Il silenzio

22 luglio 2009 at 20:01 (terremoto) (, )

Da qualche giorno Monique non scrive, forse da qualche tempo in più di qualche giorno.
Il contraccolpo del trattamento subito dal COM 3 si è fatto sentire e serviva una piccola pausa di riflessione.
Anche Vodafone ha aiutato togliendo la connessione, pur essendo in debito con Monique di 459 euro da dicembre 2008…

Ok, ora Monique è tornata e ha un sacco di cose da scrivere, un sacco di persone da vedere, una montagna di cose da organizzare.

Monique

p.s. vi siete già scordati del bottoncino di Paypal?

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Cosa c’è a L’Aquila

17 luglio 2009 at 13:19 (terremoto) (, )

Qui Marta. Sono tornata da L’Aquila. Scrivo queste parole di getto.

Andare a L’Aquila è un cazzotto nello stomaco. Ho visto lo stato del territorio, ho parlato con le persone, loro hanno parlato con me, ho lavorato per loro e sono stata loro ospite. C’è molto che non va laggiù, e ora che sono stata lì e ho visto coi miei occhi lo posso dire con certezza.

Ci sono le case pericolanti, sventrate, che a tre mesi dal terremoto per grandissima parte non sono ancora state puntellate, con i rischi conseguenti. I Vigili del Fuoco ordinano le assi per le puntellature, e poi le aspettano mentre si litiga su chi le dovrà fornire. Questo con buona pace di chi magari ha una casa agibile, ma non abitabile, perché la casa accanto, pericolante e non ancora messa in sicurezza, rischia di crollarle addosso.

Ci sono le cucine da campo in via di smantellamento, sebbene i campi non chiuderanno a breve. La gente sa che presto la Protezione Civile, gli aiuti e i volontari spariranno (già scarseggiano!). Gli aquilani hanno paura di essere abbandonati, di essere ricacciati a forza nelle case o di dover trascorrere l’inverno in tenda.

Ci sono le tendopoli, e non ci sono i container. Nelle tendopoli non si vive bene: io ci sono stata due giorni, in una tendopoli piuttosto grossa, a lavorare. Dopo 3 mesi si può dare di matto: dividere due container di servizi igienici e docce con 350 persone, dividere tende, rumori, odori, magari dividere la propria “casa” con persone disturbate mentalmente, con sonnambuli, con tossici in crisi d’astinenza. Ci sono persone che dal 6 aprile non si lavano perché si vergognano di fare la doccia nei container. Se vuoi andare al bagno, devi magari farlo sotto la pioggia o il vento, così come mangiare: le azioni più banali diventano fatica. Anche stare in tenda è difficile: di notte fa molto freddo e di giorno molto caldo. Nelle mense a volte si mangia bene, a volte no. A volte hai alternative nella scelta del cibo, a volte no. A volte nemmeno bere un goccio di vino o di caffè è concesso. In alcune tendopoli gli ingressi sono controllati all’estremo, la gente deve registrarsi e riregistrarsi, ci sono i cartellini con il numero, la polizia che spesso controlla cosa dici e non permette volantinaggio e diffusione di notizie.

Ci sono le persone, quelle che possono permetterselo più o meno a fatica, che cercano di scappare dalle tendopoli, perché hanno capito che facendo affidamento solo su quello che lo Stato passa non potranno fare molto. Costruiscono casette di legno nelle loro proprietà, acquistano e allestiscono container, murano e coibentano garage e porticati per renderli abitabili, puntellano le loro case spendendo i loro soldi e le loro energie per non dover aspettare, tessono le loro reti di solidarietà con amici vicini e lontani, cercano aiuto perché i soldi del sussidio statale non bastano per pagare cibo e bollette, mutui, tasse e servizi. Tantissimi hanno perso il lavoro, mantenersi è un’impresa e uscire dalla tendopoli vuol dire comunque rischiare. Ma in tanti pensano che fuori sia meglio che dentro, tanto più che i posti nelle casette antisismiche non basteranno per tutti. Ottimisticamente la metà della gente non entrerà nelle casette in costruzione.

Ci sono i campi senza volontari: scarseggiano ormai da tempo e il personale medico è carente; ci sono dei lutti per questo, gli anziani non vengono curati a dovere, se le persone stanno male spesso non hanno nemmeno un auto per recarsi al Pronto Soccorso. L’Aquila per molti è già dimenticata, e non basterà un G8 a cambiare le cose, questa è la sensazione di tutti. Cerchiamo di ritornare tutti a questi momenti con la memoria, e aiutiamo concretamente chi ne ha bisogno. Vorrei far presente che l’Italia è un paese ad alto rischio idrogeologico, e una situazione come quella del terremoto abruzzese potrebbe potenzialmente capitare a chiunque. Voi non vorreste essere abbandonati nel momento del bisogno e dovrebbe farvi imbestialire il fatto che nel nostro civilissimo paese ci sia la gente che muore nelle tendopoli per mancanza di infermieri. Nel 2009.

Ci sono i potenti che calpestano la terra d’Abruzzo, i lavori di ristrutturazione fatti per loro, gli schieramenti di polizia ovunque, le strade chiuse. La logistica di un G8 non è compatibile con la logistica di una provincia distrutta dal terremoto. Strade nuove e asfaltate di fresco, visite guidate, pattuglie di polizia ovunque, 15 per km sono visibili, ma tanti altri non li vedi. I pastori in montagna vengono seguiti da pattuglie che spesso nemmeno si preoccupano di stare in borghese, ci sono microfoni ovunque, elicotteri che ti volteggiano sopra la testa per tre quarti d’ora mentre stai cenando con i tuoi amici, perché potreste essere in combutta per fare qualcosa.

Ci sono le storie di chi ha perso qualcosa la notte del 6 aprile, e la gente se hai voglia di ascoltarle te le racconta, in un grande esorcismo collettivo della paura: sono storie di macerie che ti crollano addosso, di fili elettrici che volano impazziti in mezzo alla strada e prendono fuoco, di campane che suonano a vuoto, di urla e di sangue, di vestirsi in fretta e uscire in strada quando la terra ancora trema, di mattoni che ti travolgono mentre dormi, di figli sollevati di peso dai letti, di dormire vestiti perché si sapeva che il peggio sarebbe presto arrivato, di edifici pubblici evacuati e di case piene di gente, di animali terrorizzati, di strade spaccate e di rumori che non si possono descrivere.

Ci sono delle particolarità di questo terremoto che risultano inedite, e sono proprio i tuoi occhi e i racconti degli sfollati a farteli vedere: prima di tutto le fasi del terremoto. Questo terremoto le ha avute tutte e tre: prima sussultorio, poi ondulatorio e infine rotatorio. Gli scettici, come ero anche io all’inizio, devono solo parlare con chi c’era, perché tutti ti diranno che prima tutto vibrava, poi tutto ondeggiava e poi tutto girava come durante un attacco di vertigini. Un’altra cosa bizzarra è che nella maggior parte dei casi si sono danneggiati i primi piani delle case: sembrano bombardati… mentre i piani superiori sono pressoché intatti.

Ci sono le paure che non riesci a sopprimere: basta il tintinnio di un bicchiere perché le persone saltino in aria terrorizzate… le scosse di assestamento hanno fatto paura anche a me, facendomi saltare dal letto mentre mi stavo addormentando. Non oso immaginare la paura di chi ha vissuto la scossa del 6 aprile. La gente ti chiede se sei sicuro di voler dormire in casa, ti offre la sua tenda, perché ha paura per te. Ad ogni nuova scossa cadono pezzi di casa, i morali crollano, la gente trema con la terra. Non credete quando vi dicono, “nessun danno alle cose o alle persone”, perché non è vero.

Ci sono Domenica, Marco, Agostino, Lidia, Martina, Ida, Guido, Catia, Eloisa, Santino, Nicola, Veronel, Antonio, Matteo, Anna, Paola, Lidia, Francesco, Vincenzo, Dorina… e non dobbiamo dimenticarci di loro e della loro terra.

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Adunate sediziose?

13 luglio 2009 at 07:10 (terremoto) (, )

Gia lo si sapeva; a L’Aquila le adunate non piacciono. Nei campi i gruppetti di oltre 5 persone ricevono immediatamente la visita di un poliziotto che va a controllare di cosa si parla.
Mercoledì sera abbiamo osato invitare a cena dei Vigili del Fuoco, gente in gamba, dalla regione Veneto.
Ad un certo punto siamo state costrette a registrare alcuni brevi filmati, a scattare foto e i vigili hanno acceso i lampeggianti dei loro mezzi.
Perchè tutto questo?
Beh, ci sarebbe piaciuto poter parlare, ma era impossibile…
un elicottero della polizia ha preso a sorvolare il nostro accampamento, scendendo su di noi in maniera imbarazzante e per molte volte. Il tutto è durato oltre mezz’ora.
Sapete quanto costa muovere un elicottero per mezz’ora?
Sapete che ha meno di 3 km da noi c’è il COM3 di Pizzoli dal quale sarebbero potute partire un paio di macchine, se proprio si temeva un’adunata sediziosa?



P.S. Berty… Bertolaso nostro…
dove sono finiti i soldini che gli Italiani hanno donato con gli sms?

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7 luglio 2009

8 luglio 2009 at 08:43 (terremoto)

La fine della democrazia;
la fine del buonsenso;
l’apoteosi della follia;
l’apoteosi della falsità;
l’apoteosi del falso perbenismo e dell’ipocrisia.

7 giugno 2009
2 volontarie, regolarmente iscritte ad una associazione riconosciute dalla protezione civile vengono buttate fuori da un campo di sfollati nel quale prestavano la loro opera dal 25 aprile.
Perché?
Perché hanno osato presentare una relazione al COM…
Chi è il COM?
Il COM è il centro operativo misto della protezione civile che sovraintende ad ogni operazione che avviene nei campi.
Succede, come avete già letto, che un capo campo, Tullio Tempesta, si permette più volte di insultare i volontari che lavorano per la protezione civile;
succede che, lo stesso capo campo, strattonando una volontaria, le procuri uno schiacciamento dei tendini del polso e una lesione del radio;
succede che la volontaria scriva al COM.

La volontaria è stata espulsa dal campo…
Il Colonello ha firmato la lettera di espulsione, senza alcuna motivazione. Unica spiegazione avuta: le mie decisioni non si discutono.


“Many stand against us, but they will never win
We said we would return and here we are again

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Aggiornamento breve

6 luglio 2009 at 09:56 (terremoto)

Ciao a tutti, come avrete notato è da un po’ che non ci sono aggiornamenti. Al momento siamo entrambe a L’Aquila e negli ultimi giorni sono successe molte cose, di cui non abbiamo tempo e modo di parlare. Nei prossimi giorni speriamo di poter tornare ad aggiornarvi con regolarità 🙂

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