuole sono crollate quasi tutte. Eppure si potevano evitare i morti ed i danni. Il fisico Gaetano De Luca aveva scoperto già dal 1996 che L’Aquila era costruita su un suolo che accelerava la forza del terremoto. La regione aveva commissariato ad Abruzzo Engeneering il censimento delle strutture da consolidare: 149 edifici pubblici e 139 scuole. Il rapporto costato 5 milioni di euro è finito in un cassetto. Mentre il centro storico è zona rossa, il Governo e la Protezione civile decidono come sistemare gli sfollati. Metà popolazione nelle tende, metà negli alberghi della costa abruzzese. Se inizialmente questa divisione è una necessità, successivamente sarà strategico. I cittadini vengono tenuti lontani dalla discussione per la ricostruzione della città. Le decisioni arrivano dall’alto. Non una new town, ma diciannove new town. Il piano C.a.s.e. prevede alloggi per coloro che hanno perso la casa, prima tremila abitazioni, poi con una sveltina si arriva a quattromilacinquecento. Non si vuole fare un’altra Irpinia. Ma alla fine i conti non tornano. Dopo aver speso settecento milioni di euro, le case non bastano. Si chiedono casette di legno e container. Dall’altra parte ci sono coloro che hanno le abitazioni con danni lievi. Non possono rientrare perché la burocrazia e farraginosa e lenta. E poi gli unici soldi che il Governo aveva messo a disposizione sono stati utilizzati per il piano C.a.s.e. Nel libro la parola ad esperti che spiegano come poteva essere gestita l’emergenza: la soluzione governativa non era l’unica e soprattutto non è stata la più giusta.

il libro è acquistabile online sul sito http://www.beppegrillo.it e noi ne raccomandiamo l’acquisto.

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Fuori uno

11 novembre 2009 at 10:18 (terremoto) (, , , , , , )

Berty se ne va in pensione: era ora che si togliesse da un incarico che non ha saputo ricoprire. Quello che disturba è che la pensione di Berty la pagheremo noi. La pagheremo per qualcuno che è stato solo un piccolo dittatore agli ordini di un piccolo aspirante dittatore (e già questo ha dell’assurdo).

Pagheremo per qualcuno che non ha saputo gestire nulla, ha semplicemente imposto la volontà superiore senza nessuna trattativa, calpestando la società civile con la sua creatura, la Protezione Incivile.

Siamo reduci da un forum sui rapporti tra società civile ed Istituzioni; un solo dato è emerso con certezza ascoltando i partecipanti. Le Istituzioni funzionano solo in regime dittatoriale. La Protezione Incivile ne è il più fulgido esempio e, soprattutto a Napoli ed in Abruzzo, credo se ne siano accorti. Mi auguro che Palermo riesca a sfuggire alla sua mannaia.

Berty ha solo 59 anni… attendiamo con ansia il “pensionamento” del suo diretto superiore decisamente più anzianotto (anche se pare il contrario).

Edit: mi segnala Cristian Bonvissuto
“per correttezza: precisazione testuale dal Sole: Si avvarrà della possibilità data dalla stessa legge ai funzionari pubblici di dedicarsi ad attività di volontariato continuando a percepire il 70% del suo ultimo stipendio. C’è bisogno di un’autorizzazione del “datore di lavoro” pubblico per fare questo passaggio: in questo caso, la presidenza del consiglio ha già autorizzato.”

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Le morti più assurde

4 novembre 2009 at 12:16 (terremoto)

Quante volte, leggendo i giornali o seguendo le notizie dei telegiornali, ci siamo chiesti: ma come si fa, nel 2009, a morire intossicati da una stufa? Di solito sono notizie che riguardano la comunità Rom, oppure qualche famiglia disagiata, comunque persone che vivono “ai margini” di questa nostra società consumistica.

IL TERREMOTO ALL’AQUILA
L’Aquila, dorme in camper per paura, muore per le esalazioni di una stufa

La vittima e la moglie, che è rimasta ferita, avevano avuto la casa dichiarata agibile dopo il terremoto ma avevano deciso di parcheggiare un camper in giardino per passarci la notte

L’AQUILA. La notte scorsa un uomo è morto ed una donna è rimasta ferita a causa delle esalazioni della stufa del camper in cui dormivano a Paganica.

La coppia, marito e moglie, secondo quanto si apprende dalla Protezione civile, aveva avuto la casa dichiarata agibile (categoria A) dopo il terremoto del 6 aprile e non era più assistita dal dipartimento.

I coniugi però, probabilmente per paura di nuove scosse, avevano deciso di prendere un camper dove trascorrere la notte e lo avevano parcheggiato nel giardino della loro casa. Questa notte l’incidente che è costato la vita all’uomo mentre la donna è ricoverata in ospedale.

Vorrei non doverlo scrivere, ma temo che questo sia solo il primo…

Troppe persone a L’Aquila sono costrette a vivere in queste condizioni, troppi ne conosciamo e sappiamo cosa rischiano. Scaldare un container, un camper, una roulotte, una casetta in legno, non è semplice. Certo, direte voi, ci sono i termosifoni elettrici… ma per scaldare per esempio cinque stanze, ricavate in due container frigo, servono cinque termosifoni, cioè 10 kw di corrente elettrica. Chi può permettersi questa spesa?

Ed ecco che compaiono stufe a gasolio ed a legna, con gli ovvi problemi di ricircolo dell’aria che comporta il loro uso. Ed ecco che si comincia a morire. Dove non è riuscito il terremoto riesce chi aveva il dovere di dare una sistemazione dignitosa a persone che già tanto hanno subito.

Ah, che nessuno contesti che questi signori avevano la casa agibile… abbiamo postato foto di case dichiarate agibili più volte, io non ci andrei a dormire… e voi?

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Un grosso problema

3 novembre 2009 at 12:51 (terremoto) (, , , , , , )

Chi ci segue con assiduità ha già letto diverse volte del problema che stiamo per illustrarvi: per noi è il primo grosso problema da risolvere a L’Aquila.

L’80% delle attività commerciali sono tuttora chiuse e senza concrete prospettive di ripartenza. Senza le attività commerciali una città muore, qualunque città. Diverse volte abbiamo detto che lo Stato non ha fatto assolutamente nulla in questo senso. Mentre dopo altri terremoti del passato le attività produttive e commerciali erano state una priorità (case mobili, ripristino economia, patrimonio culturale, case stabili…), questo terremoto si distingue per l’incapacità dello Stato nel riavviare il tessuto economico.

Siccome noi a L’Aquila abbiamo passato un bel po’ di mesi, possiamo anche capire le difficoltà. La città non è retta certamente dalle poche grandi aziende, ma basa la sua economia su piccolissime attività commerciali e produttive locali che, a loro volta, si basano sul piccolo commercio al dettaglio.

Uno degli esempi che riportiamo più spesso per far capire la problematica è questo: ci sono tantissimi piccoli produttori di generi alimentari, come formaggio, miele, tartufo, carne, ecc. Questi piccoli produttori fino al 6 aprile vivevano principalmente del commercio con i loro vicini.

Oggi non hanno più i vicini, e anche se li avessero questi non hanno più un lavoro, e di conseguenza soldi, e la loro piccola realtà è fatta oggi di animali invenduti, formaggi andati a male e scatoloni di miele che non sanno a chi vendere.

Ecco allora che bisogna cercare una soluzione, e qui ci affidiamo anche a voi, soprattutto perchè abbiamo bisogno di voi, dei vostri consigli e della vostra esperienza. Vorremmo avviare un progetto che permetta a questi piccoli produttori, che hanno prodotti di eccelsa qualità sui quali garantiamo personalmente, di crearsi un nuovo mercato, anche tramite il web. Potrebbero organizzarsi in una cooperativa, o in un’altra forma societaria, e si dovrebbero dare loro gli strumenti per vendere i loro prodotti.

Oggi vi lasciamo un filmato che ci fa sempre sorridere, la produzione artigianale di formaggio di pecora fatto dallo zio Baffo, al secolo Antonio Pesce. Uno dei formaggi più buoni che abbiamo mai mangiato!

p.s. Chi volesse acquistare ottima carne di manzo, vitello, cavallo o pecora, in tagli da 10 kg (che sembrano tanti, ma finiscono subito) ci contatti. Sarà messo immediatamente in contatto con i produttori locali.

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Video!

1 novembre 2009 at 23:47 (terremoto) (, , , , , )

Terremoto09 vuole cercare di farvi capire la realtà de L’Aquila e stavolta ci prova con 2 nuovi video:

I luoghi

Gli amici

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