Diario un terremotato

15 maggio 2009 at 11:06 (terremoto)

Ripubblichiamo, con il suo permesso, il racconto di un terremotato, Salvatore Endriu de Stefano. L’originale è stato da lui pubblicato su Facebook.

Beh che dire… pare un po’ assurdo che una persona a quasi un mese di distanza dal quel terribile 6 Aprile 2009, giorno che ha modificato radicalmente le vite di centinai e miagliaia di persone, abbia deciso di mettersi a scrivere su questo argomento, ma purtroppo il mio lavoro, un po’ particolare cheper il momento non mi và di parlarne, non mi consente una grande quantità di tempo, e forse, dopo quasi un mese, oggi ho trovato uno scampolo di tempo per poter parlare di questa esperienza che ti segna dentro inevitabilmente…

03.32 – 06/04/2009

Solo numeri, una data e niente di piu’?
Mah certo ad essere stati a un centinaio di chilometri da qui’ questo potrebbe essere vero… mah la vita ti mette di fronte agli eventi , per farti vivere esperienze e farti imparare, pensare , trarre da esse.
Dopo le prime due scosse di quattro e due ore prima, la solita considerazione sommaria che tanto tutto è passato, mi ha fatto mettere a letto, a dormire… domani è un altro giorno e bisogna andsare al lavoro!
Quella sera, non so perchè decido di dormire nel divano posto all’ingresso della casa in cui abito… le condizioni di mia madre hanno fatto si’ che io mi prendessi cura di lei e quindi , adesso posso dire per fortuna, lei è con me e dorme in una stanza attigua.
Dormo molto profondomente, come sempre, ma ad un certo punto una leggera vibrazione, dapprima appena percettibile, diventa sempre piu’ insistente. Mi alzo di scatto e mi metto in piedi. la vibrazione cambia decisamente di intensità diventa persistente, continua, tutto intorno a me vibra , un boato impressionante si spande per l’aria tanto da farti quasi impazzire. Tutto intorno vibra, riesco appena a rimanere in piedi mentre oggetti interno a me cadono in terra andando in frantumi.
Accendo la luce ma tutto e’ spento. E’ buio pesto. Non filtra alcuna luce dalle finestre, anche fuori non c’è piu’ energia elettrica.Si sente un frastuono assordante che ti inonda la mente come un fiume in piena, quasi ti paralizza è impossibile muoversi… Sento tutto vibrare intorno… ma per fortuna la struttura regge…
Sento mia madre dall’altra stanza che urla chiede aiuto… Subito cerco di raggiungerla e finalmente la belva abbandona la presa… tutto tace…
Riesco a trovare una piletta portatile e per fortuna funziona! Apro la stanza dove trova mia madre, la consolo, cerco di calmarla, ma è difficile riuscirci. Lei dice “USCIAMO FUORI, ANDIAMO VIA!”.
Ci vestiamo velocemente ed usciamo fuori. LA mancanza di luce intorno e la piletta che fa luce, ma poca non mi aiuta a trovare chiavi o altro. Per furtuna riesco a trovare le chiavi della macchina andiamo fuori, ma il cancello è elettrico ed e’ bloccato … Non riesco a trovare la chiave di sblocco… Chiamo aiuto ma i cellulari non funzionano… E’ un caos… ma qualcosa mi sfugge, e come se ancora non comprendessi la reale portata di quello che è accaduto . E’ troppo presto per comprendere e capire la portata di quello che è successo!
Adesso siamo in auto, impauriti, cerchiamo di contattare conoscenti ma on ci riusciamo subito, dopo diversi minuti riesco a contattare dei colleghi di lavoro chiedendogli come stanno , ma tutto è difficile e confuso….Da li’ capisco che la portata di quello che è successo è davvero molto ampia, ampissima, coinvolge tantissime persone. Accendo la radio ma tutto pare normale, ancora nessuno sa o conosce cio’ che è accaduto.
Passano i minuti, e la radio comincia a raccontare di una visione apocalittica. Ci sono case crollate, persone che forse non ci sono piu’, uno scenario da incubo. Mi tocco, mi pizzico e sento dolore!
E’ tutto drammaticamente vero, non è un sogno.
Finalmente arriva un collega di lavoro che sistemata la famiglia mi da’ una mano, riesco a trovare la chiave di sbocco del cancello elettrico e finalmente porto fuori l’auto e parcheggio nella Piazza sottostante.
Il mio lavoro mi impone altri doveri. Devo lasciare mia madre, ma è insieme ad altre persone, per fortuna!
Con il mio collega cominciamo a percorrere le strade per vedere cio’ che è successo.
Il mio piccolo paese pare ancora in piedi, per fortuna. Giunge una notizia e non è bella. Un ragazzo con la macchina è andato fuori strada, è grave ed è stato portato all’Ospedale. Purtroppo non ce la farà e non sarà il solo quella notte. Si sentono sirene e lampeggianti che si affannano velocemente a percorrere le strade.. Mi guardo intorno e l’unica certezza che ho è che sono ancora vivo e questo mi basta, cosi’ come le faccie amiche dei colleghi di lavoro e dei vicini…
Dopo aver verificato che tutto nella mia zona era tranquillo do’ la disponibilità per essere impiegato con i miei ragazzi altrove , dopo c’è realmente bisogno … Inizia un nuovo giorno. La notte lascia la scenza alle prime luci dell’alba, il sonno mi avvolge e mi assale, ma c’è bisogno di ogni singola persona , ogni singolo essere umano che dà il suo contributo.

Fine primo atto

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