Una richiesta urgente

30 aprile 2009 at 17:29 (terremoto)

Al campo di San Giovanni di Spogna (Lucoli) c’è urgente bisogno di una tenda per la mensa di circa 50 mt quadrati, lunga e stretta. Chi ha la possibilità di fornire questa tenda scriva al nostro indirizzo e-mail con i propri recapiti, e li gireremo al responsabile del campo.

Grazie!

EDIT 18.40 – servono anche ciabatte, tipo Crocks

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Cercasi volontari

30 aprile 2009 at 11:06 (terremoto)

Monique sta cercando di mettere su una piccola squadra di volontari, per quando il 10 maggio tornerà a Spogna (a breve rientrerà a casa per alcuni giorni). Servono persone duttili e adattabili a situazioni diverse e difficili, si passa dallo scavare fognature al dare sostegno psicologico agli sfollati. Ci sono anche diversi animali da accudire, come cavalli, pecore, mucche e cani. Vitto e alloggio sono gratuiti, e volendo fare cure a base di fango, sono gratis pure quelle 😉 Al di là delle facili ironie, se qualcuno fosse interessato ci contatti al nostro indirizzo e-mail. Lo trovate nella pagina About.

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Marco

29 aprile 2009 at 19:14 (terremoto)

Avevo deciso di non pubblicare storie personali, ma chiunque venisse in questi luoghi si renderebbe conto ben presto che è impossibile raccontare questi giorni, questi paesi, questi monti e questi eventi senza raccontare le tante storie delle persone che in questo duro momento nella vita degli aquilani hanno rappresentato e rappresentano per i loro concittadini una luce e un sostegno. Nel campo di Spogna tutti mi dicono che devo rendere pubblica la storia di Marco.

Marco è un abitante di una frazione di Lucoli, Collimento, un militare di professione. Si trovava in casa sua la notte del terremoto ed è stato fortunato: la sua casa, appena ristrutturata, regge all’impatto del sisma. La paura però è tanta e Marco carica la famiglia in auto per portarla via. Uscito di casa sente le grida di un vicino ed accorre in suo aiuto passando per un vicolo strettissimo dal quale piovono tegole e grondaie. Riesce a portare al sicuro il signor Vincenzo, ma la moglie è ancora in casa, e Marco corre a recuperare la signora terrorizzata ed incapace di uscire attraverso mura pericolanti. Sono salvi, e non sapendo che fare decidono di raggiungere la piazza del Comune. Ma sulla strada altre grida di aiuto.
Il badante del signor Alessandro Properzi, un anziano compaesano invalido, non riesce a portarlo da solo al pianterreno per fuggire dall’abitazione scossa dal terremoto. E Marco torna dentro ancora una volta, si carica Alessandro sulle spalle e riesce a portare in salvo anche lui.
Tutto il paese si raduna nella piccola piazza del Comune e si accampa nelle auto in attesa di notizie. Si capisce subito che il terremoto è stato forte, basta guardarsi in giro.
Gli stati generali del comune selezionano le aree dove attrezzare le tendopoli e si comincia ad organizzare. Marco sale a San Giovanni e lì, dopo 3 giorni, la Protezione civile arriva: scarica un po’ di tende, e poi scompare.
Marco, con l’aiuto di altri compaesani sfollati, legge le istruzioni ed inizia a montare il campo. Gli sfollati di Spogna sono, per la maggior parte, persone anziane, ma tra loro anche diversi bambini, dai 13 anni ai 18 mesi del piccolo Matteo. Tutti conoscono Marco, e fanno da subito riferimento a lui per ogni esigenza. Un po’ alla volta il campo prende forma, ma ci sono solo le tende. Mancano i bagni, le docce, manca la cucina, manca un minimo kit di pronto soccorso: manca tutto.
La Protezione civile a volte passa, tante domande e basta: e quali domande?
Non si chiede se serva qualcosa, si chiedono le autorizzazioni.
Non si chiede se serva una cucina, ma si dice che non si può più cucinare su fornelli di fortuna.
E questo racconto potrebbe andare avanti per ore, ma non è quello che voglio.

Io voglio parlare di Marco.
Marco organizza, soccorre, cucina, raccoglie vestiti e li smista, scende al campo più in basso a rifornirsi di generi alimentari, parla con le persone, le conforta, le aiuta. E Marco è uno sfollato come loro, come gli altri per i quali si sta prodigando. È in congedo volontario, non in servizio. Ma la voce che al campo di San Giovanni c’è l’esercito si sparge e altra gente comincia ad arrivare. Arrivano, cercano l’esercito e l’esercito è lui, Marco.
Sempre disponibile per tutti, nella sua uniforme che per qualche misterioso motivo è sempre pulita ed in ordine, anche se lui non sta fermo un momento.
Catia è sua moglie. Insieme hanno organizzato, da soli, un campo che ora ospita 80 persone nella tendopoli e quasi altrettante che vivono in camper, roulotte e tanti, ancora tanti, nelle automobili.
Ma qui tutti hanno un pasto caldo, il caffè sempre pronto, qualcuno sempre disponibile.
Qui sono arrivati i ragazzi del meetup “Amici di Beppe Grillo” di Napoli, stanno dando una mano, sono in gamba.

Due giorni fa l’arrivo di un piccolo contingente di militari: cinque ragazzi, hanno portato una cucina da campo e si occupano dei pasti per gli sfollati. Finalmente si riesce a mangiare con regolarità. E sono arrivati anche i bagni chimici: dopo 2 settimane dal sisma.
Marco è sempre qui, sempre presente, sempre disponibile. Marco non viene stipendiato per quello che fa. Quando telefona per cercare di risolvere tutti i tanti problemi di un campo in queste condizioni usa il suo cellulare; ha ricevuto una ricarica di 10 euro dalla TIM come tutti gli sfollati. Quando va a fare la spesa per il campo usa la sua macchina e paga la benzina, come quando accompagna un anziano in ospedale, a L’Aquila.
E passano i controlli, anche i NAS, e gli chiedono sempre se è lui il responsabile, ma sempre lui risponde che qui è solo il punto di riferimento dei suoi compaesani, perché un responsabile a San Giovanni non è mai arrivato.
E sinceramente, visto come vengono gestite le cose altrove penso sia meglio così.

Forza Marco, non mollare.

Foto da Collemento

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Foto dell’ospedale de L’Aquila

29 aprile 2009 at 18:52 (terremoto)

Questo è l’ospedale San Salvatore, l’ospedale crollato: i reparti sono stati spostati dentro a dei tendoni posti sul retro dell’ospedale (o meglio, di quel che ne è rimasto).

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Il campo di Arischia

29 aprile 2009 at 14:03 (terremoto)

Il campo di Arischia è gestito dalla protezione civile del Molise, dai vicini di casa. È gestito in maniera militare. Abbiamo già mostrato foto dei cartellini che ogni abitante deve portare al collo, senza di questi non si entra e non si esce. E ora ci sono le regole.
Delle regole ci vogliono: non è certamente semplice far convivere in pace persone che nemmeno si conoscono o, peggio, si conoscono e non si sopportano, in certi casi.
Le regole del campo di Arischia sono assurde, però. Il presupposto di partenza è che nel campo ci sono 450 persone, e si conoscono tutte: un estraneo non passerebbe mai inosservato. L’identificazione tramite numero, e non tramite nome e cognome, ricorda tanto, troppo, altri numeri tatuati sul braccio: al campo ti chiedono solo il numero, per trovarti prima negli elenchi. La gente sente di non avere più un nome, in questa situazione. Senza cartellino non si entra nel campo, nemmeno se al cancello c’è tuo cugino o un tuo amico, che sanno benissimo chi sei.
Inoltre la notte, dalle 23 alle 6 del mattino successivo, il campo è chiuso. La Protezione Civile sorveglia il cancello in quell’orario, tenendolo chiuso con tre giri di catena e lucchetto. Catene e lucchetti ad un cancello, ed intorno al campo almeno tre ingressi non sorvegliati ed aperti. Intorno campi e boschetti. Un ottimo sistema di sorveglianza.
Al campo di Arischia chiuso, però, succede che Santino Pesce sia fuori a mezzanotte e la sorella, che è al campo gli telefona: la mamma sta male e forse devono portarla via in ambulanza. Santino va al cancello, ma non lo fanno entrare. Spiega della madre, ma nulla da fare: il campo è chiuso.
Santino circumnaviga il campo ed entra dal retro. Apriti Cielo! La Protezione Civile gli scaglia addosso la Polizia. Viene segnalato (?) e gli dicono che la prossima volta prenderà una denuncia. Ma denuncia per cosa? Per voler soccorrere la madre? E’ assurdo.
Non volevo scrivere delle persone, ma qui le storie sono tante, storie di ordinaria follia. Non si può organizzare militarmente un campo di sfollati. È come se, a casa vostra, vi si impedisse di rientrare dopo le 23. Il campo è la casa degli aquilani ora. La Protezione Civile deve controllare, non giocare al calcio balilla come facevano alcuni dei suoi ieri sera. C’ero anche io, con Santino Pesce, ieri notte. Mentre controllavano lui io sono entrata nel campo, sono rimasta con sua mamma.
Non si può bloccare con tre giri di catena un cancello che è l’unica via agevole: gli altri accessi prevedono di scavalcare un fossato, piccolo, ma troppo grande per un anziano. E se una tenda prendesse fuoco, cosa succederebbe? Dentro ci sono stufe, prese elettriche volanti, non è un’ipotesi così remota. La gente come potrebbe mettersi in salvo, di fronte ad un cancello sbarrato saldamente? Per me questa è follia. Si sta meglio da Marco, a Spogna, e di lui vi parleró presto.

Monique (revisionato da Marta)

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Foto da L’Aquila, Onna e Colle di Lucoli

28 aprile 2009 at 23:22 (terremoto)

L’Aquila

Via Vicentini

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Casa dello Studente

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Chiesa delle Anime Sante

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Corso Federico II

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Hotel Duca degli Abruzzi

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Nuovo palazzo delle Poste

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Portici e liceo

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Quattro cantoni

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Piazza Duomo

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Quartiere Banca d’Italia

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Chiesa di San Berardino

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Onna

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Colle di Lucoli

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Un avviso: questo blog non pubblicherà link e banner di siti porno, casinò online e siti simili. Se un giorno decideremo di attivarci per raccogliere qualche finanziamento, lo faremo con mezzi più consoni e meno discutibili.

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Foto da L’Aquila e da Colle di Roio

28 aprile 2009 at 11:44 (terremoto) (, )

Veduta de L’Aquila, San Berardino

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Veduta de L’Aquila, Duomo

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Una chiesa a L’Aquila

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L’Aquila, casello ferroviario

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Colle di Roio, in queste immagini si vede meglio rispetto alla foto pubblicata qualche giorno fa.

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La signora Paola, che ci ha chiesto di andare su Internet. La accontentiamo 🙂

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Questa è la “sala da pranzo” del campo allestito ad Arischia (autogestito).

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Veduta sui tetti di Arischia: al centro della foto si può notare il tetto di una casa che si è sollevato in più punti. La casa sia stata stretta da un’ enorme mano… e ad Arischia ci sono tantissime case in queste condizioni.

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Le foto di ieri e alcune precisazioni

28 aprile 2009 at 09:44 (terremoto) (, )

Le foto postate ieri sono state scattate alla periferia dell’Aquila, laddove il 54% delle case dovrebbe essere agibile. In realtà, da quel che vediamo noi, ci sono almeno l’80% di case con seri danni strutturali, danni facilissimi da riconoscere, ad esempio case con crepe nelle travi portanti e altre con le solette dei pavimenti rialzate.

Inoltre, il fratello una delle ragazze che ci ospita conosce personalmente l’ormai famoso Giuliani. Ieri questo ragazzo stava lavorando e lo ha sentito al telefono dopo l’allerta della Protezione Civile*. Gli ha detto, “sono al lavoro, sto riparando il tetto.” La risposta è stata, “meglio se scendi e torni al campo.” Entro stasera speriamo di sapere dalla viva voce di Giuliani se ha effettivamente sporto denuncia per l’allarme di ieri.

Le scosse continuano comunque: stamattina alle 6.30 c’è stata una scossa che ci ha svegliati, ed un’altra ancora verso le 7.20, anche questa ben percepibile.

*abbiamo avuto notizia che la Protezione Civile è passata presso alcune fabbriche per farle evacuare, cosa che ci è stata riferita da diverse fonti, anche coinvolte direttamente dall’evacuazione

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Nuove foto ed una smentita

27 aprile 2009 at 20:30 (terremoto) (, )

La notizia della scossa imminente si è rivelata falsa. Pare persino che lo stesso Giuliani, che sembrava essere la fonte dell’allarme, sia estraneo ai fatti e abbia pertanto sporto querela.

Venendo a noi, Monique mi ha appena inviato delle nuove fotografie. Purtroppo la batteria del suo BlackBerry è morta prima che potessi chiederle dove erano state scattate, ma presumo che sia rimasta nella zona in cui si trovava.

Eccole qui: questo è un condominio costruito dopo gli anni ’70, con evidenti danni.

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Questa è, anzi era, una chiesetta, suppongo.

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Testimonianze dai volontari

27 aprile 2009 at 18:04 (terremoto) (, )

Ecco le testimonianze di Elle e di Marinella, dal campo di Spogna. Leggetele 🙂

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