Cosa c’è a L’Aquila

17 luglio 2009 at 13:19 (terremoto) (, )

Qui Marta. Sono tornata da L’Aquila. Scrivo queste parole di getto.

Andare a L’Aquila è un cazzotto nello stomaco. Ho visto lo stato del territorio, ho parlato con le persone, loro hanno parlato con me, ho lavorato per loro e sono stata loro ospite. C’è molto che non va laggiù, e ora che sono stata lì e ho visto coi miei occhi lo posso dire con certezza.

Ci sono le case pericolanti, sventrate, che a tre mesi dal terremoto per grandissima parte non sono ancora state puntellate, con i rischi conseguenti. I Vigili del Fuoco ordinano le assi per le puntellature, e poi le aspettano mentre si litiga su chi le dovrà fornire. Questo con buona pace di chi magari ha una casa agibile, ma non abitabile, perché la casa accanto, pericolante e non ancora messa in sicurezza, rischia di crollarle addosso.

Ci sono le cucine da campo in via di smantellamento, sebbene i campi non chiuderanno a breve. La gente sa che presto la Protezione Civile, gli aiuti e i volontari spariranno (già scarseggiano!). Gli aquilani hanno paura di essere abbandonati, di essere ricacciati a forza nelle case o di dover trascorrere l’inverno in tenda.

Ci sono le tendopoli, e non ci sono i container. Nelle tendopoli non si vive bene: io ci sono stata due giorni, in una tendopoli piuttosto grossa, a lavorare. Dopo 3 mesi si può dare di matto: dividere due container di servizi igienici e docce con 350 persone, dividere tende, rumori, odori, magari dividere la propria “casa” con persone disturbate mentalmente, con sonnambuli, con tossici in crisi d’astinenza. Ci sono persone che dal 6 aprile non si lavano perché si vergognano di fare la doccia nei container. Se vuoi andare al bagno, devi magari farlo sotto la pioggia o il vento, così come mangiare: le azioni più banali diventano fatica. Anche stare in tenda è difficile: di notte fa molto freddo e di giorno molto caldo. Nelle mense a volte si mangia bene, a volte no. A volte hai alternative nella scelta del cibo, a volte no. A volte nemmeno bere un goccio di vino o di caffè è concesso. In alcune tendopoli gli ingressi sono controllati all’estremo, la gente deve registrarsi e riregistrarsi, ci sono i cartellini con il numero, la polizia che spesso controlla cosa dici e non permette volantinaggio e diffusione di notizie.

Ci sono le persone, quelle che possono permetterselo più o meno a fatica, che cercano di scappare dalle tendopoli, perché hanno capito che facendo affidamento solo su quello che lo Stato passa non potranno fare molto. Costruiscono casette di legno nelle loro proprietà, acquistano e allestiscono container, murano e coibentano garage e porticati per renderli abitabili, puntellano le loro case spendendo i loro soldi e le loro energie per non dover aspettare, tessono le loro reti di solidarietà con amici vicini e lontani, cercano aiuto perché i soldi del sussidio statale non bastano per pagare cibo e bollette, mutui, tasse e servizi. Tantissimi hanno perso il lavoro, mantenersi è un’impresa e uscire dalla tendopoli vuol dire comunque rischiare. Ma in tanti pensano che fuori sia meglio che dentro, tanto più che i posti nelle casette antisismiche non basteranno per tutti. Ottimisticamente la metà della gente non entrerà nelle casette in costruzione.

Ci sono i campi senza volontari: scarseggiano ormai da tempo e il personale medico è carente; ci sono dei lutti per questo, gli anziani non vengono curati a dovere, se le persone stanno male spesso non hanno nemmeno un auto per recarsi al Pronto Soccorso. L’Aquila per molti è già dimenticata, e non basterà un G8 a cambiare le cose, questa è la sensazione di tutti. Cerchiamo di ritornare tutti a questi momenti con la memoria, e aiutiamo concretamente chi ne ha bisogno. Vorrei far presente che l’Italia è un paese ad alto rischio idrogeologico, e una situazione come quella del terremoto abruzzese potrebbe potenzialmente capitare a chiunque. Voi non vorreste essere abbandonati nel momento del bisogno e dovrebbe farvi imbestialire il fatto che nel nostro civilissimo paese ci sia la gente che muore nelle tendopoli per mancanza di infermieri. Nel 2009.

Ci sono i potenti che calpestano la terra d’Abruzzo, i lavori di ristrutturazione fatti per loro, gli schieramenti di polizia ovunque, le strade chiuse. La logistica di un G8 non è compatibile con la logistica di una provincia distrutta dal terremoto. Strade nuove e asfaltate di fresco, visite guidate, pattuglie di polizia ovunque, 15 per km sono visibili, ma tanti altri non li vedi. I pastori in montagna vengono seguiti da pattuglie che spesso nemmeno si preoccupano di stare in borghese, ci sono microfoni ovunque, elicotteri che ti volteggiano sopra la testa per tre quarti d’ora mentre stai cenando con i tuoi amici, perché potreste essere in combutta per fare qualcosa.

Ci sono le storie di chi ha perso qualcosa la notte del 6 aprile, e la gente se hai voglia di ascoltarle te le racconta, in un grande esorcismo collettivo della paura: sono storie di macerie che ti crollano addosso, di fili elettrici che volano impazziti in mezzo alla strada e prendono fuoco, di campane che suonano a vuoto, di urla e di sangue, di vestirsi in fretta e uscire in strada quando la terra ancora trema, di mattoni che ti travolgono mentre dormi, di figli sollevati di peso dai letti, di dormire vestiti perché si sapeva che il peggio sarebbe presto arrivato, di edifici pubblici evacuati e di case piene di gente, di animali terrorizzati, di strade spaccate e di rumori che non si possono descrivere.

Ci sono delle particolarità di questo terremoto che risultano inedite, e sono proprio i tuoi occhi e i racconti degli sfollati a farteli vedere: prima di tutto le fasi del terremoto. Questo terremoto le ha avute tutte e tre: prima sussultorio, poi ondulatorio e infine rotatorio. Gli scettici, come ero anche io all’inizio, devono solo parlare con chi c’era, perché tutti ti diranno che prima tutto vibrava, poi tutto ondeggiava e poi tutto girava come durante un attacco di vertigini. Un’altra cosa bizzarra è che nella maggior parte dei casi si sono danneggiati i primi piani delle case: sembrano bombardati… mentre i piani superiori sono pressoché intatti.

Ci sono le paure che non riesci a sopprimere: basta il tintinnio di un bicchiere perché le persone saltino in aria terrorizzate… le scosse di assestamento hanno fatto paura anche a me, facendomi saltare dal letto mentre mi stavo addormentando. Non oso immaginare la paura di chi ha vissuto la scossa del 6 aprile. La gente ti chiede se sei sicuro di voler dormire in casa, ti offre la sua tenda, perché ha paura per te. Ad ogni nuova scossa cadono pezzi di casa, i morali crollano, la gente trema con la terra. Non credete quando vi dicono, “nessun danno alle cose o alle persone”, perché non è vero.

Ci sono Domenica, Marco, Agostino, Lidia, Martina, Ida, Guido, Catia, Eloisa, Santino, Nicola, Veronel, Antonio, Matteo, Anna, Paola, Lidia, Francesco, Vincenzo, Dorina… e non dobbiamo dimenticarci di loro e della loro terra.

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19 commenti

  1. Cosa c’è a L’Aquila « Terremoto: dove gli altri non arrivano | My Web Handbook said,

    […] a leggere su Cosa c’è a L’Aquila « Terremoto: dove gli altri non arrivano. Share and […]

  2. w w w . R o s a t i L u c a . i t » Cosa c’è a L’Aquila said,

    […] blog Terremoto: dove gli altri non arrivano: Qui Marta. Sono tornata da L’Aquila. Scrivo queste parole di […]

  3. ylenia said,

    Non potevi meglio raccontare. Questa è la visione della realtà, quella che non è manipolata dai media.
    La realtà fa piangere…..

  4. amatamari said,

    Grazie.
    C’e’ da piangere. Lacrime su lacrime.

  5. Cosa c'è a L'Aquila « Terremoto: dove gli altri non arrivano said,

    […] Excerpt from: Cosa c'è a L'Aquila « Terremoto: dove gli altri non arrivano […]

  6. gigicogo said,

    Letto tutto.
    Lunedì mi racconti.
    Ciao

  7. Marianna said,

    …ci sono le case dove OGNI libro è caduto fuori dagli scaffali, OGNI soprammobile di vetro è a terra in frantumi. C’è chi quel 6 aprile stava dormendo in macchina e si è sentito la macchina rimbalzare di un metro. Ci sono i primi piani danneggiati perché i palazzi, come le macchine, hanno letteralmente “rimbalzato”, e il contraccolpo è stato terribile.
    Ci sono gli ingegneri disonesti che vogliono accaparrarsi più lavori possibile e perciò fanno perizie poco accurate, e se vuoi una perizia seria te la devi pagare tu.
    Ci sono gli “eroi” che scassano le balle a tutti dicendo che vogliono rientrare nelle case e poi a una scossa da 3 scappano di nuovo in strada. Senza aver smesso un attimo di scassare le balle.
    Ci sono io che, al concerto del primo maggio a Roma, ogni volta che vedevo e sentivo una bottiglietta rotolare sbiancavo in faccia e volevo scappare.

    Un’aquilana a distanza. (Mary83)

  8. Disegno Fuliggine said,

    Grazie del vostro blog. Peccato averlo scoperto solo ora.

  9. minu said,

    ci sono le persone come me, che piano piano, vi stanno dimenticando. Urlate, urlate forte. Non fatevi dimenticare, svegliateci.
    Grazie

  10. Rob said,

    Mi inchino virtualmente.

    Lo diffondo il più possibile, per ora posso solo fare questo.

  11. katika said,

    continuate a raccontare. non smettete mai. fa male sentire che mentre viviamo la nostra vita tranquilla e ci scervelliamo su quale spiaggia andare, ci sono persone che invece devono cercare di capire come sopravvivere. fa male ma fate bene a smuovere le nostre coscienze e a raccontare la verità.
    un grazie a voi.

  12. Arturo said,

    Grazie delle testimonianze, tua e degli altri che scrivono come è realmente la situazione, fuori dalle immagini di “va tutto bene” di Raiset.
    Per quel poco che posso fare, cito questo intervento nel mio blog….

  13. Cosa c’è a L’Aquila « Discutere said,

  14. Scarlett said,

    Ti chiedo il permesso di pubblicare questo tuo post nel mio blog. E’ molto ben scritto e così vero che merita di essere diffuso come un comunicato, affinchè chi si nutre di telegiornali possa distinguere tra la finzione mediatica e la realtà di chi vive la tragedia.

    • M said,

      Certo che puoi ripubblicare il post, basta che citi la fonte 🙂

      Marta

  15. Doriana Vovola said,

    Gentile blogger prego, per tutelare il progetto ‘Gioia per L’Aquila’, di diffondere il più possibile a comitati e cittadini aquilani la descrizione del progetto ed invitare quante più persone possibili ad esprimere su mail info@leacquedelletica.com le proprie opinioni a riguardo.
    Cordialmente, Doriana Vovola

    Progetto ‘Gioia per L’Aquila’

    Cos’è il Festival Nazionale del Teatro di Gioia.

    L’Associazione Culturale Teatro di Gioia, di cui Dacia Maraini è fondatrice e presidente, nasce nel 2000 senza scopo di lucro e, come suo obiettivo a più lungo termine, ha il recupero di un antico borgo, Gioia Vecchio (Aq), abbandonato, semi distrutto dal terremoto del 1915, situato all’entrata del Parco Nazionale d’Abruzzo.

    “Attraverso l’allegria della finzione, ovvero la rappresentazione del pensiero, ovvero la giostra dei sensi, ovvero quel tenace arcaico gioco di pazienza e d’amore che si chiama TEATRO” [Dacia Maraini] si vuole rendere Gioia Vecchio un luogo permanente di incontro, di scambio, di ricerca, di studio e centro promotore di iniziative che possano coniugare la tutela dell’ambiente con il sostegno della cultura.

    Per questo, il primo impegno dell’Associazione, è stato quello di organizzare nella splendida “terrazza giardino” che sovrasta il paesino di Gioia Vecchio il Festival Teatrale .
    Tanti, in quasi un decennio, sono gli artisti che hanno apprezzato e privilegiato con la loro presenza il palco del Teatro di Gioia: Giorgio Albertazzi, Mariangela Melato, Gigi Proietti, Lucio Dalla, Piera Degli Esposti, Ascanio Celestini, Ornella Vanoni, Emma Dante, Paola Cortellesi, Marco Paolini, Peppe Barra, Lina Sastri, Edoardo Bennato, Vincenzo Salemme, Margherita Hack, Milena Vukotic, Antonella Ruggiero, Ugo Chiti, Emanuela Giordano, Sista Bramini e il Thiasos e molti altri.

    Lettera aperta agli artisti per il Festival Nazionale del Teatro di Gioia 2009

    Quest’anno la tragedia del terremoto ha modificato violentemente le prospettive del Teatro di Gioia e diretto le energie e le priorità ad un attento ascolto del popolo aquilano nelle sue necessità più vive. Lontano da ogni ovvietà la richiesta più sentita è quella di rendere i cittadini aquilani stessi il centro della loro rinascita e ricostruzione. Come riuscirci? Unendo intelligenze e competenze in un progetto ricco, corale ma caratterizzato dalla concretezza e dalla partecipazione e controllo in ogni sua fase da parte dei comitati dei cittadini per la ricostruzione e dei giovani della Casa dello Studente. Il Festival Nazionale del Teatro di Gioia 2009 obbedisce per primo a livello nazionale a questa lucida esigenza dei cittadini aquilani.
    Attraverso molte ricerche, considerazioni, collaborazioni siamo arrivati al progetto ed alla cooperazione approvata dagli esponenti della cittadinanza.

    Un progetto corale e concreto.
    Sono protagonisti di questa sfida il critico teatrale Ferdinando Taviani (fra i fondatori dell’ISTA International School of Theatre Anthropology), che oltre a fornirci preziosi ragguagli sulle realtà artististiche e culturali di valore de L’Aquila, come docente ordinario presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università aquilana è serio contatto e stimato riferimento degli studenti; il saggista aquilano Gianfranco Giustizieri, responsabile dell’Archivio della Fondazione Internazionale Laudomia Bonanni (www.laudomiabonanni.net), realtà di pregio della città aquilana; importanti case editrici (lista in crescente aumento) come Rizzoli, Mondadori, Chiarelettere, Airplane Perdisa ecc.; il Segretario Generale Nazionale di Italia Nostra, architetto e docente presso la Facoltà di Architettura di Roma Antonello Alici e gli architetti, restauratori,paesaggisti ed esperti di Italia Nostra Abruzzo ass. nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione (www.italianostra.org) che forniranno gratuitamente il progetto di ristrutturazione o costruzione e di organizzazione e arredamento degli spazi; l’attore, vignettista, scrittore, imprenditore Jacopo Fo (www.jacopofo.com) che fornirà consulenze sulla bioedilizia e, se l’edificato ne permette l’installazione, l’impianto dei pannelli solari per il risparmio energetico e l’ecosostenibilità della struttura; il regista aquilano Eugenio Incarnati (con la sua ass. culturale ventennale Teatrabile http://www.teatrabile.it), che da tre anni collabora con la Scuola di Drammaturgia Teatro di Gioia Adulti e Ragazzi ed è socio del direttorio dell’ ass. Teatro di Gioia; l’ass. socio-culturale Le Acque dell’Etica che, nella persona del presidente Doriana Vovola socio del direttorio dell’ass. Teatro di Gioia, è (www.leacquedelletica.com) responsabile della comunicazione tra i cittadini aquilani e le associazioni e personalità su menzionate.

    A voi artisti è affidata l’opportunità, donando la vostra presenza per una sera all’interno del Festival Nazionale del Teatro di Gioia, di permettere la raccolta di fondi attraverso la vendita dei biglietti e quindi di quella cifra che andrà, nella messa in opera del progetto, ad ammortizzare le difficoltà laddove il volontario dono non potrà avallare.

    Il risultato.
    Nel concreto, simile concertazione seguita e approvata dai comitati dei cittadini, ha dato vita al seguente progetto.
    Uno spazio, ristrutturato o costruito, mai esistito finora nella città de L’Aquila, interamente dedicato alla fruizione, all’incontro diretto tra arte, cultura e pubblico.

    Questa la diversità per i cittadini aquilani: uno spazio d’arte e cultura non in quanto luogo di alternanza di artisti ed eventi ma di confronto attivo, fucina incandescente di arti e di arte al servizio del sociale.

    Lo spazio edificato conterrà
    1)la Biblioteca del Cittadino Consapevole che fornirà ai cittadini le armi di vigilanza popolare e consapevolezza civile, ambientale e politica attraverso i libri, ovvero l’informazione e la conoscenza, unici garanti della democrazia. Vi è l’esigenza e la richiesta da parte dei cittadini colpiti dal terremoto di essere il più possibile artefici e difensori della propria rinascita sociale e territoriale. I titoli sono e saranno forniti e aggiornati dalle case editrici che hanno aderito e aderiranno.
    2) La Biblioteca sarà inoltre fornita dell’ area di incontro e contatto tra autori e lettori.
    3) Inoltre lo spazio edificato accoglierà un’ area di pubblico utilizzo tra le realtà più attive e culturalmente preziose della città aquilana per favorire scambi, collaborazioni e crescita.
    Sarà data libertà di utilizzo degli spazi per gli studenti della Casa dello Studente per permettere loro di agire positivamente sul sociale creando contatti culturali e di confronto.

    Luogo che, non solo simbolicamente, grazie all’essenza stessa dell’arte e della cultura permette il mantenimento del contatto con il passato e con l’intimità del passato.

    Per gli artisti partecipanti al progetto, se vorranno, sarà naturalmente messo a disposizione lo spazio per incontrare a loro iniziativa i cittadini aquilani.

    I perché.
    Perché donare a l’Aquila uno spazio edificato che nella città non ha precedenti e accoglierà registi, attori, scrittori, drammaturghi, musicisti, compositori, pittori, scultori, cantanti?

    Perché la spinta emotiva della ribellione e della rinascita della cittadinanza sta gettando radici profonde nel tessuto sociale della città. Si sta comprendendo quanto la divisione, la chiusura sia nociva alla vita di un tessuto urbano-civile. Perché sappiamo quanto sia facile per l’essere umano perdere il contatto con se stesso, con la sua essenza e quindi con gli altri e solo l’Arte tende ad essere d’attrito a questa tendenza subdola.
    A voi artisti quindi è consegnata dai cittadini con speranza la possibilità di questa rinascita cercata dal basso, dall’anima della città. Noi del Teatro di Gioia ne siamo i portavoce ma le vostre risposte di sensibile solidarietà arriveranno direttamente ai cittadini aquilani.
    Per chi già conosce e apprezza l’energia del Festival Nazionale del Teatro di Gioia e per chi invece inaugurerà con questa partecipazione future collaborazioni artistiche se democrazia deve essere, comprendono sempre più ora gli aquilani, deve fondarsi sulla conoscenza di ogni singolo essere umano e sul senso del dono, e quindi del rispetto, verso gli altri.

    Perché l’ass. Teatro di Gioia si fa carico dell’esigenza di un progetto innovativo per la città, preciso e significativo per il futuro di ricostruzione aquilana?
    Perché come troppo spesso accade, rispondono i cittadini aquilani stessi, semplici donazioni rischiano di essere male amministrate e in buona parte disperse, e i rapporti tra l’ass. Teatro di Gioia e L’Aquila chiedono che ci sia pensiero, metodo, comunione e cooperazione nella rinascita del tessuto sociale aquilano.
    Perché la città de L’Aquila possa ripartire non semplicemente da se stessa come le spetta come risarcimento ma da qualcosa in più come atto di presenza e partecipazione alla tragedia: un dono non una restituzione, un luogo desiderato per la sua importanza potenziale già prima del disastro e di cui i cittadini, e gli studenti soprattutto sentivano l’assenza e la possibile alleanza.

    Il periodo del vostro coinvolgimento.
    Il periodo del Festival del Teatro ’09 va dal 6 al 12 agosto o a richiesta qualche giorno prima o dopo rispettivamente la data di inizio o fine rassegna.

    Sperando in una vostra risposta affermativa per la validità e lungimiranza simbolica, emotiva e sociale del progetto e la positività e l’attesa che i cittadini aquilani ripongono nella vostra sensibilità l’ass. Teatro di Gioia porge cordiali saluti.

    in approvazione Dacia Maraini

    info e contatti:
    Doriana Vovola
    assistente di Dacia Maraini
    responsabile ideazione, contatti e organizzazione progetto ‘Gioia per L’Aquila’
    socio del direttorio dell’ ass. Teatro di Gioia
    presidente dell’ ass. Le Acque dell’Etica
    333.3546421
    info@leacquedelletica.com

  16. bianca said,

    Ho letto questa tua testimonianza così nitida e lontana da quanto ufficialmente lasciano intendere le televisioni.
    Io, come tutte le estati, ho passato una settimana al mare in Abruzzo, in un albergo dove da tre mesi vivono circa 20 “fortunati” che hanno perso tutto ma almeno hanno un tetto sulla testa. Anche loro passano le giornate in un limbo, senza futuro né speranza: trovo che sia questo il dolore più grande, soprattutto per le persone anziane. Nell’albergo dove stavo sono trattati benissimo, non puoi distinguerli dagli altri ospiti se non dall’evidente loro differente modo di comportarsi. Perché quella vacanza forzata, quelle abbronzature di tre mesi di passeggiate sulla spiaggia, non possono trarre in inganno.
    Così passano le giornate adattandosi a fare scorrere le ore, nella hall dell’albergo o su una sedia al bar dello stabilimento balneare, perché naturamente loro i soldi per l’ombrellone e altro mica li hanno. E per lavare i vestiti fanno come possono, in camera, o nelle lavasciuga automatiche.
    E già la realtà che ho visto io è speciale, il proprietario e tutto il personale di quell’albergo sono persone di gran cuore, ho visto il proprietario rassicurare personalmente gli ospiti aquilani: finché avranno bisogno loro resteranno lì, perché continuerà ad ospitarli. Ci sono però molti alberghi, dai racconti che senti sul posto, che fanno i menù separati, con tanto di divisoria che sa tanto di ghetto. E altri che cacciano gli aquilani, dicendo che con l’alta stagione hanno bisogno delle camere. E così ogni giorno, anche passeggiando sul lungomare, senti discorsi e capisci il peso di questa situazione, che impalpabile leggi negli sguardi.
    Ma oltre a tutto questo vedi anche l’orgoglio di questo popolo abruzzese sfortunato ma tenace, grandi e piccoli che indossano magliette con “io amo L’Aquila” e scritte analoghe, perché non vogliono doversi nascondere né tantomeno vergognarsi della loro situazione, quasi fosse una colpa avere perso tutto in un evento naturale catastrofico qual è il terremoto.
    Anche io ho riflettuto molto e sto cercando di comunicare questa mia seppur molto più blanda esperienza a tutti quelli che mi stanno intorno. Per non dimenticare.

  17. Miss Kappa said,

    Grazie per questa analisi lucida e dettagliata. Grazie a persone come voi. Che vengono a vedere, a sincerarsi con i propri occhi. E poi raccontano.Vi aspetto nella nuova casa presa in affitto, sarà da lavorarci, ma sarà comunque una casa.Io ai ricatti non ci sto, io mi organizzo da sola. Io cerco di alzare la testa. E, come voi, di informare…..

  18. Mariella said,

    Ho vissuto pienamente il pre terremoto,il 6 aprile e tutt’ora sono a L’Aquila. Posso solo dire che a distanza di 5 mesi da quella notte la mia mente è legata al terremoto, nelle mie vene scorre sangue contaminato dalla paura.. Mi sveglio col pensiero di sapere se durante la notte c’è stata un’altra scossa, passo le giornate tra la tenda, la mensa, i bagni e passo a casa, entro con la soggezione di un’altra presenza nelle stanze, metto i panni in lavatrice e riscappo fuori! .. E c’è una cosa che mi fa tanta rabbia:nn avere voglia di fare in cazzo! Dopo aver fatto il mio solito giro turistico, percorrendo i miei 300.metri quadri al giorno, nn ho più nulla da fare! Questo è sentirsi mozzare gambe e braccia. Sogno crepe e crolli! Mi sveglio e strizzo gli occhi: no è la tenda! Qui nn può succedere nulla! Faccio molta fatica a riaddormentarmi nonostante abbia perennemente sonno! E l’ultimo pensiero prima di sognarlo è Lui! Quando nn si fa sentire per tutto il giorno mi manca! E quando si ripresenta dopo alcuni gg mi sento più tranquilla! Da parte di me! Lo aspetto sempre,, il mio amico caro Terry!

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